Una di quelle perle tecnologiche che fanno drizzare le orecchie anche ai più convinti elettrificatori: si chiama H12 Concept, porta la firma di Repsol e Horse Powertrain ed è il primo tassello di quello che potremmo definire un nuovo filone di ibridi biologici, o “biohybrid” che fa ancor più innovazione.
Tradotto: un motore termico che non vuole morire, ma anzi si presenta in forma smagliante, alimentato con benzina 100% rinnovabile e accoppiato a un sistema ibrido di nuova generazione.

A far rumore è innanzitutto un numero: 44,2% di efficienza termica, roba che fino a ieri apparteneva alla fantascienza (anche se certi moderni motori a benzina oggi dicono di fare pure meglio).
Aggiungi l'ingrediente del carburante ''green'', la benzina Nexa 95 di Repsol (prodotta a Tarragona da rifiuti organici e agricoli) e il resto è conseguenza: -40% di consumi, sotto i 3,3 l/100 km, e 1,77 tonnellate di CO2 in meno all’anno, rispetto alla media europea.
Il tutto con un banalissimo tre cilindri 1.2 turbo, evoluzione dell’HR12, spremuto con rapporto di compressione 17:1, EGR di nuova generazione, turbo ottimizzato e lubrificanti Repsol che promettono attriti da pattinatore olimpico.
La coppia ispano-anglo-sino-francese (Horse è una joint venture Renault-Geely, con i sauditi di Aramco nel ruolo di terzo socio) ha già due prototipi funzionanti e un primo dimostratore in arrivo nei prossimi mesi.

L’obiettivo è dimostrare che il termico può ancora tagliare CO2 oggi, senza aspettare miracoli futuri e senza rinunciare a ciò che già conosciamo.
Il messaggio politico è altrettanto esplicito: serve una normativa europea “technology neutral” oltre il 2035, perché se davvero il 97% del parco circolante è ancora a combustione, allora soluzioni come questa potrebbero fare la differenza molto prima di qualsiasi rivoluzione elettrica totale.
È la salvezza del motore a scoppio o solo un ultimo, brillante colpo di teatro? Per ora, una sola certezza: il termine ''biohybrid'' entra nel vocabolario della transizione.



