Pubblicato il 28/05/20

Storie Alfa Romeo

Il 2020 è un anno cominciato in modo indubbiamente difficile, e uno dei modi migliori per trarre conforto nei momenti di crisi è quello di leggere storie interessanti ed emozionanti. Avrete notato che è quello che abbiamo cercato di fare anche noi su MotorBox. Ma non siamo gli unici, e anche Alfa Romeo, che di storie da raccontare ne ha molte, ha deciso di lanciare un'iniziativa davvero imperdibile per tutti gli appassionati e non solo. ''Storie Alfa Romeo'' è una collana web dedicata a retroscena ed episodi memorabili della storia del marchio, che si intrecciano con la cultura e la società italiana. Per Alfa è anche l'occasione ideale per celebrare i suoi 110 anni di storia, un compleanno che è segnato sul calendario per il 24 giugno 2020. 110 anni fatti di creatività, successo e innovazione, che verranno raccontati attraverso gli episodi più memorabili che l'hanno vista protagonista. E per cominciare questo lungo percorso, non si può che partire dalla prima vettura prodotta dalla Casa, la 24 HP.

ANTEFATTO La prima storia non comincia con la fondazione di Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) datata 24 giugno 1910, ma qualche anno prima, con un signore di nome Pierre Alexandre Darracq, che produce auto in Francia con buon successo. Nel 1906 sposta la produzione anche in Italia, al Portello di Milano; ma nel nostro paese gli affari non decollano, e verso la fine del 1909 mette in liquidazione la società. A rilevarla è il cavalier Ugo Stella, già amministratore delegato, che si prende anche il rischio di riassumere gli oltre 200 operai. Stella è convinto di avere capito quali auto vorrebbero gli italiani, e soprattutto sa già a chi farle progettare. Si tratta del geometra piacentino Giuseppe Merosi, al quale Stella chiede di ideare vetture nelle fasce dei 12 e 24 HP, più potenti di quelle prodotte da Darracq. Stella ha inoltre l'idea di montare carrozzerie di prestigio. Più stile e più potenza, insomma, sono alla base della genesi di Alfa (un marchio che ancora non esiste). Merosi lavora forsennatamente nel suo alloggio di via Cappuccio 17 e il primo gennaio del 1909 ha pronti i disegni per la prima vettura. 

Storie Alfa Romeo: la prima puntata dedicata a 24 HP

24 HP, IL PRIMO EPISODIO La 24 HP, motore monoblocco e 42 cavalli di potenza, nasce prima ancora del marchio Alfa, e si tratta di un modello premium per una clientela esigente e facoltosa: il suo prezzo è l'equivalente di due anni dello stipendio di un impiegato. Anche le prestazioni non sono da meno, essendo in grado di raggiungere i 100 km/h. Nel 1911, Merosi passa alla progettazione della 24 HP Corsa, più leggera, più veloce e più potente, che nel 1913 il pilota Nino Franchini farà trionfare alla Parma - Poggio di Berceto. Le gare sono il modo migliore per farsi conoscere, e nel 1913 arriva la 40/60 HP e nascono gli studi sull'aerodinamica, che le permettono di raggiungere i 139 km/h. La guerra ferma però l'industria automobilistica, costringendo le aziende a partecipare allo sforzo bellico, e l'ingegnere Nicola Romeo rileva gli stabilimenti del Portello per produrre munizioni e motori aeronautici. Quando la società Alfa andrà in liquidazione è pronto ad acquistarla, affiancandole il suo cognome. Le prime creazioni, sempre all'insegna dell'eleganza e della velocità, sono 20-30 HP e ES Sport. Alfa Romeo comincia a diventare un nome importante nel mondo delle corse a livello nazionale.

I TRIONFI Il 1921 è l'anno del capolavoro di Merosi, la Alfa Romeo RL da 56 cavalli. Sotto la sua guida, nel 1923 arrivano due versioni speciali da corsa ancora più leggere, create con l'obiettivo di trionfare alla Targa FlorioUgo Sivocci si presenta ai nastri di partenza con un quadrifoglio verde sulla fiancata della vettura e si porta a casa la XIV edizione della gara (la prima di una lunga serie): il quadrifoglio entra nella storia del Marchio. È anche il momento di separare la produzione di serie da quella da corsa, il responsabile GP sarà il giovane progettista Vittorio Jano. Le vittorie della sua GP Tipo P2 porteranno Alfa Romeo ai vertici dell’automobilismo sportivo: nel 1925 arriva l’affermazione nel primo campionato del mondo Gran Prix.

