Pubblicato il 29/08/20

SÌ, VIAGGIARE Facciamo un esperimento: se vi dico di pensare a una moto costruita negli Stati Uniti, con un bicilindrico a V di dimensioni spropositate e un peso sopra i 350 kg, so già che penserete a una delle creazioni della Casa di Milwaukee. La moto di cui vi racconterò oggi ha tutte le caratteristiche precedentemente elencate, tranne una: è costruita in Iowa, più precisamente a Spirit Lake, dove ha sede la Indian Motorcycles. Sto parlando della Challenger Limited, l’ultima arrivata nella gamma della Casa motociclistica più antica d’America.

Mi hanno consegnato le chiavi di questa bagger made in USA e, vista la mia esperienza con le moto americane, ho avuto il piacere di portarla ovunque: dal traffico di Milano alle tortuose strade del lungolago lariano, con qualche sgroppata in autostrada. Proprio nel suo “habitat innaturale”, la maxi Indian mi ha davvero sorpreso. Ma andiamo con ordine.

ESTETICA

Indian Challenger Limited

È innegabile: per i profani delle due ruote è molto facile confondere a prima vista una Indian Challenger Limited con la “cugina di Milwaukee”. Ma per gli occhi più esperti, è molto facile trovare molti tratti distintivi. Innanzitutto il grande muso anteriore ospita una fanaleria full led dal disegno inconfondibile, mentre sul parafango anteriore c’è la “testa d’indiano” (logo storico della Casa) cromata e in bella mostra. Se questo non vi basta a riconoscere una Indian, vi basterà leggere il nome in caratteri cubitali sul serbatoio da 22,7 litri oppure sulla cromatura dei carter motore. La parte posteriore invece, con il parafango tondeggiante, gli scarichi cromati, le borse lunghe e strette, è più classica e tradizionale. Ciononostante, ben si sposa con il resto della moto che, nella finitura blu scura, risulta molto elegante e sobria.

Se a vederla a prima vista può catturare, da vicino sarà la qualità dei dettagli a conquistarvi. Ogni piccolo dettaglio, anche se in plastica, è di eccellente fattura. Non c’è nessun particolare che mi fa pensare al risparmio. Dai tasti sui blocchetti, agli specchietti, fino agli sportellini dei vani portaoggetti nello scudo anteriore, mi comunicano una sensazione di robustezza e alta qualità. A impreziosire il tutto c’è un ampio display touchscreen da 7” (ora arricchito da Apple Car Play) dal quale gestire tutte le informazioni e le funzioni della moto: navigatore, radio, mappature, e tutto quello che vi aspettereste da un infotainment… di un’auto!

CICLISTICA, MOTORE ED ELETTRONICA

Indian Challenger Limited

La Indian Challenger Limited si presenta con un telaio pressofuso in alluminio che ospita un gigantesco bicilindrico a V di 60° (1.769 cc) raffreddato a liquido, capace di 122 CV e ben 178 Nm di coppia. Il peso totale, in ordine di marcia, è di 381 kg, ben sostenuti da sospensioni Fox: all’anteriore trova spazio una forcella a steli rovesciati da 43 mm di diametro, al posteriore un monoammortizzatore regolabile nel precarico. Gli pneumatici Metzeler Cruisetec misurano 130/60 “19 all’anteriore e 180/60 “16 al posteriore, mentre la mole taurina della moto è tenuta a bada da una coppia di dischi da 320 mm abbinati a pinze Brembo ad attacco radiale.

Anche il pacchetto elettronico è di prim’ordine. Il comando del gas è un ride-by-wire con tre mappature motore: Standard, Sport e Rain. Inoltre è presente una piattaforma inerziale Bosch a 6 assi che è il fulcro del sistema Smart Lean Technology: cornering ABS e traction control funzionano in base all’angolo di piega.

