Pubblicato il 25/01/21

CAMBIO DI ROTTA La notizia ha fatto battere più forte il cuore degli appassionati: a valle dell'avvenuta fusione tra FCA e PSA nel nuovo gruppo Stellantis, l'amministratore delegato Carlos Tavares ha dato segnali positivi che lasciano intendere la volontà di rilanciare lo storico - per non dire mitico - marchio Lancia. Lo scrivevamo la settimana scorsa: l'obiettivo della nuova realtà industriale, secondo quanto dichiarato, è la valorizzazione di ogni marchio e l'apertura a nuovi mercati. Progetti dei quali Lancia fa parte e che la porterebbero ad affiancare Alfa Romeo e DS sul mercato dei marchi premium. Un drastico cambio di rotta rispetto alla dottrina di Marchionne, secondo cui il nome Lancia non aveva più alcun potenziale commerciale al di fuori dell'Italia.

Al volante della Lancia Ypsilon Ecochic 1.0 Hybrid Maryne

UNA BASE INAPPROPRIATA Ma che cosa servirebbe per ridare impulso a un brand che, al momento, è ridotto a un marchio monoprodotto, con la sola utilitaria Lancia Ypsilon (qui la prova)? Certamente una gamma di modelli più articolata e, potendo contare sulla banca organi PSA, non sarebbe difficile proporre un'erede per la berlina Lancia Thema o per la mitica Lancia Delta. Forse farebbe storcere il naso l'ipotesi - pura fantasia, per il momento - di far nascere un'eventuale nuova Delta Integrale su una piattaforma in comune con qualche Peugeot: proprio il Deltone che le francesi le metteva in riga nel Mondiale Rally. Ma chissà...

Lancia Delta Integrale: un taglio netto col passato (rendering di Sebastiano Ciarcià)

SERVE UNA BANDIERA DA SEGUIRE Quello che però servirebbe davvero, per gridare forte la voglia di rivincita, sarebbe una halo car, un'auto bandiera da sventolare per riaffermare l'identità del marchio e l'aderenza ai valori e ai contenuti storici che gli sono (erano) propri. Eleganza e prestazioni frutto di raffinatezza meccanica e progettuale, certo, ma anche sportività nel senso più stretto del termine, visti i trascorsi agonistici di Vincenzo Lancia, fondatore del Marchio, a cui si deve anche la posa della prima pietra dell'autodromo di Monza.

Stratus 2025 by ColorSponge di profilo

UNA STORIA CHE VORREI SI RIPETESSE Alla ricerca di un modello che ridia lustro al prestigio del marchio, il pensiero non può che correre a quel salone dell'auto di Torino del 1970, quando l'allora direttore della squadra corse Lancia HF Cesare Fiorio vide nel prototipo Strato's Zero di Bertone, disegnato da Marcello Gandini, le forme ideali per un'auto vincente e d'immagine. D'immagine, la Stratos HF che ne seguì lo è ancora oggi, visti gli innumerevoli tentativi di attualizzarne le linee (qui la Stratus di Carlos Pecino Albornoz in video); vincente lo è stata di sicuro: anzi, proprio alla Stratos, che alzò di molto l'asticella rispetto alla Fulvia, si deve la nascita della leggenda Lancia dominatrice dei rally. Lei prima di tutte: prima della Rally 037, prima della S4 e prima della Delta Integrale.

Le hypercar del 2020: Maserati MC20

PER GIOCARE IN CASA L'idea di una Stratos rediviva aprirebbe anche le porte all'opportunità industriale per una sinergia facile e pure giustificabile davanti agli appassionati. Il motore centrale V6 di derivazione Ferrari, che tanto caratterizzava la Stratos originale, trova una provvidenziale corrispondenza nella nuova Maserati MC20: con quel V6 che da Maranello è finito sotto al cofano dell'Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio, per poi equipaggiare, debitamente aggiornato, l'ultima supercar del Tridente, una sinergia evocativa della storiografia ufficiale è servita su un piatto d'argento.

Maserati Nettuno, ecco il nuovo V6 che equipaggerà la MC20

ORGOGLIO NAZIONALE Tutto sta a vedere se davvero la nuova dirigenza vorrà proporre un rilancio e vorrà farlo in grande stile. E certo resta anche da capire se il rilancio del marchio italiano avrà ricadute positive sull'industria e l'occupazione nazionali, come ventilato da Tavares per Fiat, o se andrà invece a vantaggio degli stabilimenti in Francia o in Polonia, a Tychy, come sembra sarà il caso del SUV compatto Alfa Romeo Brennero (il nome non è ancora ufficiale) e di due nuovi modelli Jeep e Fiat. Ma per il nuovo vessillo della Lancia, nessun appassionato accetterebbe nulla che non fosse italiano al mille per mille. La storia delle Chrysler rimarchiate all'inizio dello scorso decennio insegna.


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