Pubblicato il 21/02/2020 ore 18:00

27 ANNI RACCONTATI IN 10 AUTO Raccontarsi in 10 auto non è cosa semplice. Non si tratta solo di stilare una lista di mezzi meccanici, ma di rievocare qualcosa che ha a che fare con emozioni, sentimenti e ricordi che una vettura lascia impressi nella nostra memoria. Questo è un pò il compito di Drivenbox: portare alla luce il nostro modo di vivere l'automobile, ripensando a quelle auto che, nel bene o nel male, hanno lasciato un segno. Ecco dunque la lista delle 9 bellezze (e non) che ho avuto il piacere di guidare. L'ultima è una gioiellino uscito dritto dritto da Hollywood.

•    First Car: Fiat Uno 1.0 i.e. FIRE   
•    Best Car: Ferrari 488 Spider
•    Funniest Car: AMG A35 4Matic Sedan
•    My Car: Audi A1 Sportback
•    Loudest Car: Audi S6 Avant
•    Driven the most: Fiat Idea
•    Worst Car: Chevrolet Spark
•    Most Surpirsing Car: Tesla Model X
•    Next Car: Mazda3
•    Wish I Had Driven: Mustang Shelby GT500 ''Eleanor''
 

LA PRIMA NON SI SCORDA MAI La prima auto è un po' come il primo amore, qualcosa che ti rimane dentro, impossibile da dimenticare. Ritrovo un po' la stessa sensazione quando ripenso alla mia prima auto: una Fiat Uno 1.0 i.e. FIRE. Nonostante quando ci salii per la prima volta (2011), la piccola torinese avesse già qualche anno e tanti chilometri sulle spalle, sviluppai fin da subito un attaccamento viscerale con questa utilitaria da 45 CV; un po' perché era la vecchia auto dei nonni, un po' perché guardando il suo abitacolo scarno mi suscitava subito simpatia. La guida era vecchia maniera, niente servofreno e servosterzo, per fare manovra servivano i bicipiti di Hulk Hogan. Quando affondavi il pedale dell’acceleratore, la spinta era tutt’altro che fulminante e i 130 km/h si raggiungevano solo dopo una settimana, ma in compenso i sedili, con ricamo Principe di Galles erano comodissimi. Mi pianse davvero il cuore quando dovetti rottamarla. Una parte di me è ancora al volante di quella piccola Fiat Uno 5 porte 45 CV del 1992.

Fiat Uno 1.0 i.e. FIRE

ROSSOCORSA Non è stato difficile scegliere l’auto migliore mai provata. Il suo nome è semplice: Ferrari 488 Spider. L’occasione di mettermi al volante di questo gioiellino mi viene offerta da un amico, che al contrario del sottoscritto, può permettersi nel garage una purosangue da 670 CV. Seduto al volante della 488 Spider ogni pensiero svanisce, i tuoi occhi si fissano sul cavallino rampante, impresso sul volante, e il piede destro inizia a sognare. Affondi sul gas e il rombo del V8 fa resuscitare anche i morti del cimitero. L’ho provata per un centinaio di chilometri sulle stradine collinari dell’Oltrepò e ricordo ancora la precisione e l’accuratezza con la quale la 488 Spider danzava fra una curva e l’altra. Oltre a una spinta da Space Shuttle e un cambio da F1 mi è rimasta impressa la potenza dell’impianto franante. Con i dischi carboceramici bastava solo sfiorare il pedale del freno e l’auto si arrestava davvero in un niente. La decelerazione era accompagnata da un rumore di sfregamento fra pastiglia e disco davvero particolare, diverso da quello che si ritrova sulle auto di tutti i giorni. Guidare con un V8 Ferrari dietro le orecchie è una sensazione davvero impareggiabile, da provare almeno una volta nella vita.

