Pubblicato il 16/11/20

LOGICO... E IMPREVEDIBILE In quella che è stata la stagione più equilibrata degli ultimi decenni, alla fine servivano ''solo'' tre cose per vincere il mondiale della MotoGP: costanza, testa e - per l'appunto - equilibrio. E se ci pensiamo con il senno di poi, è anche del tutto logico potesse vincere la moto più equilibrata, quella che non ha punti di forza che spiccano sopra a quelli delle altre, ma che non ha - soprattutto - punti deboli, dalle quali le altre moto sono invece limitate. Sì, beh, facile dirlo a giochi fatti. Per vincere non bastava però il cosiddetto ''violino'', come Davide Brivio - la figura alla base di questo piccolo miracolo sportivo - aveva definito la Suzuki GSX-RR per via della sua eleganza e armoniosa guidabilità, ma serviva anche quel materiale umano imprescindibile, rappresentato da un team che lavora bene, e da due piloti fortissimi come Joan Mir e Alex Rins che - forse proprio perché nessuno pensava potessero vincere in sella a questa moto - sono stati snobbati dagli esperti e dai pronostici.

PRONOSTICI RIBALTATI Dopo tre gare (con le due vittorie di Quartararo a Jerez e quella di Binder a Brno) nessuno o quasi vedeva ancora le potenzialità di questo team ispano-giappo-italiano che è il Suzuki Ecstar, e se andiamo a vedere le quote che proprio su Motorbox avevamo pubblicato in quel preciso momento della stagione, emerge che Alex Rins veniva pagato da 33 a 50 volte la posta, e Joan Mir, addirittura, da 66 a 150! Chi ha piazzato qualcosa sul talento spagnolo oggi può ben festeggiare. Piccola parentesi: il sottoscritto in realtà, proprio nel redarre l'articolo linkato, aveva avuto un piccolo presentimento, un prurito, forse di più... una suggestione. E pur non avendo praticamente mai scommesso in vita sua, aveva chiamato l'amico allibratore (chi non ne ha uno, d'altronde...) e messo 5€ sulla vittoria di... Rins! Eh sì, anche il sottoscritto alla fine ha sbagliato, sorpreso dalla crescita impetuosa di Mir.

SULLA STRADA DEI CAMPIONI E dire che, anche in questo caso, gli indizi c'erano tutti. Il giovane Joan Mir è maiorchino (e già questo avrebbe dovuto far drizzare le antenne, visto il buon DNA che circola da quelle parti, un'isola - Palma de Mallorca - fucina di talenti infiniti, da Jorge Lorenzo a Rudy Fernandez, da Rafael Nadal a Marcos Asensio), e dopo aver debuttato persino tardi nel Motomondiale, a 18 anni nel 2016 in Moto3 (nel 2015 ebbe una wild card per il GP d'Australia), è stato uno in grado di bruciare tutte le tappe, come solo i grandi campioni sanno fare. Ci ha tratto in inganno solo una cosa, ovvero il fatto che qualcuno ci abbia visto più lungo di noi e gli abbia fatto saltare il secondo anno di Moto2 portandolo subito in MotoGP e quel qualcuno risponde al nome di Davide Brivio. Con questa mossa l'esperto manager italiano ha celato a tutti quello che poteva (e comunque doveva) essere evidente: Mir è stato campione del mondo (dominando) al secondo anno in Moto3, e dopo un ottimo primo anno di Moto2 (perfetto trampolino di lancio per il titolo nel secondo) è subito stato catapultato in MotoGP. Non serviva ricalcare quanto fatto da Rossi, Lorenzo e Marquez, bisognava anticiparli per raggiungerli. Ed è quello che è avvenuto.

Joan Mir su Suzuki vince il GP d'Europa a Valencia staccando il suo compagno Alex Rins

TALENTO CRISTALLINO Nel 2019, nel suo anno da rookie, Mir ha subito debuttato con un buon ottavo posto in MotoGP in Qatar, poi sono arrivati un po' di fisiologici problemi di adattamento alla categoria, ma proprio nel momento in cui sembrava averli risolti, dopo tre belle gare tra Barcellona, Assen e Sachsenring, arrivò la caduta di Brno con tanto di infortunio. Rientrò a Misano e con Motorbox avemmo l'opportunità di intervistarlo assieme al compagno Rins. Tra le altre cose gli chiedemmo cosa avrebbe voluto ''rubare'' a Marquez, Rossi e Dovizioso. Lui ci rispose con una mente affilata come un rasoio: ''A Marc ruberei... (pausa lunga), che posso dire? Gli ruberei così tante cose! Diciamo la staccata! A Dovi la ''finura'', l'eleganza in sella. A Valentino ruberei il Ranch! Mi piacerebbe girare un po’ da solo.'' Per quanto visto in pista quest'anno le cose sono due: o i furti a Marquez e Dovizioso sono andati a buon fine, oppure - e noi propendiamo per questa seconda - non ne ha mai avuto bisogno, perché aveva già tutto dentro di sé. Ora gli resta solo il terzo ''furto'', chissà cosa ne pensa Valentino...


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