Pubblicato il 24/06/20

Storie Alfa Romeo

Il 2020 è un anno cominciato in modo indubbiamente difficile, e uno dei modi migliori per trarre conforto nei momenti di crisi è quello di leggere storie interessanti ed emozionanti. Avrete notato che è quello che abbiamo cercato di fare anche noi su MotorBox. Ma non siamo gli unici, e anche Alfa Romeo, che di storie da raccontare ne ha molte, ha deciso di lanciare un'iniziativa davvero imperdibile per tutti gli appassionati e non solo. ''Storie Alfa Romeo'' è una collana web dedicata a retroscena ed episodi memorabili della storia del marchio, che si intrecciano con la cultura e la società italiana. Per Alfa è anche l'occasione ideale per celebrare i suoi 110 anni di storia, un compleanno che è segnato sul calendario per il 24 giugno 2020. 110 anni fatti di creatività, successo e innovazione, che verranno raccontati attraverso gli episodi più memorabili che l'hanno vista protagonista. E per cominciare questo lungo percorso, non si può che partire dalla prima vettura prodotta dalla Casa, la 24 HP.

ANTEFATTO La prima storia non comincia con la fondazione di Alfa (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) datata 24 giugno 1910, ma qualche anno prima, con un signore di nome Pierre Alexandre Darracq, che produce auto in Francia con buon successo. Nel 1906 sposta la produzione anche in Italia, al Portello di Milano; ma nel nostro paese gli affari non decollano, e verso la fine del 1909 mette in liquidazione la società. A rilevarla è il cavalier Ugo Stella, già amministratore delegato, che si prende anche il rischio di riassumere gli oltre 200 operai. Stella è convinto di avere capito quali auto vorrebbero gli italiani, e soprattutto sa già a chi farle progettare. Si tratta del geometra piacentino Giuseppe Merosi, al quale Stella chiede di ideare vetture nelle fasce dei 12 e 24 HP, più potenti di quelle prodotte da Darracq. Stella ha inoltre l'idea di montare carrozzerie di prestigio. Più stile e più potenza, insomma, sono alla base della genesi di Alfa (un marchio che ancora non esiste). Merosi lavora forsennatamente nel suo alloggio di via Cappuccio 17 e il primo gennaio del 1909 ha pronti i disegni per la prima vettura. 

Storie Alfa Romeo: la prima puntata dedicata a 24 HP

24 HP, IL PRIMO EPISODIO La 24 HP, motore monoblocco e 42 cavalli di potenza, nasce prima ancora del marchio Alfa, e si tratta di un modello premium per una clientela esigente e facoltosa: il suo prezzo è l'equivalente di due anni dello stipendio di un impiegato. Anche le prestazioni non sono da meno, essendo in grado di raggiungere i 100 km/h. Nel 1911, Merosi passa alla progettazione della 24 HP Corsa, più leggera, più veloce e più potente, che nel 1913 il pilota Nino Franchini farà trionfare alla Parma - Poggio di Berceto. Le gare sono il modo migliore per farsi conoscere, e nel 1913 arriva la 40/60 HP e nascono gli studi sull'aerodinamica, che le permettono di raggiungere i 139 km/h. La guerra ferma però l'industria automobilistica, costringendo le aziende a partecipare allo sforzo bellico, e l'ingegnere Nicola Romeo rileva gli stabilimenti del Portello per produrre munizioni e motori aeronautici. Quando la società Alfa andrà in liquidazione è pronto ad acquistarla, affiancandole il suo cognome. Le prime creazioni, sempre all'insegna dell'eleganza e della velocità, sono 20-30 HP e ES Sport. Alfa Romeo comincia a diventare un nome importante nel mondo delle corse a livello nazionale.

I TRIONFI Il 1921 è l'anno del capolavoro di Merosi, la Alfa Romeo RL da 56 cavalli. Sotto la sua guida, nel 1923 arrivano due versioni speciali da corsa ancora più leggere, create con l'obiettivo di trionfare alla Targa FlorioUgo Sivocci si presenta ai nastri di partenza con un quadrifoglio verde sulla fiancata della vettura e si porta a casa la XIV edizione della gara (la prima di una lunga serie): il quadrifoglio entra nella storia del Marchio. È anche il momento di separare la produzione di serie da quella da corsa, il responsabile GP sarà il giovane progettista Vittorio Jano. Le vittorie della sua GP Tipo P2 porteranno Alfa Romeo ai vertici dell’automobilismo sportivo: nel 1925 arriva l’affermazione nel primo campionato del mondo Gran Prix.