LA PIÚ DIVERTENTE La Stella a tre punte deve sempre dire la sua, soprattutto se ti capita di mettere le mani su una Mercedes AMG. L’occasione è di quelle che approcci con un po' di sufficienza, pensando di metterti alla guida del solito ''bombardone'' tedesco, che nel mio caso rispondeva al nome di A35 AMG 4Matic Sedan. Non immaginavo che quest’esperienza mi avrebbe lasciato un sorriso stampato sul volto. Dopo la 488 Spider pensavo che non mi sarei mai più divertito così tanto. Tuttavia, qualcosa di simile l’ho sperimentato di nuovo al volante della compatta di Affalterbach. Una berlina con un 2 litri 4 cilindri turbo benzina che sprigiona 306 CV e 400 Nm di coppia. Un fulmine, con una linea scolpita dal vento e con un codino estremamente sexy. Affondi sul gas e in 4,8 secondi sei a 100 km/h. Due terminali di scarico che borbottano come tamburi da guerra ti fanno sentire pronto per la battaglia. Uno sterzo pulito e preciso per disegnare curve perfette sui tornanti fuori Trento, ti fa innamorare anche di una 3 volumi pensata per businessmen annoiati.

ALL YOU NEED IS LOVE La prima volta la vidi su Ponte Coperto a Pavia era una Audi A1 Sportback, fu subito colpo di fulmine. Con quei fari LED a baffo tanto cool fu subito amore a prima vista. Appena trovata l'offerta giusta mi portai a casa il restyling 2015 in allestimento Admired e con pacchetto estetico S Line. Scelsi la motorizzazione benzina: un 1.4 TSFI turbo da 125 CV e 200 Nm di coppia massima. Un motore convincente e sempre sul pezzo, con una spinta consistente fin dai bassi e una progressione costante, senza incertezze, fino a fondo scala. 0-100 in 8,9 secondi e top speed di 208 km/h, con consumi davvero contenuti. Il divertimento è assicurato, sfrecciando fra le curve la mia piccola tedesca infatti non si scompone proprio mai. Quando sei a corto di benzina poi, alzando un po' il piede dal gas si riescono a toccare anche i 5,5 l/100 km. Con la mia A1 Sportback ho percorso finora 27.000 km e tengo a lei come a una fedele compagna. Ci sono talmente affezionato che l’ho sempre lavata a mano, salvandola dai rulli dell’autolavaggio. Il suo punto forte è la colorazione bicolor: nero il tettuccio, blu metallizzata la carrozzeria. Sotto il sole di mezzogiorno l’abbinamento cromatico crea un bel colpo d’occhio, dopo 4 anni non smette ancora di stupirmi! Nonostante sui sedili posteriori lo spazio non sia eccezionale, un week-end con gli amici si può affrontare senza problemi, purché i bagagli non siano eccessivamente ingombranti.

Audi A1 Sportback

CHE SOUND! È arrivata in redazione sul finire dell’estate e il suo rombo attirò subito l’attenzione del sottoscritto e dei colleghi. Audi S6 MY 2019 è davvero una bestia da domare con vigore, un ruggito vigoroso e profondo che rimbomba nei quattro scarichi sdoppiati ai lati del paraurti. È vero, la melodia non è quella di un benzina, ma il tono profonfo e roboante sprigionato dal motore ti fa davvero sussultare. L’ho provata riconsegnandola in concessionario e vi posso garantire che il ruggito del V6 TDI 3.0 litri da 349 CV risuona fin dentro l’abitacolo. Ho un ricordo particolare di questo bombardone: schiacciando sull’acceleratore il V6 prende vita e come un drago sputafuoco sembra balzare fuori dal cofano, con un timbro cupo che inonda tutto l’interno. La spinta è di quelle da navetta spaziale, con un’accelerazione che ti schiaccia ai sedili, incollandoti al posto di guida. Capisci di aver superato una soglia ragionevole di decibel, quando i passanti iniziano a lanciarti sguardi densi di livore e invidia.

MACINA CHILOMETRI Fiat Idea 1.3 Multijet Diesel da 90 CV, con lei ho galoppato parecchio, un mulo da soma infaticabile. Era la macchina di famiglia e ci ho percorso qualcosa come 30.000 km. Il suo motore a gasolio era davvero eccellente, non particolarmente brillante, ma comunque ottimo nei consumi e adatto per affrontare le lunghe percorrenze. Con questa monovolume compatta ci scorrazzavo senza pensieri, contando sul fatto che il gasolio nel primo decennio degli anni 2000 costasse solo 1,22 euro al litro. Era adatta all’uso di tutti i giorni, ci si caricava davvero il ''mondo'' senza troppi indugi. Peccato che un problema al servosterzo abbia prematuramente interrotto la sua permanenza in famiglia.