L'iconica Alfa Romeo 6C 1750

ALFA ROMEO 6C 1750 La storia dei modelli più iconici del Biscione continua con un altro capolavoro di bellezza e performance. La 6C è la prima creatura di Vittorio Jano, che dal 1926 prende in mano il comparto della progettazione di Alfa Romeo. Il segreto della gamma è l'elevata potenza specifica: molti cavalli anche da motori piccoli, e le Alfa Romeo vanno più veloce di tutti grazie al miglior rapporto peso/potenza. La 6C 1750, presentata nel 1929 al Salone dell’Automobile di Roma, rappresenta la maturazione più completa della formula. Il motore è un’evoluzione del precedente 1500 sei cilindri in linea, prodotto in versione monoalbero o bialbero, con compressore volumetrico e senza, e la potenza va dai 46 cavalli della versione Turismo ai 102 cavalli della Gran Sport “Testa Fissa”. Il sistema frenante è di tipo meccanico, con tamburi di grandi dimensioni. Il telaio è equilibrato, con assali rinforzati, e le balestre montate all'esterno del corpo vettura rendono il baricentro più basso, esaltando la tenuta in curva della vettura. Il serbatoio viene arretrato per caricare sulle ruote posteriori e migliorare il bilanciamento. Si tratta di soluzioni in anticipo sui tempi, che Alfa si fa vanto di applicare alle vetture da corsa come a quelle da strada. In entrambi i settori il successo è notevole: le vittorie si susseguono, e anche le vendite sono notevoli. Tra il 1929 e il 1933 escono dal Portello 2.579 esemplari (venduti soprattutto in Italia ma con buon successo anche in Inghilterra), nonostante l'auto non sia esattamente economica. Il prezzo andava dalle 40 alle 60 mila lire, equivalenti a circa sette anni di uno stipendio medio dell'epoca.

NUVOLARI Il giorno in cui la 6C 1750 entra definitivamente nella Storia è il 13 aprile 1930. Si sta correndo la Mille Miglia e sono le cinque del mattino. In testa alla gara c'è Achille Varzi, ma poco prima del Lago di Garda si sente un rombo, e questi viene superato senza neanche capire cosa sta succedendo. Si tratta di una Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport spider Zagato, a 150 km/h, a fari spenti. Al volante c'è Tazio Nuvolari da Mantova, detto Nivola, e al suo fianco Gian Battista Guidotti, capo collaudatore di Alfa. Per battere l'avversario hanno deciso di prenderlo di sorpresa, spegnendo le luci. E ci riescono. Arrivano al traguardo di Brescia con una velocità media di 100,45 km/h, record assoluto per l'epoca. Varzi arriva secondo. La cosa più incredibile, che sancisce definitivamente la superiorità della 6C su tutte le altre vetture del tempo, è che le prime quattro posizioni della classifica saranno tutte occupate da modelli di Alfa Romeo 6C 1750. Otto nei primi undici posti. Non ci sono proprio dubbi su quale sia l'auto più veloce dell'epoca.

L'eleganza di 6C 2500 Villa d'Este

ALFA ROMEO 6C 2500 Questa icona dell'eleganza nasce nel 1939, quando al Portello è arrivato già da sei anni l'ingegner Ugo Gobbato: grande esperienza industriale e attenzione al dettaglio da artigiano, la sua filosofia è quella di una ''razionalità produttiva non di serie''. Diretta evoluzione delle 6C 2300 e 2300 B che l’hanno preceduta, la 6C 2500 eredita dai modelli precedenti caratteristiche come le sospensioni posteriori a barre di torsione con ammortizzatori telescopici, e i freni non più meccanici ma idraulici. Migliorano le prestazioni: fino a 110 cavalli della Super Sport e 170 chilometri orari. Ancora una volta, anche molti successi sportivi contribuiscono alla fortuna del modello sul mercato. Ed è proprio da 6C 2500, di cui si è riusciti a salvare alcune parti meccaniche, che Alfa riparte dopo lo stop forzato della guerra e dei bombardamenti, in un'Italia in ginocchio. Nel 1946 la produzione arriva a 146 unità, tra cui la versione cabriolet disegnata da Battista “Pinin” Farina e la 6C 2500 diventa l’auto del “bel mondo”: Tyrone Power, Evita Peron, Rita Hayworth e Ranieri III di Monaco sono solo alcuni dei nomi del jet set internazionale che girano a bordo dell’auto più elegante in circolazione.

