Autore:
Lorenzo Centenari

POTEVA ANDARE PEGGIO Si salva in corner, ma il match resta tutt'altro che in discesa. Nel senso che il tetto alle emissioni sarà via via più basso, ma non così basso come temevano i Costruttori. Il Parlamento Europeo si è espresso: tagli alla CO2 nell'ordine del 20% entro il 2025 (rispetto ai limiti stabiliti per il 2021), del 40% entro il 2030. Bocciata dunque la proposta della Commissione Ambiente di stringere le maglie fino al 45%, la notizia è tuttavia per la categoria una consolazione solo parziale. Perché in ogni caso ora l'auto, o si dà una regolata, o verrà severamente punita. 

QUOTE ELETTRICHE 389 voti a favore, 239 contrari e 41 astensioni. Così gli eurodeputati sul progetto di legge di contrazione dei livelli medi di emissioni di anidride carbonica della gamma di ciascuna Casa automobilistica, ma i target CO2 sono solo una parte del disegno. Anche la vendita di veicoli a emissioni zero, o comunque dai livelli di inquinamento trascurabili, verrà presto regolamenta: quota di mercato delle auto elettriche al 20% entro il 2025 e al 35% entro il 2030. In caso di fallimento, ecco scattare le sanzioni, sottoforma di ammende al bilancio Ue da destinare ai lavoratori altamente qualificati colpiti da cambiamenti nel settore auto. 

EFFETTO BOOMERANG E proprio alla luce della sicura grana occupazionale generata dalla rivoluzione elettrica, Strasburgo ha in mente anche manovre per accelerare sia la diffusione delle auto green, sia la produzione di batterie in territorio Ue. I negoziati con il Consiglio Europeo sono già in corso: il responso entro il 9 ottobre. Nel frattempo, Anfia si fa portavoce dell'industria automotive italiana ed estera e manifesta tutta la sua preoccupazione circa i target individuati dai politici: "Obiettivi poco realistici, elettromobilità un settore non ancora maturo, rischio forti ripercussioni sul mondo del lavoro".


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