Autore:
Giorgio Sala
Pubblicato il 03/04/2020 ore 18:00

TOP OF THE POPS Dopo che vi siete intrattenuti nella lettura delle moto migliori e peggiori guidate dai miei stimati colleghi, vi presento un nuovo capitolo di Riddenbox. Stavolta tocca a me raccontarvi e presentarvi la classifica delle moto che più mi hanno lasciato il segno, nella mente ma anche su alcune (poche, per ora) parti del corpo. Dal mio primo “colpo di fulmine” alla peggiore mai guidata, dall’estasi totale fino alle esperienze più sfiancanti, ecco a voi la Top 10 delle moto guidate in questo mio primo quarto di secolo di vita.

DOVE TUTTO EBBE INIZIO - KTM 125 DUKE (2011)

La mia prima KTM 125 Duke. Sì, forse ero proprio un tamarro...

Sin da piccolo ne ero affascinato, ma l’amore folle per le moto sbocciò a 9 anni, quando mio zio mi scorrazzava con la sua KTM 640 SM Prestige. Compiuti i 14 anni, i miei mi dissero “se prendi il 50ino, il 125 te lo sogni!” e così aspettai altri due anni, in favore di una cilindrata più grande. Finalmente, a 16 anni, arrivò la mia prima moto: l'attesa mi aveva ripagato con la KTM Duke 125. Era il 2011, ed era l’unico modello della sua categoria a sembrare una vera e propria moto “da grandi”: forcella a steli rovesciati dal diametro generoso, ottimi freni ad attacco radiale, display LCD e look “spigoloso” come le più grandi KTM. Senza considerare che io amavo – e amo tuttora – alla follia le naked: infatti avevo un poster dell’Aprilia Tuono 1000R Factory del 2005 appeso in camera. Con la ''Dukina'' mi divertivo tantissimo, la ciclistica era davvero buona… ma non la potenza, infatti tutti i miei amici mi sverniciavano con i loro due tempi elaborati. Per non parlare di quando salivo sui passi di montagna: i 15 CV dichiarati spingevano la Duke a fatica! Ma dopo la salita, mi attendeva la discesa, e lì potevo compensare la mancanza di potenza per ingarellarmi con le moto più potenti. Senza troppo successo, ovviamente… ma mi divertivo da matti! La Duke 125 mi piacque talmente tanto che la ricomprai l’anno dopo. Il motivo? Me l’avevano rubata sotto casa di un amico, e io senza moto non riuscivo a starci. Lo ammetto: a 16 anni ero un po’ un tamarro, forse lo potete intuire dalla foto qui sopra della mia “Duke 2.0”…  

PALESTRA DI VITA - YAMAHA YBR 125 (1997)

Aveva molti difetti, ma dalla Yamaha YBR 125 ho imparato molto. Per esempio, a sopravvivere...

Ma prima di guidare la mia tanto amata Duke 125, dovevo fare la patente A1. La moto con cui ho fatto le guide di pratica – e anche l’esame – è stata la Yamaha YBR 125 della scuola guida. Di fatto, è stata lei la mia prima esperienza con le marce e la frizione. Era una naked, sì, ma era davvero difficile definirla “bella” esteticamente. E quello era anche il meno: i freni sembravano messi lì per bellezza, l’on-off del gas era terribile e quando acceleravo vibrava talmente tanto che a 20 km/h sembrava pronta a esplodere. Come se tutto questo non bastasse, la frizione era tuttaltro che modulabile, e per evitare di spegnerla durante l’esame, il minimo del motore era stato innalzato di 2.000 giri/min. Il trucco funzionò, ma da ferma faceva lo stesso rumore dei generatori di corrente dei paninari fuori dalla Triennale di Milano. Più che la moto della scuola guida, sembrava il mezzo ideale per la scuola di sopravvivenza. Ma la porto nel cuore perchè è stata un’ottima palestra di vita.