VILLA D'ESTE La 6C 2500 SS “Villa d'Este” viene prodotta in 36 esemplari tutti diversi a seconda dei desideri dei clienti. Partendo dalla 6C 2500 SS Coupé, il frontale viene ridisegnato e i quattro fari vengono meglio integrati nella carrozzeria. Sul retro fanno bella mostra due eleganti fanali rotondi. Nell'edizione 1949 del Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, questo nuovo capolavoro conquista il premio senza alcuna difficoltà, facendo per sempre suo anche il nome dell’evento.

Alfetta e le storiche vittorie in F1

L’ALFETTA E 70 ANNI DI FORMULA 1 Nel 1950 non c’erano la televisione e il casco per i piloti, e il pubblico della F1 era tutto stipato a bordo pista. Ma c’era Alfa Romeo, proprio come oggi con il team Alfa Romeo Racing ORLEN. L’Alfetta del 1938, sviluppata da Gioacchino Colombo, è un gioiello tecnologico ma la seconda guerra mondiale ne frena il successo. Alcuni esemplari vengono nascosti tra officine e fattorie, in attesa di tempi migliori. Subito dopo la fine delle ostilità vengono messe a posto, e ricominciano a vincere. Ginevra, Torino, Milano sono solo alcuni dei GP in cui, tra il 1947 e il 1948, le 158 trionfano, anche se non esiste ancora un vero e proprio campionato. Fino al 1950, quando a Silverstone si svolge la prima di sette gare che costituiscono la nascita del Campionato mondiale FIA di Formula 1. Ai primi quattro posti della griglia di partenza ci sono quattro Alfetta 158. Giuseppe “Nino” Farina conquista la pole position, il giro più veloce e la vittoria finale. Secondo è Luigi Fagioli, terzo Reg Parnell. Il primo podio della storia della F1 è tutto Alfa Romeo.

LA SQUADRA DELLE 3F Quella di Alfa e dei tre piloti Farina, Juan Manuel Fangio e Fagioli diventa “la squadra delle 3 F”: vincono tutti i Gran Premi a cui partecipano, e come dirà Giuseppe Busso “il problema principale era decidere quale dei nostri tre piloti avrebbe dovuto vincere la gara”. Al Gran Premio di Monza, il 3 settembre 1950, Nino Farina diventa il primo Campione del Mondo di Formula 1. L’anno seguente, Alfa si contende la vittoria con Ferrari. La nuova Alfetta 159 arriva fino a 450 cavalli di potenza e alla fine della stagione, Juan Manuel Fangio riesce a spuntarla sul Cavallino, diventando Campione del Mondo. È a questo punto che Alfa Romeo, dopo due annate storiche che costituiscono l'inaugurazione da trionfatrice assoluta del nuovo campionato, si ritira imbattuta dalla Formula 1 per dedicarsi soltanto alla produzione di serie.

Storie Alfa: gazzelle e pantere

LE AUTO DEI CORPI DELLO STATO Nell’Italia del dopoguerra Alfa Romeo è un mito, e le sue auto hanno tutte le carte in regola per essere adottate dai Corpi dello Stato. Dagli anni cinquanta, le “volanti” entrano nel linguaggio comune: pantere quelle della polizia e gazzelle quelle dei carabinieri. La prima pantera è un’Alfa Romeo 1900 e dall’Alfetta alla 156, fino alla Giulia di oggi sono moltissimi i modelli Alfa adottati dalle forze dell’ordine.

