Autore:
M.A. Corniche
Pubblicato il 20/03/2020 ore 18:28

LE MAGNIFICHE 10 Stavolta tocca al Direttore compilare il proprio elenco delle auto che rimangono nel cuore. La più bella, la più divertente, la più rumorosa. La più brutta. Quella sulla quale da bambino sognavi di salire, ma poi al momento buono un papà scrupoloso te lo impedì... Mister M.A. Corniche e il suo DrivenBox tutto da leggere.

BEST CAR: AUDI S6 AVANT TDI QUATTRO (2019)

Audi S6 Avant TDI quattro tiptronic, potenza e comfort

Magari vi aspettavate un attrezzo più esotico, o magari più quotidiano. La ''best car'' deve essere al massimo in ogni suo aspetto, in ogni condizione d'uso. Un compromesso tra tanti aspetti, ma senza compromessi. La mia lunga prova della Audi S6 Avant TDI quattro Tiptronic mi ha convinto che lei è la mia Best Car, è lei che vorrei guidare tutti i giorni. È una wagon, e le belle wagon grandi mi piacciono più dei SUV. È un’Audi, con tutto quanto ne consegue in termini di qualità e comfort. Ma, fino a questo punto, non sarebbe la sola. Anche se aggiungo che ha 349 cavalli e tanto carattere, qualche sua concorrente la troverei comunque. La genialità della Audi S6 Avant è che riunisce la praticità di una grande wagon a prestazioni da sportiva e a consumi da auto aziendale. È stata la mia compagna di viaggio con famiglia al seguito verso la Danimarca e ritorno, e pur sfruttando al massimo i tratti senza limiti delle autobahn tedesche, ho percorso in media 11 km/litro su più di 5.000 chilometri. Di cui gli ultimi 1.500 percorsi senza staccarmi dal volante per 15 ore filate, e avrei continuato il viaggio senza problemi. Si lascia guidare in curva a 260 senza patemi, adatta il suo assetto al mio umore e alla strada. E accompagna ogni chilometro con un rombo che ricorda quello della superavionica sorellona RS6. Di cui, però, non condivide i consumi. La trovo geniale.

FIRST CAR: TRIUMPH SPITFIRE 1500 (1975)

Triumph Spitfire 1500, il primo amore non si scorda mai

Neopatentato, l’ho acquistata un po’ per caso. Me l’hanno offerta per poco e via, fatto. Era carina, aveva l’hard top in metallo per l’inverno, era divertente. La Triumph Spitfire 1500 è stata una grande maestra di guida, con la sua tendenza al sovrasterzo da controllare senza perdere un attimo nel reagire. È stata anche una bella palestra per imparare a mettere mano alla meccanica: il cofano apriva completamente tutta la parte anteriore e ricordo ancora quando con Antonio, il mio meccanico, regolavamo il gioco valvole sculettando seduti sulle ruote anteriori per far girare il motore. Il suo schema delle sospensioni posteriori, che soltanto un pazzo inglese può pensare, macinava le crociere dei semiassi e ho imparato a cambiarle da solo, utilizzando quelle, più economiche, della Fiat 124. Le ho cambiato tutte le pompe ma The Prince of Darkness, il principe delle tenebre Lucas non mi ha mai lasciato al buio con problemi elettrici. E lei non mi ha mai lasciato per strada. La ''Spit'' è stata anche una brava maestra nell’insegnarmi a sfruttare al massimo ogni goccia di benzina (rossa), mi ha insegnato ad andare veloce senza sprecare, sfruttando al meglio la coppia del suo quattro cilindri. Quando ho deciso di venderla? Quando, fermo in un ingorgo, mi sono trovato con il paraurti di un camion all’altezza dei miei occhi. E sono passato a una solida, affidabile, veloce Volkswagen Golf GTI…

FUNNIEST CAR: PORSCHE 911 GT3 (2015)

Porsche 911 GT3: tutta da guidare

Chiarisco subito il mio punto di vista: se un’auto è sportiva, deve essere sportiva sul serio. Non deve essere soltanto una due posti scomoda, con magari meno cavalli di una station wagon turbodiesel. Per questa ragione, ho apprezzato la Porsche 911 in tante sue forme, generazioni e motorizzazioni, ma per me la vera 911 è la Porsche 911 GT3. Altrimenti è come se usassi i pesi in palestra con un elastico che mi aiuta a sollevarli. La mia ultima esperienza con la 911 GT3 si ferma al model year 2015. Ho voluto mettere alla prova la Porsche 911 GT3 2015 nelle peggiori condizioni possibili, almeno per un attrezzo pensato per la pista più che per la strada: sulla Cisa vecchia, quella tra le colline, con meteo da allerta 2 in Liguria. Le gocce di pioggia sembravano spaccare il parabrezza e bucare il tetto, mi si è messa di traverso in autostrada in un tratto in cui l’asfalto drenante si interrompeva, non riuscivo a tirare le marce fino in fondo poiché le due ruote posteriori, le uniche con trazione, slittavano quando il motore entrava in coppia. Questa è una sportiva vera, da guidare, da sentire, da domare. Ricordo quando, tornando di notte verso Milano sulla A1, sui primi chilometri di asfalto asciutto dopo chilometri di asfalto viscido ho premuto a fondo sul gas uscendo da un restringimento: non dimenticherò quell’urlo dallo scarico e quella accelerazione violenta, lo snocciolarsi delle marce come colpi di Winchester quando, aggrappato al volante, ho la sensazione di essere sparato nell’iperspazio, nudo, da una bocca di cannone. Alla faccia delle sportive che fanno tutto loro. Tiè.