COME VA

Tra una tranquilla gita al lago e un frenetico passo di montagna, tendo sempre a scegliere la seconda opzione. E non appena salgo in sella alla Indian Challenger penso subito “ok, voglio provarla tra le curve”. Questo perché non appena mi siedo sulla comodissima sella, ben imbottita e vicina al terreno (67 cm), mi appresto ad impugnare un manubrio molto largo che mi offre un’incredibile sensazione di controllo. Questa sensazione mi viene confermata dopo i primissimi metri, nonostante poco prima il fragoroso risveglio del bicilindrico PowerPlus mi ha leggermente messo timore. Devo fare i conti con una frizione un po’ dura e difficile da gestire al meglio, ma non impossibile da comprendere dopo un po’ di dimestichezza. Non appena supero i 10 km/h, la moto diventa magicamente leggera e facile da governare. Come con altre moto di questa stazza, devo ricalibrare la mia guida: non posso pensare di essere sulla mia Street Triple RS, ma devo essere sempre sicuro che ogni manovra che faccio sia quella giusta. Altrimenti, rischio di ritrovarmi a fare i conti con gli oltre 3 quintali della moto in fase di manovra o, ancora peggio, se dovesse appoggiarsi al terreno.

Indian Challenger Limited

CITTÀ Ma non mi faccio problemi: la Indian Challenger Limited è molto comunicativa, sincera e le porgo sempre il dovuto rispetto quando si viaggia alle medio-basse velocità, tipiche della guida urbana. Lei mi contraccambia con una guida davvero facile. Che non si direbbe da una moto di questa stazza. In particolar modo, è nella giungla urbana che riscontro alcuni pregi di questa maxi cruiser statunitense. Quando metto la folle, il cilindro posteriore si disattiva per ottimizzare consumi, emissioni, ma soprattutto ridurre il calore trasmesso al pilota. Inoltre l’ampio manubrio mi permette di sgusciare nel traffico laddove riesco a infilare questa Indian larga (quasi) un metro. In modalità Eco, la risposta del gas è davvero dolce e l’erogazione del motore è molto blanda: il bicilindrico borbotta con tranquillità, mentre aziono una frizione “mascolina” che è abbinata a un cambio che, invece, è piuttosto morbido negli innesti. Magari non abbastanza da poter cambiare fluidamente senza frizione, ma rispetto alla rivale di Milwaukee è sicuramente un punto di forza non indifferente. La frenata è tutto sommato potente e ben modulabile, anche al posteriore dove posso fare affidamento a un enorme disco da 298 mm. Le sospensioni, invece, sono morbide: ottime per filtrare a pieno il pavè e le sconnessioni dell’asfalto. Tuttavia, c’è un problema: il caldo emesso dal motore, soprattutto in estate, è fastidioso. Ma da un motore da quasi 1.800 cc non ci si può attendere diversamente.

Indian Challenger Limited

AUTOSTRADA Prima di imboccare l’autostrada, metto in carica il mio telefono nel vano di destra (dove c’è una presa USB), connetto il bluetooth e schiaccio play su una playlist anni ’70 su Spotify. Tra Eagles, AC/DC e Toto, alzo il volume e il ritmo della musica va a pari passo col bicilindrico a V che, in mappa Standard, inizia a tirare fuori il suo carattere e il suo rombo. Sotto ai 2.000 giri/min è reattivo, e prende coppia senza strappare: ha una fluidità e una linearità che fanno pensare a un motore con almeno un cilindro in più. Ma la coppia è talmente tanta che essere in terza o in sesta marcia è quasi la stessa cosa: tu apri, e lei c’è. E con un semplice tasto sul blocchetto di sinistra, alzo il parabrezza all’altezza massima per alzare il flusso dell’aria. A 120 km/h metto il cruise control: con il sole alto nel cielo e “Spirits in the sky” che risuona dallo stereo, mi sembra di stare sulla Route 66 più che sulla Strada Statale 36 in direzione Lecco. Il comfort è eccezionale: l’enorme scudo mi protegge a dovere, le vibrazioni sono poche e per nulla fastidiose, la posizione in sella è naturale, le pedane sono ampie e la sella morbida ha anche una piccola porzione di supporto lombare che apprezzo davvero tanto. In questo frangente registro consumi pari a 16 km/l che, con il pieno di serbatoio, si traducono in 363 km di autonomia stimata. Non abbastanza per raggiungere la West Coast, ma sufficienti per le sponde del lago lariano.

