Pubblicato il 31/01/2020 ore 18:30

DEBUTTO COL BOTTO Questa volta tocca a me l'amarcord delle mie auto “più”: dalla più divertente alla più rumorosa, dalla più sorprendente alla più... tutto. Tra quelle che ho guidato, s'intende. E parto dall'ultima che ho nominato e che vedete in copertina, sulla quale, per mia fortuna, posso volare davvero alto. La B-Engineering Edonis è infatti un modello rarissimo e non molto fortunato, che vanta origini assai nobili. La base meccanica è quella della mitica Bugatti EB 110 Super Sport sviluppata dall'altrettanto mitico collaudatore Loris Bicocchi: razionalizzata, però, a dare una belva che ha ben pochi riscontri nella produzione successiva. Dietro al progetto c'era l'ingegner Nicola Materazzi, il papà della Ferrari F40, che a proposito della Edonis mi disse orgoglioso di essere andato molto avanti rispetto all'illustre sua creatura precedente.

LA EDONIS Il motore della Bugatti, quadriturbo, diventava biturbo sulla Edonis, a dare 720 cavalli con un'erogazione vecchia scuola: o tutto o niente. La scocca era interamente in carbonio, il cambio manuale e la trazione posteriore, a dare un mostro selvaggio che ti soffiava nelle orecchie come un drago furioso attraverso le sue wastegate. E non solo il carattere, ma anche il look richiamava proprio i protagonisti dei bestiari medioevali, per la forma affusolata del muso e le prese d'aria, che ricordavano le squame di un gigantesco rettile. Sputafuoco, ca va sans dire. La migliore? Opinabile, ma di certo è stata la mia esperienza più esotica con un volante tra le mani. Anche per la tiratura limitatissima ad appena 21 esemplari.

B Engineering Edonis: Casil Motors Edonis SP-110 Fenice ne è la riedizione

LA PEGGIORE Dalle stelle alle stalle. L'auto più scarsa che ho guidato è stata la Katay Gonow Victory del 2007: una cinese a bassissimo costo che veniva proposta non in una concessionaria, ma in un supermercato, con un'operazione commerciale francamente discutibile. La peggiore perché? Perché dopo pochi metri si è piantata e non è più ripartita: a causa di un fusibile, dissero gli importatori. Ma una defaillance così grave per un particolare così banale temo fosse solo la punta dell'iceberg.

IERI, OGGI, DOMANI Più che soddisfacente, invece, l'affidabilità dell'auto che ho guidato più a lungo: una Toyota Yaris 1.3 benzina che in famiglia abbiamo dal 2008. Comprata usata, ha richiesto un cuscinetto ruota nuovo a 45.000 km e subito un tamponamento, ma continua a funzionare come un orologio – e con la frizione originale – dopo più di 200.000 km. Quando morirà, l'idea è di sostituirla con una Opel Insignia Sports Tourer 1.6 diesel, l'auto che ho provato nel dicembre 2018 e che mi ha offerto un compromesso tra spazio, praticità, comfort, consumi e piacere di guida ideale per le mie attuali esigenze.

DI COSA SONO FATTI I SOGNI Sotto, a chi tocca? All'auto dei sogni, quella che avrei sempre voluto guidare, ma che ancora non ho potuto: la mitica Alfa Romeo 33 Stradale del 1967. Tre dati per inquadrarla: duemila di cilindrata, otto cilindri e 240 cavalli. Il tutto vestito dalla carrozzeria più bella che sia mai stata concepita. L'ultima volta che ne ho vista una muoversi c'era al volante un certo Arturo Merzario. Chissà che la prossima volta tocchi a me.

Wish I had driven: Alfa Romeo 33 Stradale

DOLCE RIPIEGO Dai 240 cavalli dell'Alfa, agli altrettanti della Honda S2000, classe 2002, che custodisco gelosamente nel box. È l'auto che ho comprato da “signorino” e con cui mi sono presentato al primo appuntamento con la donna che poi sarebbe diventata mia moglie. Quasi un membro della famiglia, la S2000 è l'auto simbolo della sportività e delle capacità tecniche di Honda a cavallo del nuovo millennio. Il suo motore V-Tec con fasatura e alzata variabile delle valvole ha segnato un'epoca ed era montato in un telaio di rara reattività. Ma sto divagando, qui non devo giustificare il suo piazzamento nel DrivenBox: è nella lista perché è mia e tanto basta.

