Pubblicato il 08/05/20

10 ALFA ROMEO PER 110 ANNI

NOVECENTO L'umanità non ha mai conosciuto, in tutta la propria esistenza, un secolo di cambiamenti tanto radicali e tanto rapidi come il secolo scorso. E questo solo grazie all'automobile. Alcuni marchi hanno lasciato il segno per il proprio contributo tecnologico ed artistico, altri per aver motorizzato una nazione intera, altri ancora per essersi imposti nelle corse. Di Alfa Romeo, c'è traccia ovunque: nell'economia, nella meccanica, nelle competizioni, nel design. Individuare le dieci migliori Alfa della storia è una ''mission impossible''. Significa dover procedere per eliminazione, tanto è vasta, diversificata, intrecciata indissolubilmente con la società, la produzione del Biscione nei suoi 110 anni di carriera. Vi proponiamo la nostra top 10, e se non vi trova d'accordo (lecito), vi invitiamo a esprimere la vostra.   

A.L.F.A. 24 HP (1910)

A.L.F.A. 24 HP

GENESI Il primo modello in assoluto della Casa è anche lo spunto per tornare indietro fino alle sue stesse origini. In principio fu Anonima Lombarda Fabbrica Automobili (A.L.F.A., per l'appunto), azienda nata dalle ceneri della filiale italiana della francese Darracq. La società venne registrata il 24 giugno 1910 e la paternità della sua prima auto spetta al progettista piacentino Giuseppe Merosi. Equipaggiata da ruote a raggi in legno, la 24 HP adottava un monoblocco 4 cilindri in ghisa da 4.084 cc e 24 cv di potenza. Il suo successo fu dovuto sia alla robustezza del telaio, sia alle sue performance: la successiva versione da 45 cv raggiungeva i 100 km/h. Tutto nasce dalla A.L.F.A. 24 HP, un'altra era geologica.

ALFA ROMEO 6C 1750 (1929)

Alfa Romeo 6C 1750

ALFA 6 FORTE La consegna di Vittoro Jano, colui al quale nel 1926 venne affidato lo sviluppo delle nuove Alfa Romeo (azienda che nel frattempo aveva cambiato ragione sociale, come effetto dell'acquisizione del pacchetto di maggioranza da parte dell'ingegnere napoletano Nicola Romeo), fu quella di progettare un'auto leggera, con prestazioni brillanti, capace di arrivare prima nelle corse, di farsi ammirare, infine anche di aprire nuovi mercati. Nacque così la 6C, un capolavoro che univa pulizia stlistica e avanguardia meccanica. La 6C 1750, presentata nel gennaio del 1929 al Salone dell’Automobile di Roma, coincide con la piena maturazione della formula 6C. Il motore a 6 cilindri in linea venne prodotto in versioni diverse – monoalbero e bialbero, con compressore volumetrico e senza – e con potenze dai 46 cv della versione Turismo ai 102 cv della Gran Sport “Testa Fissa”, una special edition di soli 840 kg e una velocità massima di 170 km/h. Vincitrice delle Mille Miglia 1929 e 1930, 6C è anche la sigla Alfa Romeo legata a un personaggio mitologico: Tazio Nuvolari

ALFA ROMEO GIULIETTA (1955)

Alfa Romeo Giulietta

OH, ROMEO! Con un balzo in avanti di decenni, arriviamo alla prima vettura Alfa Romeo costruita secondo gli standard della produzione industriale, abbandonando così un'attività (vedi Alfa 1900) di stampo sino ad allora ancora artigianale. Sotto la supervisione degli ingegneri Giuseppe Busso (motore) e Orazio Satta Puliga (telaio), le officine milanesi del Portello furono in grado di confezionare un'auto entusiasmante, e sotto numerosi aspetti: dalla potenza (50 cv) ai consumi, dalla frenata alla capacità di carico del bagagliaio (225 litri). Alla nuova ''star'' venne impartito il nome di Giulietta, in omaggio all'opera di Shakespeare. Il modello della riscossa Alfa non tradì le attese: ne saranno costruiti 132 mila esemplari, e dalla patriarca del '55 nacquero decine di versioni derivate. Una su tutte, Giulietta TI (Turismo Internazionale).

ALFA ROMEO DUETTO (1966)

Alfa Romeo Spider ''Duetto''

WALK OF FAME Il modello in assoluto più longevo della cronistoria Alfa Romeo (produzione ininterrotta dal 1966 al 1994) è anche uno dei primi a legare la sua popolarità al mondo del cinema. L'Alfa Spider, comunemente nota anche come ''Duetto'', anche ''Osso di Seppia'' nella sua prima edizione (in virtù di muso e coda arrotondati), moltiplicò a dismisura la sua fama dopo aver recitato insieme a Dustin Hoffman nella pellicola ''Il laureato'' del 1967. Successivamente, l'Alfa Romeo Duetto venne scritturata per altri 300 film. Vettura di segmento medio-alto, nel 1966 era venduta in unica versione (Spider 1600): il classico 4 cilindri bialbero da 1.570 cc in lega leggera, dotato di due carburatori doppio corpo Weber, erogava 109 cv. Seguirono sia edizioni più popolari, come la Spider 1300 Junior, sia varianti più prestazionali (1700 Spider Veloce). Il Duetto come icona senza tempo. 

