La prima moto:

Marta's story - I parte


Avatar Redazionale , il 31/03/10

11 anni fa - Un'ormai ex-neofita ci racconta in prima persona (e in due puntate) le tappe della sua storia d'amore con una Suzuki Gladius. Una prova sui generis, autobiografica, in cui lo sbocciare della passione per le due ruote, la scelta della moto e i primi giri f

Un'ormai ex-neofita ci racconta in prima persona (e in due puntate) le tappe della sua storia d'amore con una Suzuki Gladius. Una prova sui generis, autobiografica, in cui lo sbocciare della passione per le due ruote, la scelta della moto e i primi giri fanno da antipasto a una crescita rapida, con alcune parentesi tra i cordoli e con un finale che regalerà una sorpresa high-tech...


UN TABOO
Da bambina mio padre mi vietava persino di andare in bicicletta, perché diceva che le due ruote erano pericolose e, che io mi ricordi, non avevo una vera e propria passione per le moto. In famiglia l'interesse per il motociclismo era più o meno lo stesso che c'era per la fisica dei quanti: zero assoluto. Neppure il fatto di abitare vicino alla Numero Uno, con gli Harleisti a sgasare sotto il balcone, mi aveva mai stimolato. Certo, mi sarebbe piaciuto avere il motorino, come accade alla maggioranza dei ragazzini, ma non mi è mai pesato molto il fatto di non averlo.

FALSA PARTENZA Una prima scintilla per il motociclismo è scattata quando, per caso, mi è capitato di seguire una gara della 250 in cui c'era Biaggi. L'uomo della svolta è stato però Valentino Rossi: con lui non ho più smesso di seguire le gare in tv! Sull'onda di questa nuova passione, qualche anno fa avevo pensato di fare la patente A con un amico, ma ho tentennato troppo: non avevo mai guidato nemmeno un motorino e non avevo nessuno che potesse insegnarmi e farmi provare. Alla fine quel mio amico ha così preso la patente per conto suo e io sono rimasta con un palmo di naso. Ripensandoci oggi, forse non ero ancora così convinta.

 


LA FOLGORAZIONE L'idea delle due ruote è rimasta nel cassetto fino a maggio del 2008. Venivo da un anno in America e ho deciso di andare a vedere una gara di MotoGP: ho preso la mia tenda e mi sono messa in macchina da sola, in direzione del Mugello! E' stata un'esperienza indimenticabile: motociclisti ovunque, gente simpatica e baldoria tutta la notte. Per non dire della gara: un'emozione pazzesca! Lì ho realizzato che volevo davvero una moto e che volevo tornare un giorno a vedere una gara alla guida della mia moto!

NON ERO ALL'ALTEZZA Al Mugello ho conosciuto Anna, una ragazza di Milano, sfegatata quanto me. Anna ed io abbiamo deciso d'informarci per prendere insieme la patente l'anno successivo: dopo una serie di giri fra varie autoscuole, abbiamo scelto quella che aveva la moto con la sella più "rasoterra". In una scuola guida volevano farci guidare addirittura una BMW GS: peccato però che io faccia fatica ad arrivare al metro e sessanta! Anche con una moto bassa e facile come una custom 250, comunque, l'impatto è stato duro. Dapprima qualche guida per prendere la mano e quindi in strada, anche con una Kawasaki ER-5. Dopo la prima volta, dalle parti di San Siro, sono tornata a casa esaltata, con la convinzione che con la moto fosse vero amore!

L'ABITO FA IL MOTOCICLISTA Prima ancora della moto, ho deciso di cominciare a comprare l'abbigliamento giusto. Ricordo la scelta del casco come la più sofferta: tutti quelli che provavo mi davano un gran fastidio. Ne avrò infilati mille, finché non ho indossato un Arai Viper GT: mi calzava preciso come la scarpetta di Cenerentola, e non l'ho più tolto. A quel punto, è stata la volta di una giacca Alpinestars Stella GP Plus, in pelle nera e con le sue protezioni, oltre che dei guanti, della Spidi così come il paraschiena.

