Pubblicato il 10/04/20

ANCHE LE QUATTRO RUOTE

Ed eccomi qua! Che ci fa il Drivenbox di uno che anche quando dorme parla di moto? La risposta è semplice… l’amore per i motori è iniziato fin da piccolo con le quattro ruote. No, non quelle della bici con le rotelle, ma con quelle delle auto di mio padre prima e le Formula 1 poi. Appena ho avuto l’età legale ho preso la patente, rubato l’auto a mia madre per andare a scuola, chiesto di guidare ogni automobile ad amici e amici degli amici, insomma una passione viscerale. In altri ambiti si direbbe “purché respiri”, nel nostro trovo più appropriato “basta che abbia un motore”. Eccovi dunque la mia personale classifica con le auto migliori, le peggiori, le più sorprendenti e via discorrendo.

FIRST CAR: FIAT PANDA 750 CL, NAVE SCUOLA

Fiat Panda 750

Le prime guide, e chi se le scorda! Spesso ironizzando sui social media la Fiat Panda viene eretta ad auto da eroi e non potrei essere più che d’accordo: niente servosterzo, niente ABS e gli airbag erano un lusso che a inizio anni ’90 le utilitarie non si potevano permettere: anno di produzione della Panda di mia madre 1991, che coincide anche con il mio anno di nascita, toh il caso! Il mio apprendistato è iniziato con lei e la sua vernice blu metallizzata rovinata dal tempo, il suo motore FIRE da 759 cc e 34 CV non aveva certo le prestazioni delle auto che guidavo alla Playstation, lo 0-100 veniva coperto nel tempo dell’adolescenza (23 secondi) ma volete mettere il passaggio dalla realtà virtuale a quella… reale? Neanche il tempo di prenderci la mano e i blocchi del traffico ci separarono, al suo posto una Fiat Punto Classic a GPL a cui, purtroppo, qualche anno dopo ho fatto fare una fine non proprio dignitosa. C’entrano un TIR targato Iran (sì, avete letto bene) e un’autostrada buia, ma questa è una storia lunga.

MY CAR: LEXUS IS 220D LUXURY, AUTO PRESIDENZIALE

Lexus IS 220d

Il mio rapporto con le utilitarie si interruppe proprio con la Punto, meritavo qualcosa di meglio. Non è presunzione, non fraintendete, ma semplicemente un modo di vedere l’automobile come passione e non come bisogno. L’auto, come la moto d’altronde, per me non sono mai dei semplici mezzi di trasporto, ecco perché nel quotidiano guido una Lexus IS 220 D. Una berlinona da “vecchio”? Forse, ma le sue linee mixano sportività ed eleganza come poche auto, l’allestimento Luxury, che farebbe far invidia alle auto presidenziali – nomignolo affibbiato tra l’altro anche alla mia IS da alcuni amici – mi coccola come se fossi il sultano del Brunei e ultimo, ma solo per ordine d’elenco, la trazione posteriore, imprescindibile per chi ama guidare. Certo, il suo 2 litri turbodiesel non ha estrazione racing, è lo stesso che equipaggiava il SUV Toyota Rav 4, ma la buona dose di coppia e i suoi 177 CV in passato mi hanno spesso aiutato a non arrivare in ritardo a eventi imperdibili… come la fidanzata in arrivo all’aeroporto o la prima partita di calcetto con gli amici del mare! Scegliete voi la priorità.

DRIVEN THE MOST: TOYOTA CELICA, SPORTIVA LOW COST

Toyota Celica

Prima di farmi attirare dal confort della Lexus la mia visione di auto era leggermente diversa. Sognavo la cabrio ma l’assenza del box per ricoverarla nei rigidi mesi invernali, la manutenzione extra e la scomodità del bagagliaio ridotto mi hanno fatto virare su un altro genere di macchina. Trovai una Toyota Celica del 2003 in perfette condizioni ad un prezzo decisamente vantaggioso e con pochissimi chilometri: coupé, quattro posti (quasi comodi) per portarci gli amici e un bagagliaio capiente a sufficienza per metterci l’attrezzatura sportiva o i bagagli per un weekend in coppia, senza dimenticare i sedili in pelle, queste le caratteristiche che me hanno fatto innamorare. Il suo punto forte era senza dubbio il piacere di guida, telaio sincero e tendenza al sottosterzo ridotta al minimo, cambio dagli innesti cortissimi e precisi, motore a fasatura variabile da 143 CV e 0-100 coperto in appena 8,7 secondi (mica male in confronto al pandino). Tra le curve mi sentivo al volante di una sportiva vera anche grazie ai suoi sedili sagomati e al volante sportivo. Con lei sono andato ovunque, dal pavé milanese, alle strade tortuose della Costa Azzurra, fino alla punta dello Stivale per un totale di oltre 75.000 km, pensate non le ho risparmiato nemmeno un Track Day a Monza. L’affidabilità si sarebbe meritata un 10 e lode se non fosse che, a causa di un difetto congenito, il motore mi piantò in corsia di sorpasso sulla A4… Mangiava olio la Celica, talmente tanto da grippare. Rottamata? Niente affatto, troppo l’amore per lei. Ho comprato un motore usato… e ho messo il GPL: non giudicatemi, la Celica è low cost all’acquisto, ma il suo quattro in linea non era propriamente gentile con il portafogli di un ragazzo alle prese con i primi stipendiucci.