ALFA ROMEO 33 STRADALE (1967)

Alfa Romeo 33 Stradale

SOGNO PROIBITO Secondo alcune scuole di pensiero, l'Alfa Romeo più bella di sempre, nonché una delle automobili più affascinanti in assoluto. Appartiene alla categoria delle fuoriserie dal momento che, di 33 Stradale, Alfa Romeo ne costruì soltanto 18 esemplari, ciascuno con caratteristiche uniche. Venne presentata in anteprima sul Circuito di Monza a margine del Gran Premio d'Italia del 1967. Il design porta la firma di Franco Scaglione, dell'assemblaggio si occupava invece la Carrozzeria Marazzi di Caronno Pertusella. L'auto era in sostanza una versione destinata al pubblico dell'Alfa Tipo 33, vettura da competizione che correva nel Mondiale Sport Prototipi sotto le insegne del team Autodelta. La bellezza della 33 Stradale è nella forma nel suo insieme, così come in ogni singolo particolare: fu la prima auto di serie con portiere ad apertura verticale. In posizione centrale longitudinale, il telaio tubolare in acciaio e lega di magnesio ospitava un 8 cilindri a V da 2 litri progettato dall'ingegner Busso. L'auto pesava appena 700 kg e raggiungeva la velocità di 260 km/h, accelerando da 0 a 100 km/h in soli 5,6 secondi. La 33 Stradale fu regolarmente introdotta sul mercato al prezzo di 9.750.000 lire: all'epoca, il salario medio di un operaio era di 150.000 lire al mese. La sua odierna valutazione si aggira attorno ai 10 milioni di euro, e c'è un perché.

ALFA ROMEO MONTREAL (1967)

Alfa Romeo Montreal

A GRANDE RICHIESTA Sempre nel 1967, anno in cui cadeva il centenario della Federazione Canadese, tutte le nazioni del mondo parteciparono all'Esposizione Universale di Montréal presentando le migliori realizzazioni nei vari campi della scienza e della tecnica. Gli organizzatori dell'Expo scelsero Alfa Romeo (un brand che in quegli anni, presso il pubblico nordamericano, godeva di grande prestigio) per realizzare un'auto che rappresentasse la massima aspirazione raggiungibile dall'uomo in fatto di automobili. Detto, fatto: l'eleganza dell'Alfa Montreal suscitò un vivo interesse, e le richieste dei concessionari canadesi e statunitensi furono tanto pressanti, da ''costringere'' Alfa Romeo ad approvare la produzione in serie. Derivato dal V8 da corsa della Tipo 33, il motore venne modificato e reso più docile e adatto all'uso stradale: la cilindrata scese a quota 2593 cc, la potenza a 230 cv. Gran turismo di sensualità reara, in realtà a lungo andare la Montreal non ottenne il successo sperato, pesantemente ostacolato anche dalla contemporanea crisi petrolifera. Ma dalla classifica, la Montreal non la sposti.

ALFA ROMEO ALFASUD (1971)

Alfa Romeo Alfasud

UN'ALFA PER TUTTI Dalle sportive di sangue blu a una berlina a quattro porte che, sebbene venga ricordata in prevalenza come un'auto che peccava di affidabilità e di qualità degli assemblaggi, per l'epoca rappresentò ugualmente un clamoroso fenomeno di massa. Prima Alfa Romeo ad essere costruita nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, l'Alfasud è nientemeno che il modello del Biscione più venduto della storia: dal 1971 al 1984 ne furono sfornati oltre un milione di esemplari. Successo commerciale non casuale: soluzioni tecniche all'avanguardia come il motore 4 cilindri boxer raffreddato ad aria, la trazione anteriore e i freni a disco spinsero decine di migliaia di italiani a preferirla ad avversarie come Lancia Delta, Fiat 128, Golf, Ford Escort. Non era bella, ma era intelligente. E nella nostra lista, l'Alfasud merita cittadinanza.