L'iconica Alfa Romeo 6C 1750

ALFA ROMEO 6C 1750 La storia dei modelli più iconici del Biscione continua con un altro capolavoro di bellezza e performance. La 6C è la prima creatura di Vittorio Jano, che dal 1926 prende in mano il comparto della progettazione di Alfa Romeo. Il segreto della gamma è l'elevata potenza specifica: molti cavalli anche da motori piccoli, e le Alfa Romeo vanno più veloce di tutti grazie al miglior rapporto peso/potenza. La 6C 1750, presentata nel 1929 al Salone dell’Automobile di Roma, rappresenta la maturazione più completa della formula. Il motore è un’evoluzione del precedente 1500 sei cilindri in linea, prodotto in versione monoalbero o bialbero, con compressore volumetrico e senza, e la potenza va dai 46 cavalli della versione Turismo ai 102 cavalli della Gran Sport “Testa Fissa”. Il sistema frenante è di tipo meccanico, con tamburi di grandi dimensioni. Il telaio è equilibrato, con assali rinforzati, e le balestre montate all'esterno del corpo vettura rendono il baricentro più basso, esaltando la tenuta in curva della vettura. Il serbatoio viene arretrato per caricare sulle ruote posteriori e migliorare il bilanciamento. Si tratta di soluzioni in anticipo sui tempi, che Alfa si fa vanto di applicare alle vetture da corsa come a quelle da strada. In entrambi i settori il successo è notevole: le vittorie si susseguono, e anche le vendite sono notevoli. Tra il 1929 e il 1933 escono dal Portello 2.579 esemplari (venduti soprattutto in Italia ma con buon successo anche in Inghilterra), nonostante l'auto non sia esattamente economica. Il prezzo andava dalle 40 alle 60 mila lire, equivalenti a circa sette anni di uno stipendio medio dell'epoca.

NUVOLARI Il giorno in cui la 6C 1750 entra definitivamente nella Storia è il 13 aprile 1930. Si sta correndo la Mille Miglia e sono le cinque del mattino. In testa alla gara c'è Achille Varzi, ma poco prima del Lago di Garda si sente un rombo, e questi viene superato senza neanche capire cosa sta succedendo. Si tratta di una Alfa Romeo 6C 1750 Gran Sport spider Zagato, a 150 km/h, a fari spenti. Al volante c'è Tazio Nuvolari da Mantova, detto Nivola, e al suo fianco Gian Battista Guidotti, capo collaudatore di Alfa. Per battere l'avversario hanno deciso di prenderlo di sorpresa, spegnendo le luci. E ci riescono. Arrivano al traguardo di Brescia con una velocità media di 100,45 km/h, record assoluto per l'epoca. Varzi arriva secondo. La cosa più incredibile, che sancisce definitivamente la superiorità della 6C su tutte le altre vetture del tempo, è che le prime quattro posizioni della classifica saranno tutte occupate da modelli di Alfa Romeo 6C 1750. Otto nei primi undici posti. Non ci sono proprio dubbi su quale sia l'auto più veloce dell'epoca.

L'eleganza di 6C 2500 Villa d'Este

ALFA ROMEO 6C 2500 Questa icona dell'eleganza nasce nel 1939, quando al Portello è arrivato già da sei anni l'ingegner Ugo Gobbato: grande esperienza industriale e attenzione al dettaglio da artigiano, la sua filosofia è quella di una ''razionalità produttiva non di serie''. Diretta evoluzione delle 6C 2300 e 2300 B che l’hanno preceduta, la 6C 2500 eredita dai modelli precedenti caratteristiche come le sospensioni posteriori a barre di torsione con ammortizzatori telescopici, e i freni non più meccanici ma idraulici. Migliorano le prestazioni: fino a 110 cavalli della Super Sport e 170 chilometri orari. Ancora una volta, anche molti successi sportivi contribuiscono alla fortuna del modello sul mercato. Ed è proprio da 6C 2500, di cui si è riusciti a salvare alcune parti meccaniche, che Alfa riparte dopo lo stop forzato della guerra e dei bombardamenti, in un'Italia in ginocchio. Nel 1946 la produzione arriva a 146 unità, tra cui la versione cabriolet disegnata da Battista “Pinin” Farina e la 6C 2500 diventa l’auto del “bel mondo”: Tyrone Power, Evita Peron, Rita Hayworth e Ranieri III di Monaco sono solo alcuni dei nomi del jet set internazionale che girano a bordo dell’auto più elegante in circolazione.

