Autore:
Luca Cereda

L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA Le auto del futuro? Saranno sempre più pulite, ma anche più care. E non tutti potranno permettersele. In estrema sintesi, è questo lo scenario tracciato dal numero uno di Volkswagen Herbert Diess in una recente dichiarazione a margine del Salone di Detroit. E giusto ieri la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha dato il via libera al regolamento che impone pesanti tagli alle emissioni di CO2 per le auto nuove (-37,5% rispetto ai limiti stabiliti per il 2021) e per i furgoni (-31%) entro il 2030.

IL BOOST DELL'ELETTRICO Al testo manca l'ok dell'assemblea plenaria in programma a Strasburgo dal 25 al 28 marzo, ma la strada sembra segnata. E non a tutti conviene, almeno stando alle previsioni degli addetti ai lavori. Diess ha assicurato che Volkswagen sarà in grado di rispettare l'obiettivo UE di circa 60 g/km come media di emissioni di biossido di carbonio della sua flotta, spingendo forte sulle auto elettriche, che entro il 2030 conteranno per quasi la metà dei volumi di vendita del marchio. Ma ha aggiunto: “Non so quanti clienti potranno permettersele”.

QUANTO MI COSTA? Volkswagen si prepara a lanciare la sua prima elettrica, la ID, puntando – per sua stessa ammissione – a un prezzo il più possibile vicino a quello delle auto tradizionali, proprio per favorire il passaggio all'elettrico. Ma di miracoli non se ne possono fare. E in questo senso, Diess ha citato qualche esempio concreto. Per soddisfare l'obiettivo di emissioni fissato per il 2030, una up! potrebbe alzare il prezzo base di circa 3.500 euro (schizzando a quota 14.500) e una Polo di circa 4.000, diventando un'auto da almeno 17-18.000 euro. Aumenti facilmente sostenibili dai clienti dell'alto di gamma, molto meno da chi acquista le versioni entry-level.

PROCESSO AVANZATO Nel nostro piccolo, il prezzo delle tecnologie green, seppur in misura più lieve, lo stiamo già pagando. O lo pagheremo a brevissimo comprando un'auto nuova. Nelle sue più recenti declinazioni, infatti, la normativa Euro 6 ha obbligato alcuni motori a benzina a installare il FAP. E i diesel più recenti, per rispettare l'omologazione Euro 6 D attiva da gennaio 2020, sfruttano l'SCR, che aggiunge ai costi di gestione quello dell'AdBlue. Altro escamotage per rientrare in livelli di emissioni sempre più restrittivi, l'ibrido mild e il micro-ibrido, per i quali normalmente si paga un differenziale di prezzo. Ma più si andrà avanti e più ci costerà essere... eco.


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