Pubblicato il 08/08/20

DIFFERENZA Oggi, sabato 8 agosto 2020, a pochi minuti e 1.500 km di distanza sono andate in scena le qualifiche di MotoGP e Formula 1, con un'analogia non proprio evidente che vi spieghiamo subito e che parte da una differenza speculare: su due ruote mancava l'asso pigliatutto Marc Marquez, fermo al palo dopo l'infortunio all'omero e costretto a saltare qualche gara, mentre su quattro ruote erano presenti entrambe le Mercedes di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas che stanno uccidendo il campionato del mondo di Formula 1. L'analogia è che in entrambi i campionati la lotta per il comando (in assenza del leader) o per il terzo posto (in presenza dei dittatori) è stata entusiasmante.

ANALOGIA Stamattina nelle moto quando tutti giravano nelle stesse condizioni - ovvero nella terza sessione di libere, che in MotoGP conta parecchio visto che definisce chi passa direttamente all'ultimo segmento di qualifica, una sorta di Q2 da Formula 1 anticipata - abbiamo visto 10 piloti raccolti in 257 millesimi! E nelle qualifiche del pomeriggio è venuto fuori il nome a sorpresa di Johann Zarco con la Ducati del team Avintia (praticamente l'equivalente della Williams) davanti a tutti e tanti outsider nei primi dieci. E anche in Formula 1, tolti i primi due, abbiamo assistito a una lotta per la supremazia degli altri bellissima, tra Nico Hulkenberg, Max Verstappen e Daniel Ricciardo, con addirittura un'Alpha Tauri, quella di Gasly, competitiva a ottimi livelli e terminata davanti alla Ferrari di Charles Leclerc. Dove si vuole arrivare? Probabilmente lo si capisce già dal titolo di questa analisi...

PROVOCAZIONE Ovviamente è una provocazione: sono i più forti e i più bravi, hanno fatto tutto bene e meritano ogni singola vittoria, pole position e punto per il giro veloce che hanno conquistato sin qui, però a che costo? Lo stesso che ha pagato la MotoGP la scorsa stagione, quando Marquez è arrivato a traguardo in 18 gare su 19, facendo, male che andasse, secondo. È un po' la scoperta dell'acqua calda, ma quanto andato in scena oggi a Silverstone palesa una vulnerabilità grossa nelle velate minacce della Mercedes di lasciare la Formula 1. Attenzione, sottolineiamo ''velate'', Toto Wolff ha affermato che la volontà è quella di trovare un accordo, anche se non subito (leggasi non il 12 agosto, alla prossima riunione dei team, e nulla hanno a che vedere con le più dure prese di posizioni avvenute in passato recente con la Ferrari ai tempi di Montezemolo), ma se mai si dovesse arrivare alla minaccia, qualcuno potrebbe anche dire: ma sai che forse, senza la Mercedes...

F1, GP 70esimo anniversario: Valtteri Bottas (Mercedes)

BOTTAS IN POLE Si tratta di uno scenario irreale, in realtà, o perlomeno improbabile. La Mercedes fornisce a Williams e Racing Point i motori (a questi ultimi forse anche qualche pezzo in più...), e dal prossimo anno anche la McLaren entrerà nel novero dei suoi clienti. Una uscita di scena della Mercedes sbattendo la porta, comporterebbe un bel terremoto che nessuno vuole affrontare. Certo è che, quantomeno nell'iperuranio, un mondiale senza la macchina nera (ma con i due bravissimi piloti su un'auto meno dominante), sarebbe molto più interessante e combattuto. Al di là di questi ragionamenti, oggi va dato merito a Valtteri Bottas di aver tirato fuori una grandissima prestazione, conquistando la sua 13° pole in carriera, tante quante quelle collezionate da Graham Hill, Jack Brabham, Jacky Ickx, Jacques Villeneuve, Juan Pablo Montoya e Mark Webber. Una bella compagnia. Nessun dramma per Hamilton, che ha incassato giusto qualche millesimo dal compagno, e che domani gli darà battaglia.

CHE LOTTA Ma è alle loro spalle che si è vista una bellissima lotta attraverso le sessioni, alla fine vinta da Nico Hulkenberg, che fino a una decina di giorni fa era sdraiato sul divano di casa a vedersi le gare in televisione. Il tedesco - a proposito, fa veramente male che uno così non sia in pista tutte le domeniche e debba approfittare di un caso di Covid per poter guidare - alla fine è riuscito ad avere la meglio su Max Verstappen e su Daniel Ricciardo, tutti e tre raccolti in appena 2 decimi con tre auto differenti: Racing Point, Red Bull e Renault. Dietro di loro, entro il mezzo secondo, si sono qualificati Stroll, Gasly (con l'Alpha Tauri) e Charles Leclerc, che ha incassato 1''5 da Bottas oggi su una macchina che si è comportata ben peggio dello scorso weekend. Dietro a Leclerc vicinissimi anche Albon e Norris, mentre hanno perso il treno della Q3 Ocon, Vettel e Sainz, che anche con il tempo della Q2 (di solito migliorabile in Q3) sono entro il secondo da Hulkenberg.

PROFONDO ROSSO Ultimo capitolo: la Ferrari. Molti team questa settimana hanno copiato l'intuizione vincente (o quantomeno ''funzionante'') della SF1000 lo scorso weekend, scaricando l'ala posteriore e aumentando il rake (l'inclinazione del fondo verso l'anteriore), riuscendo così a migliorare le proprie prestazioni a scapito della monoposto di Maranello. Leclerc non è riuscito stavolta a fare la differenza, in condizioni diverse di clima e con mescole più morbide che sono sembrate (stranamente, l'anno scorso era il contraio) funzionare peggio sulla rossa. Vettel invece per la seconda volta consecutiva è fuori dalla Q3. Poco importa se sia rimasto escluso facendo il suo ultimo tentativo con gomme Soft, che oggi erano forse meno idonee delle più robuste Medium per la probante pista britannica. Quello che sconforta è l'attitudine generale di un campione che dà il massimo quando si sente supportato, e non riesce a mostrare il suo valore quando invece le cose non vanno come vorrebbe. Seb ha fatto sapere giovedì di aver già preso ''più o meno'' una decisione sul suo futuro, a questo punto temiamo di sapere quale sia.


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