Autore:
Stefano Cordara
Pubblicato il 20/06/2006 ore 09:43



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DA UN CAPO ALL'ALTRO Mentre scrivo sono già su un aereo diretto in Portogallo per andare a provare uno scooter di cui leggerete nei prossimi giorni. Ho le braccia dure come il marmo, la mano destra indolenzita, qualche vescica ma sono contento come una Pasqua. A Zolder abbiamo guidato davvero forte e alla fine siamo stati i migliori italiani in gara. Piccole soddisfazioni al confronto di quelle che ci potevamo togliere Ma preferisco considerare il bicchiere come mezzo pieno, anche perché se adesso dopo ogni gara si vorrebbe di più e c'è sempre un po' d'amaro in bocca. Devo anche considerare che quando abbiamo iniziato questa avventura, pensare di fare questi risultati era un sogno. Il rimbambimento da stanchezza non mi impedisce comunque di analizzare la nostra 6 ore.


L'incidente
di Kitagawa
con la moto
in fiamme
FORTUNA CIECA... L'analisi si apre e chiude con una sola parola: sfiga. Perché con un passo del genere, dei cambi così perfetti da non sembrare nemmeno veri e delle gomme mai così in forma l'unica cosa che poteva fermare la nostra cavalcata verso il podio della Stock era la sfortuna. E lei non si è fatta attendere. Sono bastati 19 giri perché si presentasse puntuale con l'appuntamento; evidentemente essere dei neofiti della specialità comporta anche questo. Ma andiamo per gradi. Il warm up ci aveva lasciato con il sorriso soddisfatto di chi sa di poter far molto bene: moto perfetta, gomme rassicuranti, piloti in palla, tempo sul giro ottimo (undicesimo assoluto su 43)

PROVE DI PARTENZA Per non lasciare nulla al caso mi sono preso anche la briga di provare e riprovare più volte la partenza, vestito con la tuta per essere il più vicino alle condizioni reali. Viste come sono andate le precedenti tre partenze non vorrei eguagliare le performance dei miei compagni di gara. In Belgio siamo arrivati d'inverno e ci troviamo a correre in piena estate: quando mi schiero in griglia la temperatura sfiora i trenta gradi, fa un caldo pazzesco. Sento il cuore che pompa adrenalina come un compressore e quei 10 metri da fare di corsa mi sembrano infiniti.


In attesa
della partenza
BUONA LA QUARTA Ma stavolta va tutto bene, non ci sono errori, la moto parte e il Corda si trova proiettato in un mucchio selvaggio di scarichi urlanti. Tre giri e tre posizioni guadagnate, il ritmo è subito altissimo e con il pieno giro già sui tempi della mia qualifica, sono nei primi venti e considerando che sto correndo con i piloti più veloci e io sono il più lento del nostro equipaggio la cose si mettono molto bene. Tutto sembra procedere per il verso giusto quando la moto comincia a perdere potenza... mi viene quasi da piangere. Oltre i 10.000 giri il motore sale con la rapidità di un Apecar, è evidente che non arriva benzina a sufficienza.


Il filtro intasato
MALEDETTA BENZINA Mi fermo ai box dopo solo mezz'ora tra lo sbigottimento dei ragazzi. Urlo a Max che non arriva benzina e occorre cambiare il serbatoio. Non è che sono un genio e ho già scoperto la magagna, è solo che già il venerdì ci siamo scontrati con dei problemi simili. Evidentemente il circuito è fermo da parecchio e i serbatoi del distributore interno da cui tutti acquistano benzina sono sporchi. I filtri della pompa che manda benzina agli iniettori raccolgono tutto, si intasano e quando si chiede potenza lei non arriva. Il venerdì sera avevamo pulito tutto per benino e le moto marciavano perfettamente. Ad ogni rifornimento filtriamo tutto il carburante ma evidentemente non basta.

IL FILTRO NON BASTA Così in gara il problema si ripresenta. Il team è superreattivo, in meno di 5 minuti siamo di nuovo in pista, ma un problema nelle fasi iniziali della gara, quando il gruppo è ancora piuttosto compatto, costa carissimo. Da ventesimi precipitiamo in trentanovesima posizione.


Cordara
appena sceso
dal secondo turno
RIMONTA FURIOSA Certo non ci diamo per vinti, mancano ancora 5 ore alla fine e sappiamo di avere il passo giusto per rimontare. Inutile dire che da lì in poi siamo entrati in pista con il fumo che usciva dal naso. Altro che gare da amministrare, noi non abbiamo fatto altro che fare cinque gare sprint di fila! Ogni turno una battaglia, sempre al limite, azzardiamo anche nei cambi gomme raddoppiando l'intervallo tra un cambio e l'altro e chiamando le Bridgestone 002 ad uno sforzo supplementare.

