Autore:
Lorenzo Centenari

EUROVISIONE Un'Europa finalmente libera dai gas di scarico, da pompe di gasolio, da inquinamento acustico da traffico di punta. Un Giardino dell'Eden che nelle intenzioni di Bruxelles i cittadini potranno cominciare a popolare e coltivare a partire dal 2030, quando l'auto elettrica conquisterà il 30% di quota mercato. E invece no, ribattono le Case. Non è possibile. Sia il target di un 15% di share entro il 2025, sia soprattutto quello fissato per 5 anni più tardi, sono ben lontani dalla realtà. Necessario prendere coscienza della situazione, abbassare il tiro, e nutrire maggior rispetto per i carburanti tradizionali.

LA QUESTIONE MERIDIONALE A criticare apertamente gli obiettivi dell'Unione in materia di mobilità ecosostenibile è in prima persona Carlos Tavares, qui nei panni di presidente Acea (l'Associazione europea dei costruttori auto). Tra un mese circa, il Parlamento europeo voterà la proposta della commissione Trasporti per la riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera. L'Acea si schiera esplicitamente contro, motivando la sua scelta sulla base delle cifre. Pesa, in particolare, il gap che esiste tra i Paesi del Nord e quelli dell'Europa meridionale, in ritardo soprattutto sulle infrastrutture.

RICCHI E POVERI Secondo Tavares, "credere che il mercato dell'auto elettrica cresca dall'odierna quota dell'1% fino alla soglia del 30% in appena 12 anni è assai poco realistico. Gli obiettivi di riduzione dell'inquinamento devono essere maggiormente proporzionati alle possibilità degli automobilisti dei singoli Paesi dell'Unione". L'Acea cita i numeri: l'85% delle auto a zero emissioni vendute in Europa si concentra in 6 nazioni: Norvegia, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Belgio e Olanda. Ciascuna con un Pil procapite superiore ai 35.000 euro.

PAESE CHE VAI, RETE CHE TROVI Al contrario, e non sarebbe una coincidenza, dove il tenore di vita è più modesto l'incidenza dell'elettrico è prossima allo zero. Idem per la disponibilità di punti di ricarica: oggi in Europa si contano circa 100.000 colonnine, tuttavia oltre i tre quarti delle stazioni di ricarica (il 76%) abitano tra Francia, Germania, Paesi Bassi e Gran Bretagna. Quando in Grecia, impietoso fanalino di coda, la rete consiste di 38 colonnine. L'Italia? Ottava con 2.741 totem di ricarica. Ma dalle quote elettriche ancora inchiodate a uno "zero virgola" (0,3% a maggio). Altro che target Ue.


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