VILLA D'ESTE La 6C 2500 SS “Villa d'Este” viene prodotta in 36 esemplari tutti diversi a seconda dei desideri dei clienti. Partendo dalla 6C 2500 SS Coupé, il frontale viene ridisegnato e i quattro fari vengono meglio integrati nella carrozzeria. Sul retro fanno bella mostra due eleganti fanali rotondi. Nell'edizione 1949 del Concorso d’Eleganza di Villa d’Este, questo nuovo capolavoro conquista il premio senza alcuna difficoltà, facendo per sempre suo anche il nome dell’evento.

Alfetta e le storiche vittorie in F1

L’ALFETTA E 70 ANNI DI FORMULA 1 Nel 1950 non c’erano la televisione e il casco per i piloti, e il pubblico della F1 era tutto stipato a bordo pista. Ma c’era Alfa Romeo, proprio come oggi con il team Alfa Romeo Racing ORLEN. L’Alfetta del 1938, sviluppata da Gioacchino Colombo, è un gioiello tecnologico ma la seconda guerra mondiale ne frena il successo. Alcuni esemplari vengono nascosti tra officine e fattorie, in attesa di tempi migliori. Subito dopo la fine delle ostilità vengono messe a posto, e ricominciano a vincere. Ginevra, Torino, Milano sono solo alcuni dei GP in cui, tra il 1947 e il 1948, le 158 trionfano, anche se non esiste ancora un vero e proprio campionato. Fino al 1950, quando a Silverstone si svolge la prima di sette gare che costituiscono la nascita del Campionato mondiale FIA di Formula 1. Ai primi quattro posti della griglia di partenza ci sono quattro Alfetta 158. Giuseppe “Nino” Farina conquista la pole position, il giro più veloce e la vittoria finale. Secondo è Luigi Fagioli, terzo Reg Parnell. Il primo podio della storia della F1 è tutto Alfa Romeo.

LA SQUADRA DELLE 3F Quella di Alfa e dei tre piloti Farina, Juan Manuel Fangio e Fagioli diventa “la squadra delle 3 F”: vincono tutti i Gran Premi a cui partecipano, e come dirà Giuseppe Busso “il problema principale era decidere quale dei nostri tre piloti avrebbe dovuto vincere la gara”. Al Gran Premio di Monza, il 3 settembre 1950, Nino Farina diventa il primo Campione del Mondo di Formula 1. L’anno seguente, Alfa si contende la vittoria con Ferrari. La nuova Alfetta 159 arriva fino a 450 cavalli di potenza e alla fine della stagione, Juan Manuel Fangio riesce a spuntarla sul Cavallino, diventando Campione del Mondo. È a questo punto che Alfa Romeo, dopo due annate storiche che costituiscono l'inaugurazione da trionfatrice assoluta del nuovo campionato, si ritira imbattuta dalla Formula 1 per dedicarsi soltanto alla produzione di serie.

Storie Alfa: gazzelle e pantere

LE AUTO DEI CORPI DELLO STATO Nell’Italia del dopoguerra Alfa Romeo è un mito, e le sue auto hanno tutte le carte in regola per essere adottate dai Corpi dello Stato. Dagli anni cinquanta, le “volanti” entrano nel linguaggio comune: pantere quelle della polizia e gazzelle quelle dei carabinieri. La prima pantera è un’Alfa Romeo 1900 e dall’Alfetta alla 156, fino alla Giulia di oggi sono moltissimi i modelli Alfa adottati dalle forze dell’ordine.

LA PRODUZIONE IN SERIE Nel 1946 Orazio Satta Puliga succede a Ugo Gobbato come direttore della progettazione. È a lui che si deve la famosa frase: “Ci sono molte marche di automobili, e tra esse l’Alfa occupa un posto a parte. È una specie di malattia, l’entusiasmo per un mezzo di trasporto. È un modo di vivere, un modo tutto particolare di concepire un veicolo a motore”. Il suo compito è quello di trasformare un’azienda artigianale nel modo più efficiente possibile, per imboccare la strada della produzione in serie. Lo slogan della 1900, veloce ma facile da guidare, è: “la vettura di famiglia che vince nelle corse”. Si tratta della prima Alfa prodotta in catena di montaggio, ed è un grande successo.

