Autore:
Marco Congiu
INCIDENTE DI GARA «A volte le gare finiscono alla prima curva, altre volte a cinque giri dalla fine». No, non sono parole mie, ma di Ayrton Senna quando, intervistato a caldo dopo la speronata alla Ferrari di Alain Prost nelle fasi inziali del GP del Giappone del 1990, si andò a vendicare del torto subito sempre a Suzuka l'anno prima ad opera del Professore, all'epoca suo compagno di team in McLaren. Quanto accaduto domenica sul circuito di Marina Bay di Singapore, sede della quattordicesima prova del mondiale di Formula 1, non ha dell'assurdo, dal momento che di fatti simili ne è piena la storia - GP di Germania del 2003 docet, con Rubens Barrichello, all'epoca Ferrari, coinvolto nel sandwich tra la Williams-BMW di Ralf Schumacher e la McLaren di Kimi Raikkonen - ma potrebbe avere conseguenze rilevanti per la conquista del Campionato del Mondo da parte del Cavallino Rampante di Maranello.
 
CHE È SUCCESSO? Ricostruiamo i fatti: al via Sebastian Vettel scatta dalla pole position. Ammettiamolo: il ferrarista ha collezionato partenze migliori nella sua decennale avventura in Formula 1. Al contrario, chi parte bene è Max Vestappen, che appaia inizialmente il tedesco. Chi parte a razzo, azzeccando uno dei migliori scatti della propria carriera, è Kimi Raikkonen, lanciatosi veramente come se non ci fosse un domani. Il finlandese scarta a sinistra, sopravanzando la Red Bull di Verstappen. Vettel, vedendo negli specchietti la sagoma della monoposto di Verstappen, si sposta a sinistra, voleno difendere la posizione alla prima curva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Verstappen si ritrova a sandwich tra le due Ferrari, ed il triplice incidente diviene inevitabile. 
 
CHI HA SBAGLIATO? Non è facile definire una colpa unica e ben definita, anche peché non si può propriamente parlare di "colpe" in un normale incidente di gara, com'è stato definito di fatto dalla Direzione Gara al termine del GP. Certo è che Sebastian Vettel non si era accorto dell'arrembante Raikkonen, andando a chiudere - come si evince dalle immagini - su Verstappen, il quale si è così ritrovato chiuso dalle Rosse. Va detto che il tedesco - che si sta giocando il Mondiale - avrebbe potuto optare per una partenza più conservativa,soprattutto alla luce del risultato del suo diretto anatagonista nelle qualifiche del sabato - Lewis Hamilton, infatti, partiva dalla quinta posizione. Verstappen, quello che è certo, non ha colpe: ha fatto la sua partenza, chi dice che avrebbe dovuto frenare per lasciare spazio alle Rosse sinceramente non ha visto molti GP in vita sua o - peggio - è in malafede. Raikkonen, dal canto suo, ha fatto gioco di squadra... per la Mercedes! Il compito del finlandese - in discussione praticamente dal suo ritorno in Ferrari nel 2014, data una generale povertà delle performance dimostrate - è quello di inframezzarsi tra le Frecce d'Argento e la Ferrari di Vettel, per far guadagnare più punti possibili al tedesco. La troppa voglia di dimostrare di non essere un "bollito" - come, va detto, ingenerosamente molti hanno definito l'ultimo campione del mondo di Maranello - ha avuto la meglio, andando a rovinare la gara di Vettel. Il risultato, poi, può avere conseguenze ben peggiori di quanto avvenuto a Singapore, dato il danno riportato al radiatore della Power Unit n.3 di Vettel. Staremo a vedere nelle 6 gare rimanenti.
 
VITTIME INCOLPEVOLI L'incidente al via - chiudendo con un sorriso amaro - ha avuto anche delle "vittime" eccellenti ed incolpevoli. Sì, proprio lui: Fernando Alonso. Il pilota McLaren-Honda azzecca la miglior partenza dal suo amaro rientro a Woking. Al via non prende rischi, scatta bene, si porta tutto all'esterno evitando il turbinio di metallo e carbonio marchiato Ferrari-Red Bull, affronta la prima curva in terza posizione e...sbam! Preso in pieno nel fianco da Kimi Raikkonen. Gara finita dopo qualche giro. Ad Alonso resta solo l'ennesimo grande carico da aggiungere nuovamente alla voce "debiti con la fortuna". Serando che la stagione 2018 porti, oltre all'arrivo di Reault come motorista, anche qualche gioia in più. 

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