GRAN GOMME! E loro non ci tradiscono, mentre qualche slick mostra la corda e accusa il caldo, le 002 reggono alla grande le due ore di guida a cannone, tanto che Arnoldi supera addirittura il tempo fatto in qualifica e al 111° giro stacca un 1:37:3, tredicesimo giro più veloce in assoluto della gara. Tutto questo quando le Bridgestone hanno già più di un'ora e mezza di pista sul groppone. Stavolta il team gira come un orologio (un bravo a tutti i ragazzi è d'obbligo!), cambi gomme perfetti, soste brevissime, siamo in palla e la rimonta è inesorabile, anche perché caldo e benzina a qualcuno fanno più danni che a noi.

PROBLEMI PER TUTTI Qualche motore salta, perfino gli inarrivabili ragazzi della Suzuki numero 100 (indiscutibilmente il team Stock più forte del campionato) si fermano con la moto fumante per una perdita d'acqua. La nostra GSX-R, invece, funziona come un orologio. Giro dopo giro, cambio dopo cambio, rimontiamo fino alla ventunesima posizione, siamo sesti nella Stock con il quinto, il quarto e il terzo ad un solo giro... Mannaggia alla benzina!!


GARA DURISSIMA
È stata una gara è durissima per tutti (anche se alla fine i ritiri saranno pochi), questo circuito è davvero devastante per le braccia e alla fine sono in tanti quelli che cedono alla stanchezza e girano piano o, peggio, cadono. Il team Honda Van Zon, che era qui per vincere, si ritira per la caduta di Stephane Mertens; anche gli altri due team italiani presenti devono mollare il colpo per problemi al motore (X-One) e per la rottura dello scarico (No Limits) ed è un peccato perché erano messi proprio bene. Noi, invece, avanziamo.

PASTIGLIE AL LIMITE La pista impone staccate molto violente e le pastiglie dei freni, che ad Albacete erano bastate e avanzate per tutta la 8 ore, qui non finiscono nemmeno la gara. Rientra Bellezza con gli occhi fuori dalle orbite, decisamente spaventato: "la moto non frena più", cambiamo le pinze e lo spettacolo delle nostre pastiglie alla quinta ora è impressionante, Ivo ha guidato almeno mezz'ora frenando praticamente sul ferro!

TESTA CONTRO BRACCIO Quando entro per il mio terzo ed ultimo turno sono concentratissimo, e cerco di ovviare con la freschezza mentale alla stanchezza fisica, fa ancora un gran caldo ma riesco a tenere un buon passo e mi tolgo qualche soddisfazione, come quella di passare un po' di gente all'esterno nella curva dopo lo scollinamento. Passo anche qualche diretto avversario, ma non basta perché mi dovrei sdoppiare, continuo comunque a tirare più che posso.

LA MOTO CHE BOLLE Dopo tutte quelle ore di guida con quel caldo la moto diventa talmente rovente da trasmettere calore ovunque ci si appoggi. Gli stivali, soprattutto il destro (vicino allo scarico), diventano bollenti e i piedi caldi al punto da fare male. Una cosa che non avevo mai provato e che si aggiunge alle mani che dolgono e alla braccia indurite. Noto comunque che il problema del calore trasmesso alla lunga dalle moto pare essere comune in tutti i piloti, tanto che qualcuno appena finisce il turno immerge i piedi in una bacinella di acqua gelata, anche questo è Endurance.


Alla fine
si festeggia!
ULTIMI GIRI In rettilineo stacco il piede destro dalla pedana per tentare di farlo raffreddare un po' e vado avanti così per tutto il turno, che sembra non finire mai. I minuti scendono, quando vedo finalmente lo zero su quel dannato orologio la bandiera a scacchi ancora non c'è. Faccio l'ultimo giro in apnea e taglio il traguardo assieme a Vincent Philippe, il pilota della Suzuki ufficiale che naturalmente ha vinto la gara con 223 giri contro i nostri 205. Posso perfino complimentarmi con lui e accompagnarlo nel giro d'onore con tutti i commissari che festeggiano. La classifica della gara ve l'ho già detta prima, adesso vi dico che con i dieci punti conquistati abbiamo guadagnato un altro posto in classifica: siamo terzi e, com'è che si dice? Chi si accontenta...


TAGS: Mondiale Endurance: un sogno che si avvera