La storia della Volga è strettamente legata a quella dell’automobile dell’Est europeo. Molti, soprattutto i più giovani, non ricorderanno questo marchio, ma in Unione Sovietica è considerato una sorta di icona.
Un nome simbolo dell’auto sovietica
Di fatto, non era una vettura pensata per la massa: il modello rappresentava soprattutto prestigio e autorità, tanto da essere utilizzato da alti funzionari, diplomatici, servizi del KGB e come taxi ufficiale nelle principali città. Nel 1970 arrivò la GAZ-24, caratterizzata da forme più squadrate e rimasta in produzione, con numerosi aggiornamenti, fino agli anni Duemila.

Dallo stop al rilancio
Dopo la fine dell’URSS e l’arrivo dei costruttori stranieri sul mercato russo, la produzione della Volga entrò progressivamente in una fase di ridimensionamento, fino alla conclusione definitiva delle attività nel 2010. Oggi, con il ritiro di diversi gruppi occidentali, Mosca punta anche sui marchi storici per ricostruire un'industria automobilistica nazionale. Nel progetto è coinvolto direttamente Vladimir Putin, che ha visitato l'impianto di Nizhny Novgorod e provato personalmente alcune vetture.

Tre modelli, una base cinese
La nuova gamma comprende tre nuovi modelli, su base Geely, caratterizzati da minimi ritocchi estetici, tra cui una calandra specifica con listelli verticali e loghi dedicati. La Volga C50 è una berlina di segmento D basata sulla prima generazione della Geely Xingrui. La Volga K40 è invece un crossover compatto derivato dalla Geely Boyue L, mentre la Volga K50 è il SUV più grande della gamma e riprende la base della Geely Xingyue L. Il progetto, quindi, rappresenta un caso di rebranding con profonde radici tecnologiche oltreconfine.

Produzione locale in crescita
La produzione è concentrata nell’area industriale di Nizhny Novgorod, negli impianti utilizzati in passato da Volkswagen e Skoda. Inizialmente le vetture vengono spedite già assemblate dalla Cina e completate localmente. L'obiettivo della seconda fase è arrivare a una produzione 100% russa, includendo saldatura e verniciatura delle carrozzerie e aumentando progressivamente la quota di componenti realizzati sul posto. La strategia punta così a rafforzare la sovranità industriale, pur mantenendo un legame tecnologico con Pechino.
Il marchio resterà entro i confini dell’Unione Sovietica, ma in un’ottica di globalizzazione, non è esclusa a priori un’esportazione verso altri mercati, magari asiatici. Tuttavia, ogni programma è ancora da definire.
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Auto o moto, per lui non fa alcuna differenza: adora entrambe. Una vita spesa a Motociclismo ed Automobilismo, Alessandro passa dalle due alle quattro ruote con disinvoltura disarmante. La sua esperienza come tester di motociclette ne fa un punto di riferimento tecnico. Ma quando è il momento di scrivere, sa come rivolgersi anche alla casalinga di Voghera. Cresciuto nell’esempio del padre e maturato a suon di ginocchia grattugiate da cadute in moto, trascorre il tempo libero con la moglie Sara e i figli Federico e Niccolò, ai quali non perde occasione di insegnare la sacra filosofia dei motori e dello sport.








