Autore:
Valerio Colombo

IL SORPASSO L’immagine più significativa del Gran Premio del Belgio, andato in scena la scorsa domenica a Spa-Francorchamps, è senza ombra di dubbio il sorpasso di potenza compiuto da Sebastian Vettel con la sua Ferrari ai danni di Lewis Hamilton e della Mercedes nel corso del primo giro di gara, sul rettilineo del Kemmel. Non c’era ancora il DRS attivo, solo la vecchia e cara scia: si è trattato dunque di un sorpasso di superiorità, senza se e senza ma.

RIBALTAMENTO DI FRONTE L’importanza di quanto avvenuto sta nel fatto che dal 2014, da quando ossia la Formula 1 ha virato verso l’ibrido e verso i motori a sei cilindri turbocompressi, mai era avvenuto qualcosa di analogo in condizioni di parità (stesse gomme e con la stessa usura, stesso carico di benzina), semmai il contrario, con una sfilza di sorpassi perentori da parte delle Frecce d’Argento ai danni degli avversari. Chi non ricorda come Hamilton sverniciò Vettel a Barcellona solo lo scorso anno? A distanza di circa 15 mesi la situazione pare essersi ribaltata, grazie all’imponente e meticoloso lavoro fatto dal reparto motoristico di Maranello e non solo, visto che la Ferrari sembra essere molto a suo agio anche in altri fondamentali, come sulle curve veloci, allo scatto al via, nella gestione delle gomme in ogni tipo di temperatura.

MAGIA? NO, LAVORO Un tempo era la Mercedes a disporre di quello che è stato definito come “bottone magico”, una mappatura del motore in grado di erogare per brevi frangenti una potenza inarrivabile per gli avversari. Oggi invece qualcosa di magico sembra averlo la Ferrari. D’altra parte l'aspetto più difficile non è quasi mai salire in vetta, ma restarci, e per la prima volta dopo quattro anni e mezzo a Stoccarda e Breckley sentono che il trono è seriamente in pericolo. Certo, resta un vantaggio in classifica di 17 punti per Hamilton e di 15 per il  team su Vettel e sulla Ferrari, ma se non cresceranno le prestazioni della W09 nei prossimi appuntamenti, a partire da Monza, non sarà facile difenderlo.

BOTTA E RISPOSTA Al termine della gara Lewis Hamilton si è fermato con le braccia dietro la schiena a osservare quel bolide rosso che “non aveva neanche visto arrivare” nel corso del primo giro, e intervistato da Martin Brundle sulla pitlane aveva dichiarato che la Ferrari doveva aver trovato un “trucco magico per essere così veloce. Maurizio Arrivabene ha prontamente rispedito i sospetti al mittente, chiedendo piuttosto alla FIA di verificare perché l’ala posteriore della Mercedes si muovesse così tanto all’ultima chicane. Poi sono arrivate le parole del direttore di Charlie Whiting che ha affermato: “Noi sappiamo tutto della Ferrari e non c’è modo che Lewis ne possa sapere qualcosa. Stanno semplicemente facendo un buon lavoro.”

L'ORA DELLA VERITÀ Intanto il riconoscimento più grande ai progressi della rossa è arrivato dalle parole del team principal avversario, Toto Wolff: “Nessun trucco, hanno un vantaggio di potenza” – ha affermato l’austriaco sul sito internet ufficiale della Formula 1 – “Lo abbiamo visto anche in qualifica come andavano in rettilineo, e anche in uscita di curva non erano peggio di noi. L’ultima gara nella quale siamo stati migliori sul passo singolo è stata Silverstone. Eravamo stati superiori in Francia e Austria, ma in Germania e Ungheria la Ferrari era giù più veloce. Sono curioso di vedere come andrà a Monza, lo scorso anno eravamo veramente in controllo e loro hanno avuto il peggior fine settimana della stagione. Le nostre performance non sono lontane, quindi non sono spaventato.” Comunque vada a Monza, una cosa è certa: una Ferrari così sarebbe di sicuro piaciuta tantissimo al presidente Sergio Marchionne.


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