Autore:
Giulio Scrinzi

BILANCIO DI STAGIONE Il 2017 di Daniel Ricciardo? Sette volte sul gradino più basso del podio, una medaglia d’argento a Singapore e una vittoria sul circuito cittadino di Baku, in Azerbaijan. Ma anche un finale di Campionato limitato da una power unit Tag Heuer by Renault singhiozzante, che l’ha costretto al ritiro ad Austin, in Messico e nell’ultimo round di Abu Dhabi. Tutto questo gli è valso la quinta posizione finale in Classifica Piloti, due piazze e 56 punti in meno rispetto a quanto fatto nel 2016, quando aveva terminato la sua fatica iridata subito dietro ai due portacolori del team Mercedes AMG Petronas.

TALLONE D’ACHILLE Visti tutti questi numeri, cos’è che ha impedito all’australiano della Red Bull di dare quel qualcosa di più che tutti si aspettavano? A quanto pare, il punto debole di Ricciardo nella stagione 2017 sono state le qualifiche, nelle quali non è mai riuscito ad esprimere lo stesso potenziale che, nel 2016, era considerato un suo punto di forza. “Sono sempre stato considerato un pilota del sabato, ora invece sento che probabilmente dovrei essere considerato un pilota della domenica. Non direi che ho faticato con la macchina, ma ho avuto delle difficoltà a tirare fuori il massimo”.

IN LEARNING Un aspetto che ha creato non pochi problemi all’australiano è stato trovare il setup ottimale per la sua RB13: più Daniel si concentrava assieme ai suoi ingegneri per limare i difetti di gioventù della creatura di Adrian Newey, più poi trovava delle difficoltà nel portarla al limite in qualifica.Un sacco di volte sarebbe stato meglio lasciar perdere tutto e pensare solo a guidare – ha ammesso Ricciardo - Siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo iniziato a pensare che la macchina non sarebbe mai stata perfetta e che dovevamo conviverci: in questo modo ho disputato delle buone qualifiche. Poi forse siamo tornati a bloccarci nei nostri vecchi schemi. In ogni caso, abbiamo imparato tanto quest’anno e per questo motivo sono fiducioso che l'anno prossimo le cose miglioreranno”.


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