UN CILINDRO, MILLE AVVENTURE - KTM 690 DUKE R (2014)

Con la mia KTM 690 Duke R andavo ovunque, anche sulla neve. Mi ha accompagnato - tra gioie e dolori - per 41.000 km

A 18 anni potevo scegliere tra la macchina o la moto nuova. In realtà i miei genitori nemmeno mi hanno chiesto cosa volessi scegliere: già sapevano che il 125 iniziava a starmi stretto. Se l'ostacolo ''genitori'' l'avevo superato, dovevo ancora fare i conti con la legge: niente arresti (sebbene ci sia andato vicino con la ''Dukina'' in Svizzera, NDA) ma si trattava della patente A2 e il “purgatorio dei 48 CV”. Avevo subito le idee chiare su quale moto puntare: visto che la posizione di guida della Duke 125 mi piaceva moltissimo, sono andato diretto sulla “sorella maggiore” Duke 690. Andai dal concessionario, e ci volle poco affinché la mia attenzione ricadesse sulla R, più costosa ma decisamente più equipaggiata della versione standard. Con un po’ sconto, il gioco era fatto: la mia moto arancione era diventata “magicamente'' bianca. Comprai la Duke 690 R ''a scatola chiusa'', e si rivelò molto meglio di quanto immaginassi: agile come un 125 ma con una coppia che solo motore monocilindrico più grande del mercato sapeva regalare. Non solo era un missile sui passi di montagna, ma in città davo la paga agli scooteristi più incalliti, grazie a un incredibile raggio di sterzo e un'agilità da riferimento. Tra il 2014 e il 2017 mi ha accompagnato per 41.000 km tra – numerosi – guasti meccanici, impennate malriuscite e un “depotenziamento a libretto” decisamente al limite dell’illegalità. Con il 690 feci la mia prima caduta in moto, una classica scivolata sul ghiaino. Indossavo la parte bassa della tuta: “per fortuna!” direte voi, “ahi che male” è stata la mia reazione visto che i pantaloni della tuta in questione erano dell’Adidas. Fortunatamente le protezioni della giacca, il casco e i guanti mi hanno protetto a dovere: nulla di rotto, solo una grossa cicatrice sul ginocchio sinistro. E tantissimi ricordi indelebili con il mio “seienovanta”.

GIOIA QUOTIDIANA - TRIUMPH STREET TRIPLE 765 RS (2018)

Lei è la mia amatissima Triumph Street Triple 765 RS del 2018

Dopo quattro anni di gioie e dolori con la Duke, ero pronto a dire addio alla mia amata KTM. Fatta la patente A, anche il 690 iniziava a starmi stretto, ed ero alla ricerca di qualche cilindrò in più e una posizione di guida più sportiva. Quando venne presentata la Triumph Street Triple 765 RS fu amore a prima vista. Presentata nel 2017, l'ho acquistata a inizio 2018 ed è diventata così la mia nuova – e attuale – compagna di avventure. Ero talmente euforico della mia bellissima Street RS che il rodaggio l’ho completato in pieno inverno, con 0°C e le Pirelli Supercorsa SP di primo equipaggiamento. Per me, è l’incarnazione della moto perfetta: naked, media cilindrata, motore tre cilindri da cui deriva quello delle Moto2, elettronica ben tarata ma soprattutto un look british che unisce eleganza e sportività. La Street RS, nonostante il setting rigido della forcella Showa, è la daily commuter con cui mi reco in redazione, ma anche la mia fedele compagna di viaggio per le vacanze al mare, oppure l'arma affilata con cui divertirmi in pista o sui passi di montagna. Il tiro ai medi del tre cilindri è qualcosa che mi crea dipendenza, il tutto accompagnato da un ottimo sound anche con lo scarico originale. Una moto estremamente comunicativa, non troppo scomoda e con una qualità costruttiva di riferimento. Adesso giace in garage, sui cavalletti, in attesa di tempi migliori in cui poter riassaporare l'aria aperta.  