LOUDEST CAR: ALFA ROMEO 4C, BREVE MA INTENSO

alfa romeo 4c competizione foto dinamica

Filosofia simile per certi versi per l’Alfa Romeo 4C: sportività, piacere di guida e rimozione del superfluo. Nel mio DrivenBox ci entra per merito del sound libidinoso emesso dallo scarico Akrapovic. Con lei fu amore a prima vista, la vidi ad un evento in Piazza degli Affari a Milano qualche anno fa. Mi rapirono le sue linee compatte e sinuose e il sound del motore, sentirlo ruggire e scoppiettare nella ex sala delle grida mi rimarrà per sempre impresso. Qualche anno dopo, quando i colleghi delle auto finirono con lei (messa in comparativa con Alpine e Porsche Cayman), mi fiondai sulle chiavi per occuparmi della riconsegna. La pioggia e il traffico di una Milano indaffarata non furono certo lo scenario migliore in cui mettere alla frusta il telaio in fibra di carbonio e i 240 CV e 350 Nm di coppia messi a disposizione dal 4 cilindri turbo benzina da 1.750 cc, montato in posizione centrale come sulle sportive di razza, ma quell’assaggio mi bastò. Video sui social per far scattare l’invidia degli amici e una promessa… prima o poi ci rivedremo.

FUNNIEST CAR: HYUNDAI I30N, SCUOLA NURBURGRING

Hyundai i30 N

Alla voce “Funniest Car” rientra senza alcun dubbio la coreana tutto pepe Hyundai I30 N. Ho avuto modo di provarla davvero in ogni scenario, città, autostrada e perfino in pista. L’occasione mi è capitata quando l’ho utilizzata per recarmi a Misano per il Mondiale SBK, campionato di cui Hyundai è sponsor. Quando dico che la I30 è divertente intendo divertente in tutto e per tutto. C’è coda? Con un tocco sul pulsante giusto la valvola di scarico si apre e inizi ad attirare l’attenzione dei vicini di colonna. La strada è troppo sconnessa? Un altro tocco di pulsante e cambi l’assetto dell’auto, la prontezza dei comandi e la risposta del motore. Ti vuoi divertire al volante? Altra “spolliciata” sul selettore di modalità di guida e la I30 N ti ricorda che quella N non è messa affatto lì per caso. Sta infatti per Nürburgring, vi dice niente? La Casa Coreana sviluppa sul leggendario “Inferno Verde” i suoi modelli più sportivi. Io l’ho messa alla prova a Misano, in un giro di pista affiancato dagli istruttori di guida Hyundai: cambio commovente per la rapidità e la precisione degli innesti, assetto preciso e tagliente come un bisturi, 275 CV e 0-100 km/h bruciato in poco più di 6 secondi.… rispettare i limiti imposti dal codice della strada non è stato affatto semplice sulla via del ritorno!

WORST CAR: DACIA LOGAN, VI GIURO, È COME SEMBRA

Dacia Logan

Molto più semplice farlo dietro al volante della Dacia Logan di mia nonna. Lei fu tra le prime in Italia a credere, nel lontano 2005, nelle qualità del marchio rumeno da poco acquisito da Renault. La Logan costava poco ed era molto spaziosa, abbastanza da ospitare i nipoti o la spesa per le festività natalizie di una nonna del sud. Le sarò sempre grato per avermela prestata in casi d’emergenza, mai sarò grato alla Logan: prestazioni del motore 1.4 a benzina ridicole, insonorizzazione inesistente, acceleratore difettoso che rimaneva inchiodato al pavimento e cambio dagli innesti più confusi di un ubriaco al sabato sera. Ciliegina sulla torta? Per fare un favore all’amata nonnina, mi presto per dare una lavata alla Logan dopo mesi di fermo sotto un albero (dal 2005 la Logan avrà percorso si e no 45.000 km). Caldo tremendo, abbasso i finestrini… non basta, serve il condizionatore. Ventola a manetta e in men che non si dica mi trovo sepolto dal fogliame… Dacia, oltre a risparmiare sul materiale fonoassorbente, si risparmiò anche il filtro dell’abitacolo.

MOST SURPRISING CAR: TESLA MODEL X, MA È LA NASA?

