La ricarica bidirezionale è una tecnologia che troviamo sempre più presente all'interno delle auto elettriche di nuova generazione. In realtà ci sono diverse funzioni che rientrano nella definizione generica della ricarica bidirezionale. Tutte, comunque, si basano sul principio che l'energia elettrica può fluire in entrambe le direzioni e quindi non solo in entrata ma pure in uscita per alimentare dispositivi elettrici o tornare nella rete. Generalmente, oggi si parla di ricarica bidirezionale per le funzionalità Vehicle-to-Grid (V2G), Vehicle-to-Home (V2H) e Vehicle-to-Load (V2L).
Non tutte le auto elettriche supportano queste tecnologie. Inoltre, in alcuni casi deve poter essere utilizzato anche uno specifico accessorio esterno. Ma andiamo con ordine.
Vehicle-to-Load (V2L), cos'è e come funziona
Questa funzionalità è quella che oggi si sta facendo strada più velocemente nelle auto elettriche. In termini molto semplici, attraverso il V2L sarà possibile utilizzare l'energia contenuta nella batteria di trazione per alimentare/ricaricare dispositivi elettrici esterni che si tratti di smartphone, computer o monopattini elettrici. Utile soprattutto sui modelli pensati per il mondo del lavoro, il V2L trasforma l'auto elettrica in una sorta di powerbank su 4 ruote.
Ci sono modelli che supportano questa tecnologia che offrono all'interno o all'esterno della vettura delle vere e proprie prese elettriche. Su altre vetture, invece, è necessario utilizzare un adattatore che normalmente le case automobilistiche vendono tra gli accessori. In ogni caso, basterà collegare la spina di un dispositivo elettrico a queste prese per alimentare o ricaricare i dispositivi. Il tutto in maniera davvero semplice.
Che si tratti di motivi di svago o di lavoro, il Vehicle-to-Load può risultare molto comodo ed è opinione comune che questa tecnologia trovi sempre più posto all'interno delle auto elettriche di nuova generazione. Effettivamente, il numero di veicoli che supportamp il V2L è in forte crescita.
Vehicle-to-Home (V2H), cos'è e come funziona
Ancora poco diffusa, questa funzionalità permette di trasformare l'auto elettrica in una sorta di sistema d'accumulo grazie alla quale poter alimentare la propria abitazione, magari in momenti specifici come in caso di blackout. Una batteria da 80 kWh è potenziante in grado di alimentare una piccola abitazione anche per un paio di giorni e superare così il problema del blackout.
L'utilizzo del termine sistema d'accumulo non è un caso perché il V2H permette di utilizzare la batteria di trazione davvero come un sistema d'accumulo nel caso nell'abitazione sia presente un impianto fotovoltaico. L'energia prodotta in eccesso può essere utilizzata per ricaricare l'auto per poi riutilizzarla per alimentare la casa. In questo modo, blackout energetici a parte, si potrà usare in casa solo energia prodotta da fonti rinnovabili. Ovviamente non basta una normale presa di corrente ma una specifica wallbox bidirezionale.
Sebbene i modelli che supportino il V2H siano ancora pochi e che le wallbox bidirezionali costino ancora molto, l'integrazione tra mobilità elettrica ed energia domestica apre le porte a diverse possibilità interessanti.
Vehicle-to-Grid (V2G), cos'è e come funziona
Di questa tecnologia se ne discute molto e ci sono diversi progetti pilota in corso. Semplificando, il V2G permette di immettere nuovamente nella rete elettrica l'energia della batteria quando non serve. Il senso? Stabilizzare la rete pubblica nei momenti in cui c'è maggiore richiesta di energia. Non verrebbe fatto gratuitamente in quanto l'energia ceduta verrebbe pagata. Serve quindi anche uno specifico quadro normativo. Ovviamente, anche in questo caso è necessaria una wallbox apposita.
Il V2G potrebbe essere la soluzione per aiutare la rete elettrica a gestire i picchi di richieste sempre maggiori. Del resto, statistiche alla mano, le auto passano la maggior parte del tempo ferme.
Appassionato di auto, moto e grande amante della tecnologia, non resisto a provare le ultime novità a 2 e 4 ruote (e non solo...).




