Ad Auburn Hills vige una nuova forma di corporate wellness: farti camminare.
Non per scelta, ma perché se ti presenti al quartier generale Stellantis con un’auto non Stellantis, il parcheggio “buono” diventa improvvisamente un miraggio. E quando torni alla tua vettura - magari una Toyota, magari una Tesla, magari semplicemente non una Jeep - potresti trovare un bigliettino sul parabrezza che non è un invito a un meeting, ma un avvertimento: “Hai sbagliato fede, fratello”.
Negli USA è quasi un caso, tanto da scomodare persino i cronisti del Wall Street Journal. La policy aziendale è semplice: chi guida Stellantis parcheggia vicino, chi non lo fa, parcheggia lontano. Molto lontano. Tipo 20 minuti di camminata benessere.
E se insisti a sfidare il dogma, arriva pure la ganascia: la versione automotive dell’esilio in sala mensa.

Il tutto mentre online gli impiegati si sfogano di brutto: c’è chi parla di “culto aziendale”, chi si lamenta che i parcheggi per i non‑Stellantis sono pochi e sempre pieni, e chi si è visto multare persino un Eagle Talon, marchio che - sorpresa! - apparteneva proprio alla galassia Chrysler.
Ma la storia, si sa, non è il punto forte della security.
La tradizione, comunque, non è nuova: anche Ford e GM hanno avuto le loro epoche di “parcheggio patriottico”. A Detroit, più che un posto auto, sembra una dichiarazione di appartenenza. Una specie di dress code, ma per paraurti.
Morale: se costruisci auto, devi anche guidarle. O almeno fingere di farlo, se vuoi evitare la ''camminata della vergogna''.
Fonti: Wall Street Journal, CarScoops