LA PRODUZIONE IN SERIE Nel 1946 Orazio Satta Puliga succede a Ugo Gobbato come direttore della progettazione. È a lui che si deve la famosa frase: “Ci sono molte marche di automobili, e tra esse l’Alfa occupa un posto a parte. È una specie di malattia, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. È un modo di vivere, un modo tutto particolare di concepire un veicolo a motore”. Il suo compito è quello di trasformare un’azienda artigianale nel modo più efficiente possibile, per imboccare la strada della produzione in serie. Lo slogan della 1900, veloce ma facile da guidare, è: “la vettura di famiglia che vince nelle corse”. Si tratta della prima Alfa prodotta in catena di montaggio, ed è un grande successo.

ARRIVA GIULIETTA Giuseppe Luraghi, milanese, prima come direttore di Finmeccanica e poi come presidente di Alfa Romeo, è l’uomo dietro al successo del biscione durante il boom economico. L’auto è il bene più desiderato, e la più desiderata deve essere Alfa Romeo. Più corta e leggera della 1900, Giulietta ha una linea moderna e prestazioni importanti, e nasce prima in versione sportiva e poi standard: diventa la “fidanzata d’Italia” con oltre 177 mila unità vendute.

LA RIVOLUZIONE DI GIULIA Per sostituire un’auto di successo come Giulietta non basta un’auto qualsiasi. E la squadra di Satta Puliga, composta da Giuseppe Busso, Ivo Colucci, Livio Nicolis, Giuseppe Scarnati e il collaudatore Consalvo Sanesi, sviluppa allora qualcosa di rivoluzionario. Giulia è una delle prime vetture al mondo con struttura portante a deformazione differenziata. Estremamente aerodinamica, lo slogan con cui viene lanciata è “disegnata dal vento”. Il successo è senza precedenti: 570 mila esemplari venduti per entrare per sempre nel mito. Anche attraverso il cinema: nei film “poliziotteschi”, la Giulia è spesso sia l’auto delle guardie che quella dei ladri.

Storie Alfa, la sesta puntata e il mito Duetto

GIULIETTA SPIDER: NATA PER L’AMERICA Max Edwin Hoffman è l’importatore americano di riferimento per le Case auto europee. Giulietta Spider è un suo chiodo fisso: inizia a chiederla ad Alfa Romeo nel 1954, sa che tutti a Hollywood ne vorranno una. La versione ideata da Pinin Farina (che la chiama “bella signorina”) e disegnata da Franco Martinengo è un capolavoro di eleganza e classicità, con il suo parabrezza panoramico e i vetri laterali a scorrimento. Le prestazioni sono da sportiva pura: 65 CV per 155 km/h. Fellini la inserisce nel suo la La Dolce Vita, e Antonioni la fa guidare a Alain Delon in L’eclisse: la Giulietta Spider è uno status symbol.

DUETTO, IL MADE IN ITALY A HOLLYWOOD Per l’erede di Giulietta Spider anche la presentazione dev’essere un evento: viene organizzata una crociera, con 1300 vip ospiti tra cui Vittorio Gassman e Rossella Falk. Si viaggia da Genova a New York, con una tappa a Cannes per il Festival del Cinema. Sul ponte della nave tre esemplari della nuova auto: uno verde, uno bianco e uno rosso. 108 CV per 185 km/h per quello che è destinato a diventare un mito. Il nome scelto è Duetto, ma per problemi di copyright l’auto viene presentata come Alfa Romeo Spider 1600, ma Duetto è il soprannome con cui entrerà nella storia.

DUETTO, LUNGA VITA “It is a very forgiving car. Very pretty, too”. Così ne parla nel 1966 niente meno che Steve McQueen, colpito dal suo mix tra piacere di guida e bellezza. L’anno successivo Dustin Hoffman è al volante di una Duetto nell’indimenticabile Il laureato. Da lì in poi sono centinaia le apparizioni della vettura sul grande e sul piccolo schermo, che la fanno diventare un cult. Anche il campione del mondo dei pesi massimi Muhammad Ali ne vuole una. Ma non sono soltanto i vip a decretarne il successo: quattro generazioni per oltre 124 mila unità prodotte in 28 anni: si tratta della più lunga vita di sempre per un modello Alfa Romeo.


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