Pubblicato il 28/10/2018 ore 19:02

A MODO SUO Maverick Vinales vince la gara di Phillip Island riportando la Yamaha sul primo gradino del podio dopo un digiuno lungo la “bellezza” di venticinque Gran Premi (ventisei se contiamo anche il GP di Silversone che non si è corso). Lo spagnolo Sabato si piazza sulla seconda casella dello schieramento, poi Domenica parte male, ma è autore di una rimonta a cannone che in sette giri lo spara dalla nona alla prima posizione, con tanto di passaggio in solitaria e in prima posizione sotto la bandiera scacchi con la moto che “sgondola” come cavallo imbizzarrito... Un successo che ci voleva, ma che dall’altra parte parla di una moto, quella di Iwata, che su questa pista soffre meno il deficit con la concorrenza diretta, l’assenza di Lorenzo e di Crutchlow, Marquez e Zarcò fuori dai giochi e di una Suzuki, quella di Iannone, imbottigliata nella bagarre e per due volte costretta all’errore. Insomma, in sitensi la Yamaha torna a vincere, ma i suoi problemi restano, le “condizioni al contorno” servono allo spagnolo un’occasione d’oro, che Vinales, comunque, non si lascia scappare costruendo con il coltello tra i denti un successo sudato e meritatissimo. Al netto di tutto è solo questo che conta. Per il numero 25, che a Phillip Island riaccende la modalità “prime gare 2017”, voto 9,5

GARONE Andrea Iannone chiude in seconda posizione la gara australiana, autore di un fine settimana sempre tra i più veloci e spesso davanti. L’italiano ama questa pista e, come per la Yamaha, il tracciato di Phillip Island richiede una moto veloce in percorrenza e questo è un punto forte della Suzuki. Di contro, per l’italiano, il deficit di motore rispetto alle Ducati di Dovizioso e Barberà, impongono a Iannone una guida più al limite, costringendolo a due errori che costano al numero 29 altrettante rimonte. Insomma, l’impressione è che al pilota di Vasto questo fine settimana sia mancata solo pista libera, perché aveva il passo migliore e, quando si è trovato senza nessuno davanti ha recuperato a Vinales ben tre secondi in quattro giri, chiudendo la gara con poco più di un secondo e mezzo di ritardo dal primo. Per il nostro The Maniac nazionale, che in Australia si porta a più quattro lunghezze dal compagno di squadra Alex Rins, qui in Australia voto 9

OBIETTIVO CENTRATO Andrea Dovizoso chiude sul terzo gradino del podio il GP australiano e questo, considerando il passato, è un risultato importante con la Rossa competitiva su una pista storicamente ostile sia alla Desmosedici, sia al forlivese. Con Rossi a meno nove, poi, per la Ducati numero quattro il focus era restare davanti al numero 46 e, da questo punto di vista, l’obiettivo è centrato con il distacco tra i due che adesso conta quindici lunghezze in favore di Dovizioso. Detto questo, però, la medaglia di Phillip Island per lui resta a due facce e l’altra, quella meno splendente, di una prestazione, quella di Hector Barberà, che sbiadisce, e non poco, la prova di Dovizioso, (ancora di più quella di Danilo Petrucci), facendo pendere l’ago della bilancia (qui in Australia) più in favore di una moto su cui è diventato molto più facile far bene, che su meriti evidenti del numero quattro, per cui il fattore “defezioni importanti” qui vale come detto per Vinales. Tanto più se consideriamo che Barberà è salito per la prima volta sulla GP18 Venerdì scorso… Ok, stiamo un po’ enfatizzando e non vogliamo togliere nulla a nessuno, ma lo schiaffo morale di Barberà resta ed insinua diversi dubbi che ci piacerebbe sciogliere. Insomma, in attesa della prossima gara Malese, in cui pagheremmo per vedere Barberà ancora sulla moto di Jorge Lorenzo, al Dovi voto 7,5

VINCITORE MORALE Come detto qui sopra, Alvaro Bautista, alla faccia del prossimo “pensionamento” (se così lo possiamo chiamare…) in Superbike, rifila a Dovizioso e Petrucci un gran bello schiaffo morale, autore di una gara partita dalla dodicesima posizione, corsa tra i protagonisti e chiusa in quarta posizione. Ok, è vero, la pista australiana è tanto diversa da quelle europee, le defezioni importanti anche per lui hanno aiutato, ma non è la prima volta che lo spagnolo si dimostra molto competitivo con la Ducati, di sicuro la prima sulla GP18. Senza nulla togliere a Pirro, che vorremmo vedere in pista nella prossima gara, ci piacerebbe tantissimo rivedere Barberà sulla moto di Lorenzo, anche solo, visto il risultato di oggi, per provare a togliere punti importanti alla Honda nel Campionato Costruttori che è ancora aperto. In Australia, a Barberà, novanta minuti di applausi e voto 8