ARRIVA GIULIETTA Giuseppe Luraghi, milanese, prima come direttore di Finmeccanica e poi come presidente di Alfa Romeo, è l’uomo dietro al successo del biscione durante il boom economico. L’auto è il bene più desiderato, e la più desiderata deve essere Alfa Romeo. Più corta e leggera della 1900, Giulietta ha una linea moderna e prestazioni importanti, e nasce prima in versione sportiva e poi standard: diventa la “fidanzata d’Italia” con oltre 177 mila unità vendute.

LA RIVOLUZIONE DI GIULIA Per sostituire un’auto di successo come Giulietta non basta un’auto qualsiasi. E la squadra di Satta Puliga, composta da Giuseppe Busso, Ivo Colucci, Livio Nicolis, Giuseppe Scarnati e il collaudatore Consalvo Sanesi, sviluppa allora qualcosa di rivoluzionario. Giulia è una delle prime vetture al mondo con struttura portante a deformazione differenziata. Estremamente aerodinamica, lo slogan con cui viene lanciata è “disegnata dal vento”. Il successo è senza precedenti: 570 mila esemplari venduti per entrare per sempre nel mito. Anche attraverso il cinema: nei film “poliziotteschi”, la Giulia è spesso sia l’auto delle guardie che quella dei ladri.

Storie Alfa, la sesta puntata e il mito Duetto

GIULIETTA SPIDER: NATA PER L’AMERICA Max Edwin Hoffman è l’importatore americano di riferimento per le Case auto europee. Giulietta Spider è un suo chiodo fisso: inizia a chiederla ad Alfa Romeo nel 1954, sa che tutti a Hollywood ne vorranno una. La versione ideata da Pinin Farina (che la chiama “bella signorina”) e disegnata da Franco Martinengo è un capolavoro di eleganza e classicità, con il suo parabrezza panoramico e i vetri laterali a scorrimento. Le prestazioni sono da sportiva pura: 65 CV per 155 km/h. Fellini la inserisce nel suo la La Dolce Vita, e Antonioni la fa guidare a Alain Delon in L’eclisse: la Giulietta Spider è uno status symbol.

DUETTO, IL MADE IN ITALY A HOLLYWOOD Per l’erede di Giulietta Spider anche la presentazione dev’essere un evento: viene organizzata una crociera, con 1300 vip ospiti tra cui Vittorio Gassman e Rossella Falk. Si viaggia da Genova a New York, con una tappa a Cannes per il Festival del Cinema. Sul ponte della nave tre esemplari della nuova auto: uno verde, uno bianco e uno rosso. 108 CV per 185 km/h per quello che è destinato a diventare un mito. Il nome scelto è Duetto, ma per problemi di copyright l’auto viene presentata come Alfa Romeo Spider 1600, ma Duetto è il soprannome con cui entrerà nella storia.

DUETTO, LUNGA VITA “It is a very forgiving car. Very pretty, too”. Così ne parla nel 1966 niente meno che Steve McQueen, colpito dal suo mix tra piacere di guida e bellezza. L’anno successivo Dustin Hoffman è al volante di una Duetto nell’indimenticabile Il laureato. Da lì in poi sono centinaia le apparizioni della vettura sul grande e sul piccolo schermo, che la fanno diventare un cult. Anche il campione del mondo dei pesi massimi Muhammad Ali ne vuole una. Ma non sono soltanto i vip a decretarne il successo: quattro generazioni per oltre 124 mila unità prodotte in 28 anni: si tratta della più lunga vita di sempre per un modello Alfa Romeo.

33 Stradale, Carabo, Montreal

LA TIPO 33 Nel 1964 il Presidente Luraghi acquisisce l’Autodelta per ritornare ad avere una Squadra Corse, di cui sarà responsabile Carlo Chiti. Per competere nel mondiale sport prototipi e nelle cronoscalate si dà il via al progetto Tipo 33, il cui segreto è la leggerezza: carrozzeria in fibra di vetro per una massa totale di 600 chili, il minimo da regolamento. Dopo anni di preparazione, il 12 marzo 1967 la 33 esordisce vincendo subito la cronoscalata di Fléron. Seguiranno i trionfi nel Campionato Marche del 1975 e del 1977.