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UNA GLADIUS NEL CUORE Così, mentre facevo da una parte progressi e dall'altra shopping, ho cominciato a pensare seriamente a che moto prendere. Il grande dilemma era tra una usata, giusto per farci le ossa un annetto e poi fare un salto di qualità, oppure una nuova. Tempo addietro, sfogliando una rivista, avevo visto una moto che avevo trovato da subito bellissima: era la Suzuki Gladius e su di lei avevo iniziato a fantasticare un po'. Un giorno, poi, a passeggio per Milano, c'è stato l'incontro galeotto: me la sono ritrovata davanti, baciata da sole, bianca e fucsia, come l'avevo vista in foto! Un colpo di fulmine!

PRIMA INTER PARES Di alternative ne ho valutate, eccome. Riviste alla mano, avevo ristretto le papabili a Ducati Monster, Kawasaki ER-6n, Yamaha XJ6 e, appunto, Suzuki Gladius. Sotto sotto, il cuore aveva però già scelto la Gladius, nonostante fosse quella su facevo più fatica a toccare. Anche se di poco, è più in carne e sui fianchi si allarga di più rispetto alle altre. Io così perdo quei pochi centimetri utili a toccare bene terra. All'asfalto arrivo proprio in puntissima di piedi, neanche fossi una ballerina di danza classica. Tra l'altro la sella è già sottile e anche facendo scavare l'imbottitura il guadagno è minimo.

 


CONTROCORRENTE I miei amici mi dicevano che ero matta a prendere come prima moto una moto nuova, che mi sarebbe caduta e che si sarebbe rovinata, ma io sono così, istintiva. Volevo la moto che mi piaceva, non un compromesso: una mattina mi sono svegliata e sono uscita a comprarla! E poi c'era a darmi conforto il giudizio positivi de ragazzi di Motorbox, chiesto tra un caffè e l'altro al Bar Brillante di via Niccolini: una moto facile per imparare ma con cui ci si può divertire anche una volta imparato ad andare in moto bene. Sul colore, invece, non ho invece avuto alcun dubbio. Per la Suzuki è "bianco perlato e rosso ciliegia"; per Paolo di Motorbox il colore era "variegato all'amarena". A me suonava bene e così ho battezzato la mia Suzuki Gladius: per gli amici è Amarena!

I PRIMI PASSI La moto mi è stata consegnata una settimana prima dell'esame della patente. Portarla a casa è stata un'avventura: esperienza poca ed equilibrio anche meno, in bilico sulle punte. Per fortuna i meccanici di Valter Moto, dove ho comprato la moto, sono stati gentilissimi e hanno cercato di mettermi in condizioni di guidare al meglio, sfilando un po' gli steli della forcella e regolandomi su misura l'ammortizzatore. Per una settimana ho girato in città a due all'ora, con il foglio rosa e la faccia bianca per il timore di una caduta, nonostante un' amica mi facesse strada con la Vespa, come si fa con i trasporti eccezionali.

 


DATEMI UNA LEVA L'esame l'ho fatto il 14 maggio 2009. Promossa, nonostante abbia vissuto come un incubo la prova dell'otto, superata invece alla grande! La mia difficoltà maggiore è stata (e talvolta lo è tuttora) il peso della moto, che fatico un po' a gestire a causa della mia altezza (dovrei chiamarla bassezza, se non avesse un altro significato…). I primi tempi ho smesso di contare le volte che cadevo da ferma giù di lì. Frenavo, la moto s'inclinava un po', mettevo giù una punta del piede ma… patatrac!, finiva per terra!! Per fortuna né a me né alla moto è mai capitato qualcosa di grave e io sono sempre ripartita senza pensarci due volte! Ho solo speso un capitale in leve!

GIROTONDO Il mio battesimo della piega è stato una settimana dopo la patente. Un po' di amici motociclisti mi hanno portato sul passo del Penice. Tutto è andato alla grande! La Suzuki Gladius è molto maneggevole, leggerissima nei cambi di direzione e affrontare il misto è stato meno problematico delle aspettative. Solo sui tornanti mi sono trovata impacciata all'inizio ma dovevo solo fare pratica. Sono migliorata in fretta e per la prima volta mi sono cimentata anche in autostrada. Presto i giri nei weekend sono diventati una simpatica abitudine.

Fine prima parte


Pubblicato da Marta Mantovani, 31/03/2010
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