NESSUNA MEGLIO DI LEI - APRILIA TUONO V4 1100 FACTORY (2018)

La prima volta in pista, la prima volta con l'Aprilia Tuono V4 1100 Factory, e Lorenzo Savadori (sulla destra) pronto a sorpassa

In inglese si dice “non incontrare mai i propri eroi, perché potrebbero deluderti”. E il mio “eroe” a due ruote - come sapete già - era l’Aprilia Tuono 1000 R Factory del 2005. Il tempo passa inesorabile, e più crescevo io più cresceva la cilindrata - e il numero di cilindri - della maxi naked di Noale. Dopo quasi 15 anni d'attesa, io e la maxi naked di Aprilia ci siamo incontrati: finalmente potevo mettere mano sulla Tuono V4 1100 Factory. Il caso ha voluto che la mia prima volta con la Tuono coincidesse con il ''battesimo della pista'', senza considerare che per qualche giro il mio “istruttore” è stato Lorenzo Savadori, Campione del mondo STK 1000 nel 2015 con la RSV4. Dire che ero emozionato è un eufemismo. Se prima di accenderla ero intimorito dai 175 CV, dopo qualche giro non avevo dubbi: la Tuono è la moto migliore che abbia mai provato. L’elettronica gestisce magistralmente la potenza del V4, mentre tra le curve è precisa come un bisturi grazie alle sospensioni semiattive, ed è talmente agile che non sfigurerebbe nemmeno se confrontata con la mia Street RS. La Tuono V4 regala tanta fiducia anche per chi è un neofita, ma ovviamente bisogna portarle rispetto. Mai ho provato una frenata così forte su una moto di serie, senza parlare del cambio elettronico bidirezionale che sembra prelevato dalla RS-GP di Iannone. Il tutto, contornato dalla melodia incantevole del quattro cilindri Made in Aprilia. Ogni volta che rientravo ai box dicevo “ma sì dai, faccio un altro turno e poi smetto: dovrebbero mettere sul serbatoio gli stessi disclaimer che il Monopolio di Stato usa per i pacchetti di sigarette. Personalmente, la considero come il “punto d’arrivo delle moto stradali” in termini di sportività.

AMERICAN GANGSTER - HARLEY-DAVIDSON STREET GLIDE CVO (2019)

L'Harley-Davidson Street Glide CVO, la moto più rumorosa che mai abbia guidato

Quando penso alla moto più rumorosa che abbia mai guidato, ce n’è una in particolare che mi viene in mente. La più caotica e rumorosa è indubbiamente l’Harley-Davidson Street Glide CVO, con il suo poderoso Milwaukee Eight 117 da oltre 160 Nm di coppia. Il profondo gorgoglio del V-Twin amplificato dal filtro Screamin’ Eagle è magia pura, sembra di essere dentro al motore tanto è coinvolgente. Ma se questo non bastasse, ecco che su questa Harley da oltre 40.000 euro spunta un impianto da 900 Watt e sei altoparlanti. Fidatevi, non c’è scarico aperto su qualunque superportiva in grado di poter battere la potenza di quello stereo a tutto volume! Può essere che qualche abitante della città di Faro, in Portogallo, si ricordi ancora la mia playlist di Spotify...

L'ABITO NON FA IL MONACO - BMW R 1250 RT (2019)

BMW R 1250 RT: sotto la veste da

Già mi immagino le vostre faccie stranite, mentre nella vostra testa vi chiedete “come fa una moto da commendatore ad essere la più divertente?” oppure “quanto ti paga BMW?”. In effetti, erano le stesse domande che ponevo a chi mi decantava le eroiche gesta compiute con la R 1250 RT. Il mio approccio alla RT è stata una vera e propria climax: appena seduto in sella pensavo a quanto fosse comoda, ad ogni apertura del gas rimanevo sbalordito dalla potenza e dalla coppia del motore boxer a fasatura variabile, e quando entravo in curva il peso sembra svanito nel nulla. Bisogna prenderci un po’ la mano, ma la RT mi ha permesso di fare cose che voi umani non potete immaginare: robe da far impallidire Roy Batty di Blade Runner. Da una moto grande come un’auto, e comoda come un’auto (ha addirittura la radio!) non mi sarei aspettato tanto divertimento e piacere di guida. Il proverbio dice “l’abito non fa il monaco”, ma a Monaco - di Baviera - pare che l'abbiano preso davvero alla lettera. La RT 1250 è una moto completa: si può la spesa all’Esselunga, grattare le pedane sui passi di montagna oppure fare quasi 2.200 km in due giorni. E non lo dico “tanto per dire”, sono tutte cose che ho fatto realmente! 