ASFALTATO Valentino Rossi chiude in sesta posizione il diciassettesimo GP di questa stagione ad oltre cinque secondi dal compagno di squadra. Un risultato che parla di una gara poco incisiva e di un fine settimana molto più in difficoltà rispetto a Vinales. Dall’altra parte, però, vedere un pilota come Rossi cosi indietro su questo tracciato lascia tanti dubbi sulla Yamaha, perché qui l’italiano ha vinto tanto ed è spesso stato veloce. Cosa è mancato? Perché Vinales ha vinto e lui non è salito nemmeno sul podio? Secondo il diretto interessato la sua moto ha sofferto di più i problemi di trazione in uscita di curva rispetto a quella del numero 25, ma, guardando le ultime fasi di gara anche la moto di Vinales non sembrava fosse proprio su un binario in uscita di curva… Difficile da capire, ancora di più da risolvere per il box Yamaha. Al netto di tutto, qui in Australia, Rossi si prende una bella asfaltata dal compagno di squadra, c’è poco da dire… Per lui voto 5

INCOLPEVOLE Marc Marquez lascia senza punti iridati l’Australia, steso dalla Yamaha di Zarcò durante il sesto giro. Per lui, come al solito, il fine settimana inizia all’insegna de “non si fanno prigionieri”, con la pole del Sabato che la dice lunga sul potenziale “da podio” dello spagnolo. Insomma, anche in Australia quando è stato in pista, il Campione del Mondo 2018 ha dimostrato di essere protagonista indiscusso, autore di una partenza poco incisiva, con rispettivo recupero immediato. Ci resterà il dubbio di come sarebbe andata la gara, ma per lui, fino a quando è stato in pista, il voto è un 9 indiscusso!

OCCASIONE SPRECATA Aver steso Marquez, per Johann Zarcò è stato sicuramente un errore, ma vista la dinamica, il giudizio pende più verso un incidente di gara che un vero e proprio azzardo del pilota francese, che, per la cronaca, in questa caduta poteva farsi molto male davvero! Per lui resta un fine settimana in cui avrebbe potuto far bene e non poco, magari anche insidiare le posizioni di testa. Con i se e con i ma, come si dice, però non si va tanto lontano ed il GP australiano per il numero cinque, che con Crutchlow fuori dai giochi si sta giocando il primato dei piloti indipendenti, resta un’occasione sprecata. Voto 5

TUTTI GLI ALTRI

Alex Rins, un contatto in partenza con Vinales gli costa un inizio in salita, poi lo spagnolo recupera e se la gioca con gente agguerrita, riuscendo a spuntarla all’ultimo anche su Rossi, che sbaglia e gli consegna la quinta posizione finale. Rispetto al compagno di squadra, perde il confronto, ma per lui il bilancio non è così negativo, voto 7

Jack Miller, settimo al traguardo chiude il fine settimana sulla pista di casa più in difesa che all’attacco. Grande partenza, poi, però, non riesce a tenere il passo della concorrenza. Dalla sua, è in della alla GP17…Voto 6,5

Franco Morbidelli, ottava posizione che parla del suo miglior risultato 2018. Ok le defezioni lo spingono un po’ più avanti, ma come di dice è il risultato che conta. Fa quello che la moto gli permette, voto 7,5

Danilo Petrucci, prende un sonoro schiaffo morale da Hector Barberà, che alla sua prima volta in sella sulla GP18 di Lorenzo gli arriva davanti con oltre trenta secondi di vantaggio. Ok l’errore in partenza che costa al ternano l’ultima posizione dopo solo una curva, ma per lui le aspettative erano molto più alte, soprattutto perde l’occasione, con Crutchlow fuori dai giochi e Zarcò ritirato, di allungare per il Titolo di migliore dei piloti indipendenti. Resta comunque in vantaggio sul pilota francese di quattro punti, ma il bottino poteva essere molto più alto. Voto 4

Dani Pedrosa, con la notizia dei prossimi due anni in sella alla Ktm in veste di collaudatore, ci saremmo aspettati di vederlo guidare più sereno e competitivo. Invece è stato l’ennesimo GP in cui la domanda è: chi lo ha visto? Ah sì, i marshall quando è caduto. Voto 3


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