LA 33 STRADALE Il progetto di produrre la 33 in serie per i privati viene affidato a Franco Scaglione, designer di esperienza, prima con Pinin Farina, poi con Bertone, poi come indipendente. Per la prima volta su un’auto stradale le portiere sono “a elitra” per agevolare l’ingresso, e le uniche differenze rispetto alla versione da pista sono 10 centimetri in più di passo, e telaio in acciaio invece che in alluminio. Il motore è lo stesso: su un auto così leggera, 230 cavalli consentono di raggiungere i 260 km/h, e percorrere lo 0 a 100 km/h in 5 secondi e mezzo. È la sportiva più costosa sul mercato, venduta a quasi 10 milioni di lire del tempo contro i 6/7 delle rivali.

LA CARABO Ma Alfa non smette di sperimentare anche nell’ideazione di auto futuristiche. A partire dall’idea della Disco Volante degli anni Cinquanta, nel 1968 viene presentata la Carabo, disegnata da Marcello Gandini sulla meccanica della 33 Stradale. Spariscono le linee tondeggianti per forme aggressive e taglienti, con porte a forbice, la carrozzeria è verde luminescente con dettagli arancione. Un’altra figlia della Tipo 33, “gemella diversa” della 33 Stradale. Un’altra auto che ha fatto storia.

LA MONTREAL Nel 1967 ha luogo a Montreal l’Esposizione Universale. Viene chiesto ad Alfa di realizzare qualcosa che rappresenti ''la massima aspirazione dell'uomo in fatto di automobili”. Nientemeno. Satta Puliga e Busso chiedono la collaborazione di Bertone, e a Gandini viene affidato il compito di disegnare carrozzeria e interni. Il successo è grande, e seguirà una versione di serie, presentata al Salone di Ginevra nel 1970. Il motore è un V8 derivato ancora una volta dalla mitica Tipo 33, portato a 2.6 litri e limitato a 200 cavalli. Il modello colpisce anche per la straordinaria gamma di colori pastello e metallizzati, ed è un nuovo successo.

Alfa Romeo 156, la berlina dal cuore sportivo

ALFASUD Nel 1972 nasce Alfasud, uno stabilimento e un modello: la prima trazione anteriore Alfa Romeo. È il primo lavoro importante di Giorgietto Giugiaro e sarà un enorme successo commerciale: nell’anno in cui entra in produzione, Alfa supera il milione di unità vendute dalla sua fondazione; e il nuovo modello quasi eguaglierà questo record da solo, con oltre 900mila esemplari tra il 1972 e il 1984. È l’Alfa più venduta di sempre.

RITORNO CREATIVO Dopo il 1986 e l’ingresso nel Gruppo Fiat, processo e prodotto sono sempre più standardizzati, ma dopo qualche tempo il ruolo del Centro Stile Alfa Romeo incomincia a farsi sentire. Cambiano le tecnologie e le persone, cambiano i sistemi di progettazione e il Centro partecipa a tutte le scelte tecnologiche e progettuali, facendo ritornare Alfa all’avanguardia anche nell’aspetto estetico. Al Centro viene commissionata un’intera nuova gamma. Nel 1995 il Marchio porta nel segmento “C” una inedita due volumi (la 145) e nel 1996 la versione a due volumi e mezzo (la 146). Seguono GTV e Spider realizzate con Pininfarina. Ma la vera svolta è con la 156.

156, LA BERLINA DAL CUORE SPORTIVO Lo stile della 156, a trazione anteriore come la mitica Alfasud, è un mix tra innovazione e classicità: “sembra che si muova anche quando sta ferma”. È un’auto straordinaria anche dal punto di vista tecnico: caratterizzata da nuovi materiali e innovativi sistemi di sospensione, mette d’accordo tutti. La sua versione sportiva vince ben 13 titoli in 10 anni nei campionati Turismo.

IL SUCCESSO Quasi un milione di persone in concessionaria nella prima domenica di porte aperte; oltre 100 mila ordini in pochi mesi; 680mila esemplari venduti tra il 1997 e il 2005. La 156 convince il pubblico e la critica, e nel 1998 porta per la prima volta in casa Alfa il prestigioso riconoscimento internazionale di Auto dell’Anno.

