Stipendi e nuovo salary cap: i casi di Hamilton, Perez e Norris
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Piloti un po' più "poveri": il salary cap e gli effetti sugli stipendi


Avatar di Luca Manacorda , il 08/04/21

7 mesi fa - Il tetto agli ingaggi cambierà molte cose per piloti e team

Il tetto agli ingaggi che verrà introdotto a breve cambierà gli scenrari per piloti e team, con importanti differenze

TETTO AI GUADAGNI L'epoca d'oro per le superstar della F1 sta per terminare. Dopo aver posto un limite alle spese delle scuderie con l'introduzione a partire da quest'anno di un budget cap fissato a 145 milioni di dollari, FIA e Liberty Media stanno per proporre una misura analoga per quanto riguarda gli stipendi dei piloti. Secondo le ultime indiscrezioni, dal 2022 ogni squadra potrà versare al massimo 30 milioni di dollari per pagare i titolari e le riserve. Così come per il budget cap, anche il salary cap fissa un limite comunque molto alto per la maggior parte dei partecipanti e i suoi effetti si faranno sentire soprattutto per i piloti di vertice, ma in tempi di pandemia e di crisi del mercato dell'auto questa novità difficilmente verrà respinta.

I CASI DI HAMILTON E VERSTAPPEN Come detto, alle cifre attuali il problema si pone soprattutto per le grandi stelle. Dopo la separazione tra la Ferrari e Sebastian Vettel, sono rimasti due piloti ad avere stipendi che da soli farebbero sforare il salary cap: Lewis Hamilton, che quest'anno porterà a casa 40 milioni, e Max Verstappen, salito a quota 30 milioni. Come ipotizzato da Luigi Perna su La Gazzetta dello Sport, alla base del rinnovo annuale firmato dal britannico con la Mercedes a gennaio ci sarebbe stata proprio la necessità di comprendere le regole stabilite dall'introduzione del tetto agli ingaggi. Sicuramente questa novità deve affrontare diversi punti interrogativi: varrà anche per i contratti già firmati? Verrà compresa anche la parte variabile legata ai risultati conseguiti?

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LA PARTE VARIABILE Quest'ultimo quesito è interessante, ma rispetto al passato potrebbe avere un peso minore. Come in parecchie altre discipline, parte dei guadagni dei piloti è legata ai risultati conseguiti. Banalmente, un premio classico è legato ai punti conquistati in stagione. Anche in questo caso, però, i tempi d'oro sono già alle spalle: famoso è il caso di Kimi Raikkonen, che quando era alla Lotus prendeva 50 mila euro per ogni punto ottenuto. Il finlandese nel biennio 2012-2013 ottenne grandi risultati, mandando paradossalmente in rovina la sua squadra. Non a caso il rapporto tra le parti si chiuse in anticipo, con il campione del mondo 2007 sostituito da Heikki Kovalainen per le ultime gare della stagione 2013. Attualmente, i piloti che prendono dei bonus simili incassano invece 10 mila euro per punto.

IL PESO DEGLI SPONSOR In questo scenario, potrebbe cambiare molto il ruolo degli sponsor personali. I piloti che vedono buona parte del proprio stipendio garantito da marchi che ne sostengono la carriera peserebbero di meno sul salary cap della scuderia, permettendo ampi margini di manovra in caso di ingaggio di un top driver. Un esempio pratico guardando a questa stagione viene dalla Red Bull: come detto, il team austriaco versa una grande cifra a Verstappen, ma risparmia molto con Sergio Perez. Il messicano riceve circa 2 milioni di euro, ma è ben foraggiato dagli sponsor personali che arrivano a versargli 6 milioni di euro. In pratica, la Red Bull beneficia di un 2x1 che le garantisce una delle coppie piloti più competitive del Circus. Ancora più estremo il caso di Lance Stroll, ingaggiato dal team di proprietà del padre: potrebbe prendere ufficialmente una miseria e poi vedersi girata la più classica, ma ben sostanziosa, paghetta. Anche questi sono aspetti che il nuovo budget cap dovrà prendere in considerazione.


Pubblicato da Luca Manacorda, 08/04/2021
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