Autore:
Giulio Scrinzi

PROMESSA FRANCESE È uno dei giovani più promettenti del Circus iridato e quest’anno è pronto a dimostrare di che pasta è fatto al volante della futura STR13 della Scuderia Toro Rosso. Stiamo parlando di Pierre Gasly, vincitore della Formula Renault 2.0 Eurocup nel 2013 e delle GP2 Series nel 2016, oltre che Vice-Campione della Formula Renault 3.5 nel 2014. Un palmares di tutto rispetto che gli ha permesso di arrivare nella massima serie automobilistica… senza essere un pilota pagante come tutti gli altri.

I SOLDI NON SONO TUTTO Sì, proprio così: in un ambiente come quello della Formula 1 in cui il budget economico è considerato la condizione necessaria per farsi largo nella scalata al successo, Pierre Gasly rapprensenta l’eccezione alla regola, come lui stesso ha affermato in un’intervista ad Autosport.com. “Alla fine tutti noi sappiamo che la performance in pista non è tutto, ma devi avere anche un forte supporto a livello finanziario. Il bello di questa faccenda? Che io non ho mai avuto un manager e ho dovuto combattere da solo contro tutti gli squali del paddock per riuscire a trovare il posto che mi spetta. Sono fiero di essere riuscito ad arrivare in F1 senza pagare: mi vedo come un esempio nei confronti dei più giovani, che così possono constatare che è ancora possibile farcela senza dover diventare dei piloti paganti”.

SOLIDITÀ MENTALE Ciò che ha fatto la differenza, secondo Gasly, è stato inoltre la sua capacità di focalizzare mentalmente fino alla fine il suo obiettivo. Anche quando sembrava che quella chance tanto sospirata non arrivasse mai. “Se guardate quello che ho fatto, ho vinto la Formula Renault Eurocup 2.0 e ho chiuso secondo nella 3.5. A questo punto alcuni piloti, come Ricciardo, sono andati dritti in F1. Io, invece, ho proseguito in GP2: lì ho vinto nel 2016 ma per me non era ancora finita. Sono stato parcheggiato nella Super Formula giapponese e ho pensato che quello dovesse essere un altro step per centrare il mio obiettivo. Così ho continuato a spingere: alla fine ce l’ho fatta e posso dire che questo percorso mi ha reso molto più forte mentalmente. Secondo me non ci sono brutte esperienze, perché impari sempre qualcosa, sia nel bene che nel male”.


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