Alfa 8C Competizione, supercar tra passato e futuro

8C COMPETIZIONE L’inizio dei Duemila è una sfida importante per il mondo automobilistico, e Alfa risponde con un capolavoro a cavallo tra il passato e il futuro. Fattasi notare come concept a Francoforte 2003, nel 2006 parte la produzione di 8C Competizione, presentata al Motor Show di Parigi. È un successo immediato: 1400 ordini in poche settimane e i 500 esemplari numerati sono già venduti prima di essere prodotti. La storia è presente già nel nome: 8C erano le otto cilindri progettate da Vittorio Jano che negli anni Trenta vincevano sulle piste di tutto il mondo; Competizione era il nome della 6C 2500 che Juan Manuel Fangio aveva guidato alla Mille Miglia del 1950.

LE CARATTERISTICHE L’auto è all’insegna della leggerezza, di un rapporto peso/potenza ottimale e della precisione di guida. Il motore è un V8 da 4.7 litri che eroga ben 450 CV e segna il ritorno alla trazione posteriore, che mancava sui modelli stradali dai primi anni Novanta. L’estetica non è da meno: “Si chiama 8C, e credo sia semplicemente la più bella macchina mai costruita” sono le parole nientemeno che di Jeremy Clarckson di Top Gear

L'EREDITÀ La 8C Competizione sintetizza lo stile Alfa e diventa un punto di riferimento per i modelli a venire, anche quelli destinati al grande pubblico come MiTo e Giulietta. Ma ha anche una parente molto stretta: la “sorella minore” 4C, piccola supercar tecnologica chiaramente ispirata alla maggiore, ma disponibile su larga scala: anche per lei leggerezza e tecnologia sono le parole d'ordine, e il risultato sono 240 CV di potenza per una velocità massima di 255 km/h.

Storie Alfa: Giulia e Stelvio

PIATTAFORMA GIORGIO Nel 2013 sta per nascere la nuova generazione Alfa Romeo e Giorgio è il misterioso (e mai spiegato) nome della piattaforma su cui verrà costruita. Quel che si sa è che Giorgio sarà a trazione posteriore e integrale, e che avrà obiettivi molto ambiziosi. L’Azienda pianifica grandi investimenti e chiede ai progettisti di pensare fuori dagli schemi, “credere, sognare e creare”.

LA NUOVA GIULIA L'interpretazione che esprime al massimo le qualità della piattaforma Giorgio è la più sportiva in assoluto, Giulia Quadrifoglio. L’azienda decide di presentarla prima della versione standard (del resto sono le versioni standard di Giulia e Stelvio a derivare da quelle sportive, contrariamente a quanto succede di solito), e senza rivelare nulla in anticipo. Viene mostrata al mondo il 24 giugno 2015, 105esimo compleanno di Alfa, nelle sale del rinnovato Museo Storico di Arese. I motori sono tutti nuovi e interamente in alluminio, le soluzioni tecniche all’avanguardia e il rapporto peso/potenza è il migliore della sua categoria, grazie all’impiego di materiali ultra leggeri per tutte le parti dell’auto. Il 6 cilindri bi-turbo benzina della Quadrifoglio eroga 510 CV per 600 Nm di coppia.

STELVIO, IL PRIMO SUV ALFA Sulla piattaforma Giorgio si svilupperà anche il primo Suv del marchio, Alfa Romeo Stelvio, che arriva nel febbraio 2017. L’obiettivo? Agilità e prestazioni, su tutti i terreni: un Suv che si possa guidare come una berlina sportiva.

LE PIÙ PREMIATE Al Nürburgring Giulia Quadrifoglio è pronta così com’è, senza preparazioni speciali, la stessa che si può acquistare in concessionaria. Sul più mitico dei circuiti segna ben sette secondi sotto il primato precedente. L’anno successivo, Stelvio fa ancora meglio: otto secondi sotto il record di categoria. Sono ufficialmente la berlina e il Suv più veloci di sempre, e nel giro di cinque anni diventano anche le Alfa più premiate della storia, con 170 riconoscimenti internazionali assegnati dai media di settore e da quelli generalisti, tra cui ricordiamo il Performance Car of the Year che Giulia Quadrifoglio porta a casa per tre anni consecutivi, entrando nella Storia e sancendo per sempre il primato della “meccanica delle emozioni”.


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