Pubblicato il 18/04/21

UN BRUSCO RISVEGLIO Quando il mercato auto è il proprio pane quotidiano (vedi lavorare a MotorBox), e intendo soprattutto il mercato del nuovo, talvolta - paradossalmente - il rischio è quello di perdere il polso della situazione. Intendo che ti lustri gli occhi di prodotti che di giorno in giorno esprimono progressi di design, performance, contenuti tecnologici. Versi fiumi di inchiostro e registri chilometri di pellicola per condividere gli straordinari traguardi verso i quali la mobilità si è incamminata. Per poi tornare coi piedi per terra, non appena incontri quell'amico che deve cambiare auto. E ti riporta a una realtà che manifesta una mortificante discrepanza.

MALINTESI ''Elettrica? Intendi che un motore non lo ha proprio?''. Ma anche ''l'ibrido? Toyota!''. E anche ''cambio automatico? No, grazie''. E si finisce, spesso, con ''c'è un tizio che svende la sua Mini del 2005: la converto a gas e dovrei far quadrare i conti''. Premessa: gran parte dei miei amici non frequenteranno il club dei miliardari, ma nemmeno bussano alla Caritas. Non sono professori ad Oxford, ma nemmeno trascorrono il tempo libero alla Playstation. Non andranno tutti di smart working da un attico affacciato sulla Quinta Strada, ma la maggior parte ha abbandonato Borgo Tre Case da un pezzo e, a differenza di Artemio, a zappare la terra non sono ancora tornati. L'amico che ho in mente è un giovane adulto di città, ha un lavoro dignitoso, una famiglia, ha cultura e ama (o dice di amare) le automobili. Semplicemente, l'auto nuova ora non può - o meglio, non vuole - permettersela. Ergo, si informa poco e male, rimanendo fermo ai soliti luoghi comuni.

BELLA E IMPOSSIBILE Temo che il punto sia il seguente. L'industria spinge con tutte le forze verso l'ibrido e l'elettrico. L'elettrificazione recherà, però, vantaggi a lungo termine solo una volta che l'intero ecosistema sarà allineato. Autonomia di percorrenza, tempi di ''rifornimento'' umani, rete di ricarica competitiva nei confronti delle pompe di benzina. Soprattutto, prezzi di listino. L'industria investe, e dagli investimenti deve pur rientrare. Hai voglia a snocciolare soluzioni finanziarie che a tutti gli effetti - è vero - sono sempre più invitanti, flessibili, intelligenti. Ma ammesso e non concesso che il finanziamento ti venga approvato (la precarietà è una minaccia sempre più concreta, l'accesso al credito non sempre una formalità), è l'idea stessa di un debito spalmato su un quinquennio o più che frena, in una fase storica mai tanto emergenziale sotto più punti di vista, buona parte di chi l'auto nuova (sempre più un sinonomo di auto elettrificata), in realtà, potrebbe anche concedersi.

OCCHIO NON VEDE... Ecco perché il mio amico scarta tutto ciò che è nuovo, bello e ''smart'', e automaticamente imbocca l'altra strada, quella dell'usato (più o meno) sicuro. Ecco perché preferisce scucire pochi soldi e tutti in una volta, piuttosto che avventurarsi in piani di indebitamento che domani - parliamoci chiaro - quel lavoro, chi lo sa, al posto suo lo svolgeranno un algoritomo o un robot. Ecco perché non è aggiornato sui nuovi modelli, non si documenta sull'evoluzione dei motori ibridi (Toyota avrà anche aperto la via, ma vuoi mettere oggi che offerta?), sulle nuove formule alternative al classico possesso (e anche qui si apre un capitolo degno di un meeting che sai quando inizia e non quando finisce. Come convincerlo a esplorare anche altre strade, che non solo quella di un usato mezzo marcio? Io ci provo, ma è la società, è l'economia, che di fiducia oggi ne infondono poca.

CREDICI L'invito mio e dei miei colleghi è lo stesso di un anno fa, quando in pieno lockdown tornammo a coltivare il tema del mercato secondario. L'usato riserva possibilità eccezionali, purché sia l'usato ''sano'', ovvero giovane, tracciato, ancora meglio, ricondizionato. Ma al netto di listini che a una prima occhiata mettono di malumore, l'auto nuova merita sempre un pensiero. Se non è questo il tempo di esaudire il sogno di una vita, abbassa le pretese. E forse, ti ricrederai: auto piccolina o brand popolare, non significa che sei sfigato. Leggi, apprendi, fatti la tua idea, che sia davvero tua. Là fuori c'è un intero mondo di proposte che se solo inizi a sfogliare il catalogo, corri il rischio - pure tu - di innamortarti. Di un'auto, di un marchio, di un microcosmo che per alcuni è un mestiere, per tanti un servizio, per noi è passione. Buona domenica.


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