Autore:
Giorgio Sala
Pubblicato il 18/03/2020 ore 14:55

TANTI AUGURI! Nel 1909 Micio Suzuki fondò ad Hamamatsu una fabbrica di telai tessili che, nel 1954, fornì le basi per la nascita della Suzuki Motor Corporation, una delle principali aziende automotive del Giappone. Ma i libri di storia narrano che il primo veicolo a motore dell’azienda fu una moto, la Power Free del 1952. Ecco perché vogliamo celebrare i 100 anni della Casa con un breve riassunto della storia di Suzuki tra  “bici a motore”, moto leggendarie e competizioni internazionali.

La foto della prima sede Suzuki nel 1909

IN PRINCIPIO FU… Sebbene la Power Free sia stata, di fatto, la prima due ruote a motore prodotta da Suzuki, il successivo modello Diamond Free DF del 1953 riscosse decisamente molto più successo: ne vendettero 6.000 unità al mese, e la bontà del progetto “DF” fu dimostrato partecipando alla prima gara in salita sul Monte Fuji. Tuttavia, questi modelli non erano altro che delle biciclette con un motore da 50 cc e un serbatoio per la benzina. Le prime vere moto prodotte arrivano con il nome di “Colleda”: la CO del 1954 è considerata la Suzuki più rara di sempre; questo perchè la legge giapponese dell’epoca permetteva la guida di motocicli sopra ai 90 cc soltanto con la patente, e questo impattò sulle vendite (che furono sovrastimate). 

La Suzuki RG Gamma 250 e la prima GSX-R 750 al museo Suzuki ad Hamamatsu, in Giappone

TRADIZIONE E INNOVAZIONE Alcune Suzuki hanno segnato dei primati nella storia del motociclismo: la Colleda Seltwin SB del ’58 è la prima moto al mondo con un motore bicilindrico a 2 tempi e accensione elettronica, la T20 del 1965 fu la “duemmezzo” più veloce del mercato, la T500 fu la prima moto di serie con un motore bicilindrico 2 tempi da 500 cc (all’epoca costava 268.000 yen, che corrispondono a circa 16.000 euro odierni) mentre la DR Big 800 del 1991 detiene ancora oggi il record di “monocilindrico 4 tempi più grande mai montato su una moto prodotta di serie”. Le linee di quest'ultimo leggendario modello sono riprese dall’attuale V-Strom 1050. D’altronde, uno dei grandi pregi di Suzuki è quello di aver creato delle vere e proprie moto iconiche: come non citare il Van Van, nato nel 1974, oppure la “turbocompressa” XN85 e l'affascinante Katana, disegnata da Hans Muth nel 1981. Spazio anche alle supersportive: a dar vita a una celebre dinastia fu la RG250 Gamma del 1983, ma nel 1985 fece il suo esordio la GSX-R 750, la prima “Gixxer” della storia. E come non citare l’iconica e leggendaria Hayabusa del 1999, ancora oggi una delle moto più estreme presenti sul mercato.

Kevin Schwantz con la Suzuki RGV Gamma 500 del 1992

SPIRITO SPORTIVO Il successo di Suzuki nelle corse internazionali iniziò su un’isola a metà strada tra l’Irlanda e la Gran Bretagna. La “Selpet MA-1” del 1960 fu la base della Suzuki RM62, la prima moto di Hamamatsu a vincere al Tourist Trophy e, soprattutto, a vincere il Mondiale Piloti e Costruttori nella classe 50 cc nel 1962. Seguirono altri cinque titoli piloti conquistati nella categoria, tutti negli anni ’60, mentre nella categoria 125 vinsero nel ’63, nel ’65 e nel 1970. Ma è nella Classe 500 che Suzuki scrisse importanti pagine di storia grazie ai mondiali di Barry Sheene nel 1976 e 1977, seguiti da quelli ottenuti dagli azzurri Marco Lucchinelli (1981) e Franco Uncini (1982). Ci volle Kevin Schwantz per riportare Suzuki al vertice del Motomondiale undici anni dopo, vincendo il Titolo nel 1992 con la RGV Gamma 500 con l’iconica livrea Pepsi. L’ultimo Campionato del Mondo vinto dalla Casa di Hamamatsu risale al 2000 con Kenny Roberts Jr, mentre in MotoGP Suzuki si ritira nel 2011 e ritorna con 2015 con la GSX-RR attualmente guidata in MotoGP dagli spagnoli Joan Mir e Alex Rins.


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