DA DIMENTICARE La presi a noleggio durante una vacanza nel Nord della Sardegna, era una Chevrolet Spark, una citycar completamente inadatta ad affrontare le strade sconnesse e impolverate della Gallura. Sfortunatamente l’autonoleggio non aveva altri modelli a disposizione e dovetti, a malincuore, optare per l’erede della Daewoo Matiz. Un’auto scomoda e brutta, con un design che la faceva somigliare a un pesce dallo sguardo stralunato e un bagaglio in cui non ci stava nemmeno un portavivande. Sotto il cofano un 1.0 quattro cilindri da 68 CV già morto ancor prima di avviarsi. L’unico ricordo divertente associato a quell’auto è la sua comparsata in Transformers 2, dove interpretava (malamente) il ruolo di un Autobot.

Chevrolet Spark

SORPRESA ELETTRICA Sebbene le auto elettriche mi appassionino e suscitino in me forte interesse da diverso tempo, la Tesla Model X mi ha stupito oltre ogni aspettativa. Appena la guardi rimani colpito dalle sue dimensioni, progettare un pacco batterie sufficientemente grande per muovere questo super SUV, di sicuro avrà creato non pochi grattacapi agli ingegneri Tesla. Dimensioni da panzer a parte, non ti aspetteresti di certo che un gigante da quasi 2 tonnellate e mezzo riesca a coprire lo 0-100 in 4,6 secondi e invece è proprio così. I suoi due motori elettrici riescono a imprimere alle ruote una coppia mostruosa. Guidandola fra i semafori di Milano, manca poco per raggiungere velocità curvatura, fra sguardi di passanti e curiosi, che restano colpiti dalle sue forme, ma ancor di più dalla sua sorpendente reattività. Peccato solo che questo gioiellino in versione Long Range abbia un prezzo non proprio abbordabile: 94.900 euro per mettersela in garage.

L’AUTO CHE VERRÁ Nella vita ci sono poche certezze, per me una di queste è che la mia prossima auto sarà una Mazda3. Ho avuto l’occasione di provarla per il nostro consueto Day by Day e ne sono rimasto impressionato. Poche volte le concept car si traducono in modelli di serie, questo non si applica però alla Mazda3. Con la sua vernice Soul Red Crystal Metallic osservarla è un’emozione per gli occhi. La linea filante e affusolata, sguardo da rapace con fari incastonati nella carrozzeria, la Mazda3 fende l’aria proprio come un falco pellegrino. L’unica pecca è il motore, lo Skyactiv-X che ho provato non mi aveva fatto impazzire, probabilmente se dovessi scegliere, opterei per una motorizzazione Diesel, magari uno Skyactiv-D da 1.8 litri e 116 CV di potenza.

L’UNICORNO Arrivato in fondo al mio Drivenbox, voglio dedicare alcune righe al mio sogno più grande. La mia auto dei desideri arriva da oltreoceano, nasce sul finire degli anni Sessanta e il suo creatore porta il nome di Carroll Shelby. Sto parlando della leggendaria Mustang Shelby GT 500 del 1967, la mitica “Eleanor” protagonista della pellicola ''Fuori in 60 secondi''. Fin da bambino la sua colorazione grigio metallizzato con stripes nere sul cofano e le sue linee scolpite mi facevano impazzire e poi il rombo inconfondibile del suo V8 era davvero da urlo. Sotto il cofano un 7 litri da Muscle Car, capace di 360 CV e 570 Nm di coppia massima. A questo capolavoro made in USA bastano circa 15 secondi per coprire il quarto di miglio, mentre la top speed è di circa 215 km/h. Chi di voi non avrebbe voluto essere al posto di Randall ''Memphis'' Raines al volante della sua Eleanor, e decollare a tutta velocità sopra la rampa per sfuggire agli agguerriti poliziotti di Los Angeles? Oppure scorrazzare per L.A. con la Shelby GT 500 e la bella Angelina Jolie seduta al proprio fianco? Beh un po' tutto questo ha trasformato, nel mio immaginario, la Mustang Shelby GT 500 “Eleanor” del '67 nell’Unicorno, ovverosia l’auto irraggiungibile, l’auto dei sogni che continua, purtroppo, sempre a sfuggirti.

Mustang Shelby GT500 ''Eleanor''


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