Indian Challenger Limited

TRA LE CURVE C’è un modo di dire inglese (like a bull in a china shop) che, tradotto letteralmente in italiano, vuol dire “come un toro in un negozio di porcellane”. L’idea che mi facevo della Challenger, immaginandomela sulle strette strade che costeggiano il Lago di Como era proprio questa: una moto rumorosa, grossa, difficile da gestire, quasi fuori luogo. Ma sono felice di essermi ricreduto. Nonostante la sua stazza, la Indian è composta e agile nei cambi di direzione. Il peso c'è, sia chiaro, ma la ciclistica lo sostiene a dovere. Soltanto quando ci sono dei tornanti, e quindi a basse velocità, la mole torna a farsi sentire. In questo contesto mi è capitato di grattare con le pedane a terra, ma mi è successo pochissime volte quando guidavo a ritmo molto sostenuto su strade tortuose. Infatti alzando il ritmo metto sulla mappa Sport, e il motore si trasforma ancora. Da motore ricco di coppia, diventa un vero e proprio portento. Non ho mai provato nessun altro motore che mi spingesse con cotanta veemenza a ogni apertura del gas. Senza parlare della progressione con cui il motore prende giri fino alla zona rossa, posta a 6.000 giri/min. Alzando il ritmo però, il peso si fa sentire in fase di frenata: l’impianto Brembo non mi ha mai deluso e nemmeno “abbandonato”, ma quando mi faccio prendere troppo dall’entusiasmo sento che forse dovrei rallentare un attimo… o frenare un po’ prima. Nei cambi di direzione il peso si sente, ma nei trasferimenti di carico trovo la moto particolarmente stabile se la guido con piglio non eccessivamente sportivo. Se non state attenti, sarà la Challenger a farvi capire – a modo suo – che è una maxi cruiser da turismo, non una hypernaked. Ma complessivamente, mi piace come la Indian entra in curva e sia complessivamente stabile: due dettagli non da poco visto il tipo di moto!

 

DIFETTI

Indian Challenger Limited

La Indian Challenger Limited mi ha davvero colpito (positivamente) sotto tantissimi aspetti, mentre alcuni non mi hanno convinto del tutto. Per cominciare, il comando del gas mi sembra un po’ troppo “leggero”, lo avrei preferito più in linea con il tipo di moto e di motore. Inoltre il comfort del passeggero non è dei migliori: la sella è morbida e ben imbottita, sia chiaro, ma non ci sono maniglie a cui appendersi e le pedane sono un po' troppo rialzate; sono dettagli che alla lunga possono stancare chi siede dietro. Infine, le borse laterali sono molto lunghe ma altrettanto strette, e quindi la loro capienza è poco sfruttabile. Ma sono davvero puntualizzazioni su una moto che, nel segmento delle turistiche più lussuose, gioca un ruolo da protagonista.


COLORI E PREZZO

La nuova Indian Challenger Limited è disponibile a un prezzo di 31.490 euro, in due versioni. La Dark Horse, nelle colorazioni Thunder Black Smoke, Sandstone Smoke e White Smoke, ha dettagli in nero opaco. La Limited è proposta nelle colorazione Thunder Black Pearl, Deepwater Metallic ( come quella protagonista della nostra prova) e Ruby Metallic.

 

INDIAN CHALLENGER LIMITED: SCHEDA TECNICA

Indian Challenger Limited

  • TELAIO: Alluminio pressofuso
  • SOSPENSIONE ANTERIORE: Forcella FOX a steli rovesciati Ø 43 mm
  • ESCURSIONE ANTERIORE: 103 mm
  • SOSPENSIONE POSTERIORE: Monoammortizzatoreidraulico regolabile nel precarico
  • ESCURSIONE POSTERIORE: 114 mm
  • FRENO ANTERIORE: Doppio disco Ø 320 mm con pinza Brembo ad attacco radiale
  • FRENO POSTERIORE: Disco Ø 298 mm con pinza flottante
  • PNEUMATICI: 130/60 “19 - 180/60 “16
  • MOTORE: Bicilindrico a V di 60°, 4 tempi, 4 valvole per cilindro, raffreddato a liquido
  • POTENZA: 122 CV
  • COPPIA: 178 Nm a 3.800 giri/min
  • ALESAGGIO E CORSA: 108 x 96,5 mm
  • CILINDRATA: 1.769 cc
  • AVVIAMENTO: Elettrico
  • FRIZIONE: multidisco in bagno d’olio, azionamento a cavo
  • TRASMISSIONE: 6 rapporti, cinghia
  • INTERASSE: 1.668 mm
  • LUNGHEZZA: 2.500 mm
  • LARGHEZZA: 990 mm
  • ALTEZZA SELLA: 672 mm
  • CAPACITÀ SERBATOIO CARBURANTE: 22,7 litri
  • PESO A SECCO: 381 kg o.d.m.

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