GP Qatar: Amnesty International si appella a piloti e team
F1 e Diritti Umani

Amnesty International contro il GP Qatar: "Lavaggio sportivo"


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4 anni fa - Il contratto decennale tra Qatar e F1 scatena le polemiche

Come prevedibile, il contratto decennale tra Qatar e F1 scatena le polemiche

ANNUNCIO E POLEMICHE Come era già avvenuto in occasione dell'ufficializzazione dell'ingresso in calendario del GP Arabia Saudita, anche l'annuncio dell'accordo decennale tra F1 e Qatar ha scatenato le reazioni delle associazioni che operano in difesa dei diritti umani. Il piccolo emirato, dove è in vigore la legge della Sharia, negli ultimi anni è stato accusato di sfruttare migliaia di lavoratori nella costruzione delle strutture per i Mondiali di calcio che ospiterà a fine 2022. 

L'APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL Commentando l'annuncio di quest'oggi, Amnesty International ha rivolto un appello ai piloti e alle scuderie di F1: ''Non è un segreto che i paesi ricchi del Medio Oriente vedano lo sport di alto livello come un mezzo per rinominare e lavare le loro immagini pubbliche, e un Gran Premio in Qatar farebbe più o meno lo stesso. I piloti e i loro team dovrebbero essere preparati a parlare dei diritti umani in Qatar in vista di questa gara, facendo la loro parte per rompere l'incantesimo del lavaggio sportivo e della gestione dell'immagine''. Nel corso di questa stagione, è già accaduto che i piloti denunciassero il proprio disappunto per la situazione del paese ospitante la gara: è accaduto a fine luglio, quando Sebastian Vettel e Lewis Hamilton criticarono la legge contro la comunità LGBTQ promossa dal parlamento ungherese.

REAZIONI SOCIAL Il contrasto tra le iniziative a favore dell'uguaglianza per cui si è spesa la F1 targata Liberty Media e i nuovi - e assai remunerativi - accordi con nazioni su cui pendono giudizi negativi riguardo i diritti umani ha scatenato anche le reazioni degli appassionati sui social network. Un esempio è il tweet che trovate qui sotto, il quale veleggia verso i 3.000 like nonostante sia stato postato da un utente con pochissimi follower. Il riferimento dell'immagine è alla campagna ''We race as One'' promossa a partire dal 2020. Da sottolineare comunque che diversi appassionati fanno notare che anche i paesi occidentali non hanno la coscienza al 100% pulita (ad esempio c'è chi cita il Texas, stato del circuito di Austin, noto per ricorrere ancora alla pena di morte), in un richiamo al biblico ''chi è senza peccato scagli la prima pietra''.

LA F1 SI DIFENDE Dal canto suo, la F1 ha risposto alle critiche con queste parole: ''Prendiamo molto seriamente le nostre responsabilità e abbiamo chiarito la nostra posizione sui diritti a tutti i nostri partner e paesi ospitanti che si impegnano a rispettare il nostro impegno nel modo in cui i loro eventi sono ospitati e realizzati''.

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Pubblicato da Luca Manacorda, 30/09/2021
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Luca Manacorda
Luca Manacorda
Appassionato di corse fin da quando organizzava il GP di Vigliano Biellese sulla moquette di casa, si laurea in Scienze della Comunicazione con l'idea di diventare giornalista sportivo. Dopo un inizio nelle radio locali seguendo basket e calcio, nel 2012 entra a far parte di FormulaPassion dove, tra un'intervista e una trasferta a un gran premio, crea “T&F – I Top & Flop della Formula 1”, un modo ironico di commentare le gare. Le cronache riportano la partecipazione a Reazione a catena, programma di Rai 1 dove la sua squadra vince sei puntate e una buona somma di denaro, che si narra sia nascosta in un baule sepolto nel Nordest d'Italia. A MotorBox arriva nell'autunno 2019.

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