MY CAR: JEEP WAGONEER LIMITED (1989)

Jeep Wagoneer Limited, la Jeep ''di legno''

Ok, il woody mi è sempre piaciuto e trovo che la Jeep Grand Wagoneer sia una delle auto più chic mai prodotte. Ma ho avuto occasione di provarla quando vivevo a New York e ho scoperto che è anche una delle meno piacevoli da guidare. Un camionazzo, bellissimo sì, ma un camionazzo. Al contrario della sua sorella minore, la Jeep Wagoneer Limited, quella che poi ho acquistato, anche perché più adatta, per ingombri, alle nostre strade. Potrei inserirla anche come Most Surprising Car: me ne sono accorto quando, appena acquistata vicino a Viterbo, l’ho portata a Milano e sulla Cisa mi sono divertito come un maledetto, anche se dovevo puntarmi con il gomito sul finestrino nelle curve a destra a causa del sedile di guida dissaldato. Si arrampica anche sui muri, è compatta fuori ma grande come un furgone dentro, manovra in un fazzoletto e il suo sei cilindri 4.0 suona quasi come un V8. È mia da quasi dieci anni e ancora mi piace, la tengo nel box accanto al mio ufficio. Con la serranda sollevata, così la vedo ogni giorno e mi mette di buon umore. Ogni tanto ha bisogno di attenzioni e cure, ed è facile metterci mano, a parte il maledetto ABS Bendix. I miei bambini la chiamano ''la Jeep di legno''. 

LOUDEST CAR: MERCEDES-AMG GT (2018)

Merceces-AMG GT, rombo di tuono

Forse non è davvero la loudest car che abbia mai sentito. La mia vera loudest car è la Panoz che ho visto correre alcuni anni fa alla 24 Ore di Le Mans: il suo passaggio faceva addirittura tremare la terra sotto i piedi, letteralmente. La Mercedes-AMG GT, invece, è stata capace di stupirmi la prima volta che l’ho provata. Era accesa, rivolgendo a me il frontale. Sono andato in coda per caricare la mia borsa nel bagagliaio e WOW, ma cos’è, un peschereccio smarmittato? Dagli scarichi usciva un gorgogliare che mi ha ricordato più quello di un Riva Aquarama, con lo scarico che entra ed esce dal pelo dell’acqua. Non è il rombo più loudest, se guardiamo ai decibel, ma è un rombo unico e inconfondibile, sexy anche quando il motore gira al minimo. Le si avvicina quello della Audi RS6, soprattutto del model year 2020, ma nessuna ha quella voce da fumatrice incallita che ha la Mercedes-AMG GT. 

DRIVEN THE MOST: VOLVO XC90 D5 (2018)

Volvo XC90 D5, la maratoneta

Capita che cambi auto anche più volte in un giorno, non percorro molti chilometri con una in particolare. Ma le Volvo sono tra le mie auto divorachilometri preferite. Perché mi sento in linea con la loro filosofia scandinava, fatta di lusso sobrio e non ostentato, di comfort e di attenzioni per chi ospitano, per il piacere di guida, per la sensazione di solida pesantezza che mi trasmettono. Se posso scegliere, sono tra le prime auto che mi procuro quando devo mettermi al volante per percorrere tanti chilometri. Per me la Volvo XC90 è ancora, dopo anni dal lancio, una delle più eleganti SUV taglia XL. La sua coda è tuttora una delle più riuscite, e non è facile disegnare la coda di un’auto alta come una cabina del telefono. Con la XC90 ho iniziato a segnare i miei record di durata, con un Amsterdam-Milano tutto di un fiato (1.100 km scarsi, 11 ore, in totale 5.000 km con la Volvo XC90 D5, con la penalty dei bambini a bordo. Ho bissato l’anno successivo con la sua sorella snella, la Volvo V90 Cross Country Ocean Race, alzando l’asticella con un San Sebastian- Milano (1.250 km, 13 ore, in totale 6.000 km con la V90 Cross Country Ocean Race. E con entrambe sono sceso sotto casa come se mi fossi appena messo al volante. La scorsa estate ho alzato ancora l’asticella con 1.500 chilometri dalla Danimarca a Milano, in circa 16 ore. Ma, lo confesso, ho tradito la Volvo per una tedesca, quella che trovate più in alto come Best Car. I cavalli sono cavalli, ragazzi.

