Autore:
Marco Rocca

DRIVENBOX COS’È? Forse ve lo ha già spiegato il buon Matteo nella puntata precedente ma se ve la siete persa vi dico in breve di cosa si tratta: un’inedita personalissima classifica delle 10 auto che, per diversi motivi, hanno lasciato un segno nella vita di ogni giornalista di Motorbox. Siete pronti? Partiamo!

FIRST CAR Il battesimo del fuoco con la patente in tasca (le prime guide nel viale della casa in campagna non le conto) è stato con una Volkswagen Passat del 1992. Il buon Vincenzo (mio padre) l’aveva acquista in versione berlina di un bellissimo Blu Reale metallizzato. Cambio manuale a 5 marce, motore benzina 1.8 cc da 90 cavalli, servosterzo, aria condizionata e rivestimenti in velluto tra l’azzurro e il grigio. Era l’allestimento GL che per me significava  “Gran Lusso”. Immaginate la felicità di un neopatentato a bordo di quell’auto. Quanto ero felice, ricordo ancora che la notte sognavo il momento in cui l’avrei guidata il giorno dopo. 

TROPPO ENTUSIASMO Novanta cavalli ora fanno quasi sorridere, ma posso garantirvi che la berlina tedesca andava, caspita se andava. Il 1.8 era un bel motore, pieno anche a basso numero di giri. Solo in allungo mostrava presto il fianco. Come è andata a finire? Un giorno, uscì fumo, tanto fumo dalle bocchette di areazione e il tappetino passeggero si riempì d’acqua. La portai subito da un meccanico che mi disse che per il povero 1.8 non c’era più nulla da fare, avevo fuso il motore. Mio padre me lo fece capire in modo diverso. 

DRIVEN THE MOST Dopo lo spiacevole evento il buon Vincenzo si comprò l’auto nuova, ma soprattutto decise di comprarne una solo per me. La scelta cadde su una Lancia Y. Era il 2001, quanto mi sento anziano. Blu Teseo metallizzato, allestimento Elefantino Blues, una serie speciale con uno stereo firmato Clarion niente male (faceva fico il  frontalino estraibile!!!). Interni in tessuto color blu e finiture sulla plancia nello stesso colore della carrozzeria. Rispondeva presente l’aria condizionata ma mancava il servosterzo.

ASFALTO ROVENTE Dannato servosterzo! Solo ora realizzo quanta fatica facevo nelle manovre quando d’estate in Puglia l’asfalto toccava i 50 gradi e le gomme avevano una presa a terra che manco le supersoft di Formula 1… Ma sono stati momenti molto felici con lei e soprattutto con le ragazze che nel tempo sono salite sul sedile passeggero (quando l’ho venduta ho preso dei coprisedili). Il piacere di guida invece non è mai stato il massimo. Il 1.1 Fire aspirato da 60 cavallucci faceva gli straordinari per garantire un certo brio. Confesso di averla spremuta a fondo come fosse una sportiva, ma la piccola ha sempre retto il colpo. 

MY CAR Di auto, poi, ce ne sono state altre, ma la prima che ho comprato con i soldi del mio primo lavoro è stata una Mazda MX-5. Due posti secchi, bassa bassa, cambio corto, sterzo chirurgico ad assistenza idraulica, sospensioni a 4 bracci, trazione posteriore. Cosa chiedere di meglio senza spendere una fortuna? Grigia (ma l’avrei voluta verde british), interni in pelle color biscotto, capote marrone, l’adoro.

IO L'AMO! Non regala accelerazioni da peli dritti sul braccio, una Punto con il MultiJet probabilmente mi lascia indietro al semaforo, ma il 1.8 da 126 cavalli allunga bene, girando alto ma rispondendo con una bella coppia anche in basso e con una marcia in più del dovuto. Un’auto da godere quando finiscono i rettilinei e cominciano le curve. Ben bilanciata, leggera e con un telaio tra i migliori in circolazione, mi stampa sempre in faccia un gran sorriso. La curo come fosse mia figlia: mai pista, mai modifiche pasticciate, se vi interessa potete contattarmi, scherzo!!!

WORST CAR Dalle stelle alle stalle: l’auto più brutta sulla quale sia mai salito è stata una Talbot. Marchio anglo/francese comprato da Chrysler e poi acquisito da Peugeot che tra il 1977 e il 1985 decise di costruire un capolavoro di ingegneria passato alla storia con il nome di Horizon. Vi invito a vederla in foto se non la conoscete e a formulare il vostro giudizio che, come il mio, si concretizzerà in un solo aggettivo: “che macchina di m…a!”. Squadrata, anzi proprio cubica, quattro lamiere attaccate in croce e interni più basici delle sedie che io e i miei cugini mettevamo in fila nel salotto di mia nonna  per giocare a guidare. Eppure nel 1979 questa “cosa” vinse l’ambito premio Auto dell’Anno. 