MA DAVVERO? - HARLEY-DAVIDSON LIVEWIRE (2020)

Guidare la Harley-Davidson LiveWire è un'esperienza che consiglio di fare a qualsiasi motociclista

Personalmente, ho sempre trovato le moto elettriche troppo anonime e con lo stesso appeal di un “power bank” su due ruote; ma con la LiveWire mi sono dovuto ricredere. La linea è azzeccata, mi piacciono molto i tratti stilistici di Harley-Davidson su un mezzo proiettato verso il futuro. Niente marce e frizione, solo un – potentissimo – freno anteriore e la - poco modulabile - leva del freno posteriore. A sorprendermi è stata la coppia quasi istantanea del motore elettrico che mi ha catapultato da 0 a ''purtroppo devo ritirarle la patente'' km/h in pochi secondi, mentre il fruscio dell’aria si faceva sempre più intenso. Tra le curve il peso (249 kg) è ben distribuito e questo la rende una moto davvero piacevole da guidare. E il rumore del motore a zero emissioni è più coinvolgente di quanto sembra, mentre quando ci si ferma la moto “pulsa” tra le gambe: questa LiveWire ha personalità da vendere! A fare quasi impressione è il fatto di affrontare i tornanti in pieno silenzio, pronto ad essere rotto dal sibilio del motore Revelation, una pietra miliare della Casa di Milwaukee. Se anche le prossime moto elettriche saranno così divertenti, il futuro delle due ruote ''a batteria'' non sembra poi così male...

UN FUTURO TASSELLATO - KTM 790 ADVENTURE R (2020)

La KTM 790 Adventure R potrebbe essere la tuttofare perfetta da affiancare alla Triumph

L’unica moto che potrebbe sostituire la mia Street Triple RS è la Tuono V4, ma visto che la Triumph rimarrà a lungo con me – e attualmente nel mio box – l’Aprilia dovrà attendere ancora un po'. Tra le moto che ho provato negli ultimi anni, quella che più di ogni altra mi ha portato a pensare “e se la prossima fosse lei?” è la KTM 790 Adventure R. Mi è piaciuta davvero tanto su strada: il bicilindrico da 95 CV è molto equilibrato, le sospensioni WP regolabili sono decisamente migliori della versione “base”, l'elettronica di KTM è completa e raffinata e, soprattutto, si classifica come una moto tuttofare perfetta da affiancare alla Street. Già mi vedo in sella alla 790 R che mi accompagna in qualche viaggio fuori porta e, volendo, in qualche avventura in off-road. Non sono un endurista provetto, sia chiaro, ma la possibilità di andare a fare qualche gita in fuoristrada mi stuzzica da diverso tempo. E da amante della tecnologia, il display TFT con la connessione bluetooth completa un pacchetto ricchissimo: la 790 Adventure R ha tutte le carte in regola per diventare la mia prossima moto. 

I SOGNI SON DESIDERI - HONDA RC213V-S (2016)

Il mio sogno a due ruote si chiama Honda RC213V-S. La conoscete?

Enzo Ferrari diceva: ''Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un'automobile: sicuramente la disegnerà rossa''. Ecco, se il Drake avesse avuto il piacere di conoscermi, avrebbe sicuramente detto: ''Date a Giorgio Sala un box, un assegno in bianco e chiedetegli di comprare una motocicletta: sicuramente sceglierà la Honda RC213V-S''. Il folle tentativo di Honda – perfettamente riuscito – di creare la supersportiva stradale definitiva, è entrata nel cuore di tantissimi appassionati, me compreso. L'idea di poter guidare su strada un vera MotoGP con targa, luci e frecce rende la RC213V-S la mia moto dei sogni. Guidarla sarebbe un’esperienza seconda solo a guidare la vera RC213V di Marc Marquez. In totale ne sono state costruite 250, e il prezzo era di 196.000 euro: mi ricordo che quando la vidi ad Eicma 2014 non potevo davvero credere ai miei occhi, ero talmente affascinato che non riuscivo a capire se fosse reale o una visione celestiale. Penso che vederne una circolare su strada è forse meno probabile che trovarsi a cavallo di un drago dorato a due teste. E ad alimentare la fama di questa supersportiva ci sono anche dei curiosi aneddoti: pare che le RC213V-S utilizzate per la presentazione stampa nel 2015 a Valencia siano state tutte rottamate da Honda. Però che taccagni, potevano anche lasciarmene una…


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