Le macchine migliori e peggiori che ho guidato: Tesla Model X

Dall’abitacolo della Dacia Logan a quello della Tesla Model X ci passa la stessa differenza che uscire con la compagna bruttina del liceo e portare a cena Megan Fox… Un abisso. La creatura di Elon Musk è asettica ma incredibilmente elegante nel suo minimalismo. La quantità di elettronica al suo interno farebbe impallidire anche la più tecnologica delle navicelle spaziali. Ti avvicini con le chiavi in tasca e le portiere si aprono, ti allontani con lo sportello chiuso male? Nessun problema ci pensa lei. E parlando di portiere, il sistema di apertura di quelle posteriori ad ala di falco (sì, lo so le avete sempre chiamate a gabbiano, ma pare che ci tengano molto) è allo stesso tempo pacchiano e intelligente, perché calcola lo spazio a disposizione e varia di conseguenza l’angolo d’apertura. Ovviamente poi c’è il sistema d’infotainment da “millemila” pollici che è più ricco della mia smart TV che ho in soggiorno, utilissimo quando sei fermo alla colonnina per la ricarica. Si può guardare YouTube, leggere il giornale, finire di vedere l’ultima puntata della serie TV su Netflix e… fare le scoregge. Davvero! Se non mi credete guardate la video prova di Alessandro sul nostro sito. Come va? Tra le curve mi ha ricordato un SUV di quelli taglia XL, ma in modalità potenza piena, nello spunto al semaforo farebbe impallidire anche la più accreditata delle supercar a motore tradizionale. Il tutto in rigoroso silenzio.

NEXT CAR: ALFA ROMEO GIULIA VELOCE, LA MECCANICA DELLE EMOZIONI

Alfa Romeo Giulia Veloce

Bell’esperienza quella con la Tesla, ma l’elettrico sarà l’alimentazione della mia auto solo se mi verrà imposto… con la forza. Quando la mia Lexus alzerà bandiera bianca (spero il più tardi possibile) il suo posto verrà preso da un’altra berlina: l’Alfa Romeo Giulia Veloce, quella con la trazione integrale Q4 e il motore turbo-benzina da 280 CV, il sogno di ogni Alfista… esclusa l’inarrivabile Quadrifoglio. Sia chiaro, non che la Veloce costi poco, il listino dice 55.100 euro, ma confido in un buon usato. Ahimé non ho mai avuto il piacere di guidarla, ma mi sono bastate le facce sorridenti dei miei colleghi che si sono alternati al volante della Giulia per capire che non ne rimarrei affatto deluso.La recensione scritta da Emanuele sulle pagine del nostro sito parla di un’auto tutta da guidare, confortevole e, usando il gas con parsimonia, tutto sommato anche parca nei consumi: in autostrada a 130 km/h costanti ha fatto registrare un consumo di 7,8 l/100 km. Poi c’è la linea che è un vero e proprio capolavoro, il giusto mix tra eleganza e dinamismo, rapisce anche da parcheggiata. Certo i 660 euro di superbollo sono una bella mazzata nei reni… ma le passioni sono costose, si sa.

BEST CAR: PORSCHE 991 (992) CARRERA 4S CABRIO, GALEOTTO FU IL FESTIVAL

Porsche 911 Cabrio

Da italiano patriottico, Alfa e Ferrari sono i miei marchi del cuore, a dir la verità non disdegno nemmeno Maserati e Lamborghini (grazie al C direte voi) ma il fascino delle Porsche è qualcosa di unico nel suo genere. Me ne sono convinto in occasione della mia esperienza al Porsche Festival di Misano lo scorso ottobre. Migliaia di boxer ruggenti e linee che hanno fatto la storia, quasi impassibili al passare del tempo. La parata e la possibilità di girare per mezz’ora a rotta di collo tra i cordoli mi hanno fatto letteralmente innamorare della 911 (992) Carrera 4S Cabriolet. La trovo incredibilmente affascinante, l’eleganza e il lusso si fondono alla perfezione con il DNA sportivo tipico delle auto di Zuffenhausen… e poi è cabrio! Ricordate cosa avevo detto in apertura? Tra i cordoli ho apprezzato il suo motore sei cilindri turbo (con buona pace dei puristi) da 450 CV e 530 Nm, ricco di coppia, rotondo ma anche capace di tirare fuori la grinta quando serve. L’ha fatta tirare fuori pure al sottoscritto che ha infilato in staccata un altro agguerrito possessore di Cabrio. Finita la curva nel retrovisore ho visto fumo e testacoda. Niente contatto, la “direzione gara” non mi ha penalizzato quindi sorpasso pulito!

WISH I HAVE DRIVEN: FERRARI TESTAROSSA, LIKE MIAMI VICE

Ferrari Testarossa

I polizieschi mi sono sempre piaciuti, le Ferrari sono la mia passione fin da bambino, mettete insieme le due cose e otterrete l’auto che avrei voluto guidare e che, ad oggi, rimane ancora un sogno. Miami Vice e un modellino che custodisco ancora gelosamente (ne ho anche uno della F40, ma non è stata utilizzata da nessun poliziotto con camicia a fiori) mi hanno fatto innamorare della Ferrari Testarossa. La creatura disegnata di Pininfarina all’epoca fu definita troppo vistosa, io trovo il suo posteriore uno dei più sexy in circolazione, al suo interno il V12 aspirato da 390 CV e 490 Nm per una velocità massima di 290 km/h e 0-100 Km/h coperto in 5,8 secondi. Questi numeri oggi non fanno più scalpore, una volta la rendevano una tra le auto più veloci del pianeta. Gli amanti delle Rosse l’apprezzano perché è l’ultima Ferrari priva di elettronica, io non sono sicuro che sia totalmente un pregio, ma per verificarlo dovrei farci un giro… Chi me la presta?

 


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