FUNNIEST CAR Ma torniamo alle auto serie, quelle che mi hanno fatto capire di amare il lavoro che faccio oggi. Parlo della KTM X-Bow e di quando l’ho guidata tra i cordoli. Un mezzo che del concetto classico di auto non ha proprio nulla ma che è stata progettata solo per accarezzarti il cuore quando ci sei su. 721 Kg, motore 2.0 litri turbo da 240 cavalli  (il TFSI Audi) e cambio manuale. Progettata da Dallara è quanto di più vicino a una Formula 1 abbia mai guidato. Vi dico solo: accelerazione 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e da 0 a 160 km/h in appena 8,5 secondi. E proprio come una formula uno sfrutta un carico aerodinamico niente male: a 100 km/h è di 48 kg, a 200 km/h è di 193 kg e si possono toccare 1,23 g di accelerazione laterale. Il casco è obbligatorio perché senza si mangiano moscerini e non si vede nulla per il vento. Non avrà il prestigioso 12 cilindri ma che guida ragazzi, che curve e che sensazioni. Tu pensi, lei esegue. Telepatica. 

LOUDEST CAR C’è da dire che quanto a suono allo scarico la X-Bow non la ricordo come una delle migliori che i miei timpani abbiano ascoltato. Se tocchiamo il tema della Loudest Car, nella mia lista delle auto provate metto al primo posto la Ferrari 458 Speciale. Il suo V8 è stato l’ultimo aspirato della gamma Ferrari a motore centrale: 605 cavalli a 9.000 giri al minuto, una melodia che accarezza direttamente le corde dell’anima. Un’esperienza intensa, viscerale che passa dallo stomaco per arrivare al cervello soprattutto quando in fase di rilascio, la 458 Speciale spernacchia come un’auto da rally. Nel traffico per me c’erano solo 1° e 2° marcia, con tanto stupore tra gli astanti. Credo che per un appassionato di auto non ci sia cosa più bella. 

MOST SURPRISING CAR Una bella sorpresa per me è stata la Suzuki Swift Sport. 140 cavalli e tanto divertimento grazie a un peso prossimo alla tonnellata e a un equilibrio esemplare. Si lascia guudare che è un piacere grazie all'assetto sano. Bene carico volante e pressione alla leva del cambio. La dinamica di guida è sorprendente. La cura dimagrante (-80 kg) si fa sentire e i 140 cv del piccolo 1.4 turbo bastano e avanzano a muovere agilmente i soli 975 kg della vettura. Mi sarebbe piaciuto avere, almeno come optional, la possibilità di un differenziale autobloccante per esaltare ulteriormente la piacevolezza di guida mentre l'assetto ''rigido ma non troppo'' è un ottimo compromesso per rendere sfruttabile, in tutte le situazioni, questa nuova utilitaria pepata.

NEXT CAR E siamo arrivati alla voce Next Car, ovvero l’auto a cui penserei quando dovrò sostituire l’attuale. Quale? La mia amatissima Subaru Outback 2.5 benzina da 170 cavalli del 2006. Presa per moglie e bimbo piccolo resiste allo stress della vita quotidiana senza mostrare debolezza alcuna. Vernice solida, come i paraurti nonostante le botte. La trazione integrale permanente e il riduttore mi aiutano quando andiamo in montagna. E poi il bagagliaio è enorme. Io non carico la Subaru Outback, prendo i bagagli e li tiro dentro nel baule! Per questo motivo ripenserei a una nuova Outback, magari nella versione 2020 che uscirà nel corso dell’anno in Italia ma che è già disponibile in America. Benzina o ibrida per me, abito a Milano.   

WISH I HAD DRIVEN Ma se, per un momento, dalla realtà passiamo ai sogni allora le cose cambiano. Si ampliano le vedute, posso dare sfogo alle fantasie e alla passione più vera. Per questo motivo alla voce “wish i had driven” (quella che vorrei guidare) ho scelto il mio personalissimo capolavoro: la Ferrari F40 LM. Ovviamente non mi accontento della già iconica versione liscia, azzardo quella dedicata alla 24 Ore di Le Mans con alettone maggiorato e presa d’aria F-Duct nel cofano anteriore. Ma cos’è quest’auto? Rispetto al modello stradale le F40 LM sfoggia turbocompressori e intercooler maggiorati, una nuova centralina elettronica di gestione del motore, il rapporto di compressione salito a 8,0:1 e la pressione di sovralimentazione portata a 2,6 bar. Tradotto vuol dire scaricare a terra anche 900 cavalli (nella configurazione per le qualifiche). Il tutto per un peso di poco sopra la tonnellata e un cambio da corsa che spara dentro i rapporti come un fucile a pallettoni. Non so voi, ma io ho la pelle d’oca al solo pensiero di poter esser seduto al posto guida e accendere quel V8 biturbo e uscire dalla pit lane di un circuito. 

MY BEST CAR Infine la mia Best Car ovvero sua altezza la Porsche 911 GT3 (serie 991.2). Per me rimane la migliore sportiva in circolazione con targa e fanali. Il flat six (gli appassionati sanno che mi riferisco al motore) è un capolavoro nel far schiazzare la lancetta del contagiri fino a quota 9.000 giri. No turbo, no moderni aggeggi ibridi (almeno per il momento). Un capolavoro su ruote che si lascia guidare come poche altre. Un bilanciamento tutto suo che le permette di entrare forte in curva e di uscire via con un posteriore incollato a terra. Si arriva a 300 in un attimo, sempre con il boxer che spinge e urla senza perdere rabbia. Wow, ti fa sentire i capillari del cuoio capelluto tutti in fermento, un piacevole formicolio attraversa la base dei capelli. Di bestie cattive ne ho provate tante ma la cattiveria della 911 GT3 non posso dimenticarla.


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