ALFA ROMEO 156 (1997)

Alfa Romeo 156

ALLA RISCOSSA I primi tempi che seguirono l'assorbimento dell'Alfa Romeo nella galassia Fiat, stilisticamente (e meccanicamente) parlando non furono tra i più felici. Fino a quando non arrivò lei, ''Miss 156'', la berlina che come nessuna sua contemporanea seppe coniugare l'eleganza col temperamento racing, il classico con il moderno. La matita di Walter de' Silva tratteggiò una silhouette così ben bilanciata, che la giuria del Car of the Year non ebbe dubbi: Alfa Romeo 156 fu Auto dell'Anno 1998, e non solo in virtù della propria armoniosità visiva. Speciale era anche il feeling di guida, sia grazie alla sua elevata resistenza torsionale, sia a un intelligente schema di sospensioni (ereditato in gran parte dalla Lancia Beta), con quadrilatero alto all'anteriore e ''MacPherson evoluto'' per il posteriore, architettura di norma impiegata all'avantreno, e che applicata al retrotreno permetteva di ridurre il sottosterzo grazie a una certa azione autosterzante delle ruote posteriori. Un capitolo a parte, infine, per la 156 GTA e il suo 3.2 V6 da 250 cv: musica per orecchie fini ed emozioni sconsigliate ai deboli di cuore.

ALFA ROMEO 8C COMPETIZIONE (2006)

Alfa Romeo 8C Competizione

VENERE ROSSA Per il ritorno alla trazione posteriore, soprattutto per il ritorno nel segmento delle supercar, Alfa scelse sia un nome evocativo, sia uno stile a sua volta ispirato a un passato glorioso. Alfa Romeo 8C come un omaggio all'omonima creatura anni Trenta, ma soprattutto un marcato parallelismo con le forme della 33 Stradale. Splendida da vedere, palpitante da guidare: il binomio con l'8 cilindri a V di 4,7 litri di origine Ferrari-Maserati, 450 cv e 470 Nm, proiettavano la 8C da 0 a 100 km/h in 4 secondi netti. Senza contare il telaio dual frame in multi-materiale (alluminio, magnesio, fibra di carbonio) e la sopraffina aerodinamica sviluppata da Dallara. Ne sono stati prodotti 829 esemplari: 500 in carrozzeria Coupé, 329 in carrozzeria Spider. L'istrionico Jeremy Clarckson non esitò a intitolarla come ''la più bella macchina mai costruita''. E col vecchio Jeremy, stavolta sono d'accordo in tanti.    

ALFA ROMEO GIULIA (2016)

Alfa Romeo Giulia

IMMENSAMENTE GIULIA La nostra rassegna si chiude con l'automobile che segna il definitivo ''pentimento'' Alfa Romeo, e una volta per tutte, la conversione alla trazione dietro. Lo sviluppo di Giulia, in particolare del progetto Giorgio per la sua evoluta piattaforma, ha richiesto grandi sforzi. L'attesa è stata tuttavia ripagata da un prodotto eccezionale, speciamente sotto il profilo dinamico. Telaio, sospensioni, potenza frenante e precisione dello sterzo. Un cocktail che in edizione Quadrifoglio (2.9 V6 biturbo da 510 cv) raggiunge un sapore afrodisiaco. Finalmente, nel 2016, il made in Italy che partorisce la berlina in grado di rivaleggiare con Audi A4 e BMW Serie 3. E pazienza per un'elettronica ancora imperfetta: il recente restyling ci ha messo una pezza. È da una costola di Alfa Romeo Giulia che ha preso vita Stelvio, ed è al sex appeal di Giulia che Alfa Romeo deve il ritrovato amore con il pubblico europeo ed americano. E un sentimento di speranza, il sogno proibito: quello di tornare ai fasti di un tempo. 

LE GRANDI ESCLUSE

Alfa Romeo 155 V6 TI DTM

E NOI? L'ho detto sin dall'inizio: l'elenco è per forza di cose incompleto. Non senza rammarico, sono state sacrificate Alfa Romeo altrettanto iconiche. Come la Giulia originale, in particolare la Giulia Sprint GTA (Gran Turismo Alleggerita) del 1965, versione derivata dalla Giulia Sprint GT che grazie all'ampio uso delle leghe di alluminio ne abbassava il peso di 200 kg (745 kg). E che in gara, le suonò a fior di avversarie. O come la celebre Alfetta (1975), l'Alfa preferita dai rapinatori. E come non menzionare l'Alfa 75 del 1985, da molti appassionati considerata ''l'ultima vera Alfa'' in quanto l'ultima berlina a trazione posteriore (prima dell'avvento della Giulia). Last but not least, Alfa Romeo 155 GTA (1992), praticamente una Delta Integrale prestata alla pista, territorio dove l'auto lasciò il segno, eccome se lo lasciò (vedi il campionato DTM del '93, nome di battaglia 155 V6 TI). E l'elenco sarebbe ancora lungo... Chissà che cosa ci riserverà il futuro.

Alfa Romeo, evoluzione di un marchio


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