DA FAR TREMARE LE GINOCCHIA Più interessante è raccontare come sono arrivato alla S2000, perché in realtà la scelta della spider a due posti è stata un (felice) ripiego. Io, in realtà, volevo comprare una Integra Type R del 1998, ma semplicemente non ne trovavo in buone condizioni. È lei l'auto che, più di tutte, mi abbia mai sorpreso. E fatto battere il cuore. Prima di provarla pensavo che fosse una “vorrei ma non posso”, dal look appariscente, ma di poca sostanza. Mai presa cantonata più grande. Mi è bastato uscire dal garage e raggiungere il primo semaforo per sentire le ginocchia che tremavano: lì sotto c'era sicuramente qualcosa di speciale.

DOPPIA NOMINATION L'Integra era una Gruppo N con la targa, capace di far vibrare ogni corda della mia passione. Sound, reattività e autentica performance passavano per il motore V-Tec di 1.800 cc che erogava 190 CV. Trasmetteva a terra la potenza attraverso il cambio a 5 marce più scorrevole e dalla corsa più corta che si sia mai vista su un'auto stradale (ricordava gli Hewland a innesti frontali delle vecchie Formula Ford). La trazione? Anteriore, ma con un bell'autobloccante che eliminava il sottosterzo. Il tutto non era disgiunto da una bella dose di praticità, visto che si trattava di una 2+2 generosa e con un bellissimo bagagliaio. Non fosse stata anche la più sorprendente, avrebbe meritato lei la nomination a Best Car.

Most surprising car: Honda Integra Type R 1998

UN'AUTO FATTA PER GIOCARE Spettacolare anche il bagagliaio della Corvette C6 2008, quella con il motore LS3 da 436 cavalli: il volume (al tetto) rivaleggiava con quello di una station wagon e nonostante ciò è l'auto più divertente che io abbia mai guidato. Il suo segreto? Era capace di piegarsi a qualunque stile di guida: quando si voleva staccare il tempone in pista sapeva disegnare traiettorie pulitissime, con una tenuta laterale degna – numeri alla mano – di una Ferrari F40. Ma era anche l'auto più facile del mondo da controllare nella guida di traverso. E pensare che la Corvette C6 del 2007, molto simile nell'aspetto, aveva una precisione di guida a dir poco pessima...

LA PIÙ SPECIALIZZATA La precisione di guida era invece un fiore all'occhiello della Radical SR3 del 2014: con tutta probabilità l'auto più rumorosa che abbia mai guidato. Intendiamoci, nonostante sia omologata e targabile, l'auto in questione nasceva per eccellere in pista e ad alti regimi non si faceva problemi a urlare tutta la sua grinta. Il che, per una sportiva nel vero senso del termine, non è certo un difetto. Da guidare com'è? Velocissima, come possono dimostrare i numerosi successi in gara. Richiedeva tecnica, ovviamente, e ricordava una monoposto di Formula 3, ma le emozioni che trasmetteva erano cristalline e vantava un rapporto prezzo/prestazioni straordinario.

ALTRI SOGNI NEL CASSETTO Aver guidato simili bolidi è certamente un privilegio, a cui praltro dovrei aggiungere una lista ben nutrita di altre auto da sogno. Alla voce “Wish I had driven” potrei aggiungere molte altre celebrità, dalla Ferrari F40 alla Lamborghini Miura, dalla Lancia Stratos alla Fulvia HF, passando per la 037 e la Delta S4. Ma tutto sommato per uno che da pischello ha cominciato con una Fiat Tipo 1.4 a benzina, nel lontano 1988, già così non c'è male.

DRIVENBOX: LA MIA TOP 10

  • First car: Fiat Tipo (1988)

  • My car: Honda S2000 (2002)

  • Best car: B-Engineering Edonis (2001)

  • Loudest car: Radical SR 3 (2014)

  • Driven the most: Toyota Yaris (2008)

  • Most fun to drive: Corvette C6 (2008)

  • Worst car: Katay Gonow Victory (2007)

  • Most surprising car: Honda Integra Type R (1998)

  • Next car: Opel Insignia Sports Tourer (2018)

  • Wish I had driven: Alfa Romeo 33 Stradale (1967)


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