Policy aziendali

Stellantis, è polemica parcheggio dipendenti: se l'auto è "sbagliata”...


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4 mesi fa - Chi non guida un modello del Gruppo rischia multa e gogna pubblica

Negli USA chi non guida un modello del Gruppo rischia multa, gogna pubblica e camminata penitenziale sotto la pioggia
MotorBox, prima di tutti gli altri

Ad Auburn Hills vige una nuova forma di corporate wellness: farti camminare.

Non per scelta, ma perché se ti presenti al quartier generale Stellantis con un’auto non Stellantis, il parcheggio “buono” diventa improvvisamente un miraggio. E quando torni alla tua vettura - magari una Toyota, magari una Tesla, magari semplicemente non una Jeep - potresti trovare un bigliettino sul parabrezza che non è un invito a un meeting, ma un avvertimento: “Hai sbagliato fede, fratello”.

Negli USA è quasi un caso, tanto da scomodare persino i cronisti del Wall Street Journal. La policy aziendale è semplice: chi guida Stellantis parcheggia vicino, chi non lo fa, parcheggia lontano. Molto lontano. Tipo 20 minuti di camminata benessere.

E se insisti a sfidare il dogma, arriva pure la ganascia: la versione automotive dell’esilio in sala mensa.

In Stellantis, parking policy piuttosto... rigidaIn Stellantis, parking policy piuttosto... rigida

Il tutto mentre online gli impiegati si sfogano di brutto: c’è chi parla di “culto aziendale”, chi si lamenta che i parcheggi per i non‑Stellantis sono pochi e sempre pieni, e chi si è visto multare persino un Eagle Talon, marchio che - sorpresa! -  apparteneva proprio alla galassia Chrysler.

Ma la storia, si sa, non è il punto forte della security.

La tradizione, comunque, non è nuova: anche Ford e GM hanno avuto le loro epoche di “parcheggio patriottico”. A Detroit, più che un posto auto, sembra una dichiarazione di appartenenza. Una specie di dress code, ma per paraurti.

Morale: se costruisci auto, devi anche guidarle. O almeno fingere di farlo, se vuoi evitare la ''camminata della vergogna''.

Fonti: Wall Street Journal, CarScoops

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Lorenzo Centenari
Lorenzo Centenari
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.

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