WORST CAR: SKODA ROOMSTER (2006)

Skoda Roomster: riuscita...così così

Forse non è davvero la worst car e un po’ mi dispiace eleggerla Miss Peggiore, ma tra le centinaia di presentazioni di nuovi modelli, è l’unica auto che mi ha invitato a tagliare il giro di prova e dirigermi verso l’albergo seguendo la strada più diretta, annoiato e infastidito dalla sua rumorosità. Se, durante la prova, la Skoda Roomster non mi ha entusiasmato, diciamolo, poi, non era una gran bellezza, con il frontale in stile aeronautico e la coda in stile edilizio che sembrava il collage di due auto differenti. Proprio alla presentazione mi è capitato di vederne una con un palo che divideva la fiancata: coda e frontale sembravano proprio due auto differenti. Poi era anche un’auto pratica e furba per lo spazio interno, ma quella esperienza mi ha segnato, cara Roomster.

MOST SURPRISING CAR: SUBARU IMPREZA WRX STi (2011)

Subaru Impreza WRX STi: come nel Mondiale Rally

Alla presentazione, dopo aver inanellato curve e tornanti come in una prova speciale, mi sono ricordato che il sedile del passeggero ospitava il mio operatore video. “Come va? Lo stomaco?” gli ho chiesto. “Lo stomaco tutto bene…”, mi ha risposto. Credo che all’ennesimo fosso vicino vicino, e all’ennesimo muretto sfiorato, lo stomaco fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Mi ha sorpreso, si lasciava guidare pulita o sporca, ma sempre velocissima, leggera, equilibrata e affidabile, sempre con un controllo come se davvero avessi affrontato tante prove speciali e fossimo ormai alla fine di un intero campionato rally vissuto insieme. Si poteva ripartire la trazione sui due assi per scegliere lo stile di guida, e salivavo come un mastino quando giocavo con quella levetta. Non era bellissima, ma chissenefrega. Bastava mettersi al volante della Subaru Impreza WRX Sti per dimenticarsi di tutto, preoccupazioni, limiti di velocità e… operatori video.

NEXT CAR: BMW Z8 (2002)

BMW Z8, l'eleganza si fa auto

Ovviamente non sto acquistando una BMW Z8, ma vorrei tanto poterlo fare. È un vero capolavoro di stile, parte dalle linee di una delle BMW più eleganti mai costruite, la 507, e le riprende in chiave moderna, con la medesima eleganza, linee pulite e, in questo caso non è un termine usato a sproposito, iconiche. Splendida, non cambierei un millimetro della sua carrozzeria in alluminio e nemmeno del suo interno, con la tecnologia nascosta dalla plancia rétro minimal. Ho avuto la fortuna di guidare uno dei 5.703 (un numero a caso, eh) costruiti: per chi non lo sapesse, sotto la pelle c’è più o meno la meccanica della BMW M5 di quel periodo, con il V8 5 litri da 400 cavalli. Perfetta in tutto, talmente bella da suscitare ammirazione e non invidia: durante la mia prova della BMW Z8, in viaggio verso la Liguria, ricordo tanti pollici alzati al mio passaggio, da motociclisti, furgonati e padri di famiglia. E non credo fossero (soltanto) per i lunghi capelli biondi che mi svolazzano di fianco sul lato del passeggero…   

WISH I HAD DRIVEN: LAMBORGHINI MIURA (1966-1973)

Miura, il sogno di un bambino

Da bambino ho costretto mio padre a passare ore davanti alla vetrina di un autosalone che spesso aveva in vetrina una Lamborghini Miura. Arancione, verde mela, bianca, oro, ne ho viste tanto dietro a quella vetrina, e ne ha viste tante anche mio padre… Un giorno, in centro a Milano, mi sono messo a fissarne una posteggiata talmente tanto intensamente che il proprietario, dopo avermi chiesto se lo lasciavo salire a bordo, si è offerto di portarmi a fare un giro. Stante lo stivaletto puntuto sotto i calzoni a zampa, la scollatura ombelicale della camicia con il colletto sollevato, il catenone 24 carati e il ciuffo da macrò d’alto bordo del proprietario, mio padre mi ha costretto a declinare il gentile invito. Ma la Lamborghini Miura rimane il mio sogno di bambino e una delle auto più sensazionali mai disegnate e prodotte. Avevo ovviamente il modellino, poco Lambo nel suo colore argento, e avrò aperto e chiuso i suoi due cofani centinaia di volte, inventando storie e avventure. Non ho mai capito se sia nato prima il modellino della Miura o la vera Miura, l’auto reale più vicina all’auto dei sogni di un bambino. Lo stesso sogno che deve avere avuto Ferruccio Lamborghini quando ha deciso di realizzarla. Ok, qualcuno me la fa provare prima che mi metta a piangere?!?


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