Autore:
Lorenzo Centenari

A/C, GRAZIE DI ESISTERE Qualche irriducibile è tuttora in circolazione. Sono gli "highlander" del finestrino aperto, quelli che il tasto dell'aria condizionata, sulla propria auto, non sanno neppure dov'è. Vuoi per il timore di inopportuni attacchi intestinali, vuoi per (l'illusione di) risparmiare carburante. Sta di fatto che loro viaggiano "al naturale", anche quando la colonnina di mercurio segna 40° all'ombra. Per la maggior parte di noi, il climatizzatore è al contrario un accessorio ormai indispensabile. Rammolliti da tecnologia e sedentarietà, non ne possiamo più fare a meno. Spesso, tuttavia, ne abusiamo, o la usiamo male. Neutralizzandone l'effetto salvifico.

ERROR! Alle soglie del maxi-esodo estivo, grazie all'aiuto di Seat abbiamo pensato di elencare alcuni errori che gli automobilisti commettono quando chiamati a gestire la funzione di condizionamento dell'abitacolo. Ne abbiamo individuati almeno cinque. Leggete, e diteci se vi riconoscete.

1. FRETTA CATTIVA CONSIGLIERA Programmare l'aria condizionata alla temperatura minima, e con le ventole alla rotazione massima, non appena si sale a bordo, non è una buona idea. Si stressa il sistema per niente, dal momento che anche in presenza di clima sahariano (una vettura parcheggiata al sole, in estate, può trasformarsi in un forno a 60°) è sufficiente abbassare i finestrini e aprire le portiere per un minuto circa. "Solo in seguito a un processo di naturale calo della temperatura interna, attivare la funzione di refrigerazione", spiega Àngel Suàrez, ingegnere del Seat Technical Center. Così facendo, nell'arco di una mezzora scarsa il termometro misurerà un valore inferiore anche di 25°. E il cambio di stagione sarà stato indolore.

2. CIRCOLARE, CIRCOLARE Non è consigliabile attivare la funzione di ricircolo del flusso d'aria. Molte persone sono convinte che la prassi aiuti a scongiurare il fenomeno dei cristalli appannati. Il nostro Suàrez suggerisce al contrario di "lasciare il programma di condizionamento sulla posizione Auto, così che il flusso d'aria fresca si regoli in autonomia e in modo senz'altro più efficiente".

3. MANI IN ALTO O SPARO Orientare le grate delle bocchette di aerazione direttamente contro il vostro corpo, il vostro viso, oppure quello dei vostri passeggeri, non è un'abitudine saggia. Nella maggior parte dei casi, infatti, "non è un problema di temperatura in sé, quanto - sostiene Suàrez - di corretta direzione del flusso d'aria stesso". Anziché puntarvi il getto d'aria al volto, neanche fosse una calibro 9, mirate al soffitto. Così facendo, l'aria fresca scenderà in maniera naturale e avvolgerà gli ospiti come una soffice tendina.

4. NON TI SCORDAR DI ME Esattamente come olio motore, pneumatici e liquido dei freni, anche un impianto di aria condizionata richiede il corretto tasso di manutenzione. "Sostituire il filtro ogni 15.000-20.000 km - consiglia Suàrez - e risparmiarsi così antipatici cali di intensità del sistema".

5. BASTIAN CONTRARIO Sugli effetti della calura estiva, fossimo in voi non scherzeremmo troppo. In presenza di temperature critiche, l'ultimo errore che citiamo è proprio quello di non accendere la climatizzazione. A 35° Celsius, l'automobilista medio sperimenta tempi di reazione superiori del 20% rispetto a quando in abitacolo il termometro segna 25°. Come se si fosse scolato due birre medie. Siccome un impianto di aria condizionata richiede ai tecnici circa 3 anni di sviluppo (geometrie dei flussi, simulazioni in 3D), non mortifichiamo un simile sforzo. Premiamo quel tasto. Non prima, ovviamente, di aver "ripassato" il nostro vademecum.


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