Autore:
Salvo Sardina

SICUREZZA PRIMA DI TUTTO Si è a lungo sbattuto per incrementare il livello di sicurezza delle monoposto, ricevendo spesso in cambio un fuoco incrociato di critiche e polemiche. Eppure Jean Todt sembra aver vinto la sua battaglia su Halo, il (brutto) sistema di salvaguardia della testa dei piloti che almeno in due casi – Charles Leclerc a Spa nel 2018 e il giovane Alex Peroni la scorsa settimana a Monza in F3 – pare essere stato decisivo. MotorBox ha incontrato il presidente Fia insieme a un ristretto gruppo di giornalisti nel weekend del Gran Premio d’Italia. Ed è stato proprio il tema della sicurezza e della visione green il cardine della discussione, oltre che dell’intera presidenza del manager francese, in carica al vertice della Federazione ormai da dieci anni (la prima elezione risale al 23 ottobre 2009).

F1 GP Italia 2019, Monza: (da sinistra) Leclerc, Drogba, Todt, Sticchi Damiani, Uboldi e Carey

VIVA HALO Sabato mattina eravamo ancora scossi dalla spettacolarità dell’incidente di Alex Peroni quando Todt ci ha accolti all’interno del suo ufficio nella palazzina dei box, proprio alle spalle del podio sospeso sul rettilineo di Monza. L’occasione era ovviamente quella di presentare anche la campagna sulla sicurezza stradale “3500 vite”, che vede tra i testimonial molti campioni dello sport tra cui Didier Drogba e il fresco vincitore del Gp d’Italia, Charles Leclerc. “Vedete – ha esordito il transalpino ancora in un ottimo italiano – quando abbiamo forzato l’introduzione di Halo, tutti hanno manifestato insoddisfazione per l’estetica, ma oggi è chiaro quanto sia stato utile. Sono stati fatti progressi enormi sulla sicurezza anche se incidenti terribili come quello di Hubert, sul quale stiamo ancora indagando, ci ricordano che l’automobilismo è uno sport pericoloso. È una sveglia per chi dimentica che gli incidenti possono avere conseguenze gravi, anche la morte o la disabilità permanente. Dobbiamo continuare a lavorare, modificare Hans, caschi, circuiti, macchine. Dobbiamo avere la capacità di anticipare ogni possibile incidente futuro, ma anche quella di prendere come esempio quelli già avvenuti”.

SUPERLICENZA Sicurezza vuol dire anche educare i giovani piloti, che spesso guidano in maniera fin troppo spericolata: “Quando sei in una macchina da corsa il tuo approccio non cambia a seconda della consapevolezza o meno di poterti fare male. Un pilota guida per andare quanto più forte possibile ed è così a tutti i livelli del motorsport. Quello che però possiamo fare noi è cercare di rivedere i criteri di accesso alle gare, in modo che solo i migliori possano davvero correre. In F1 ad esempio c’è la Superlicenza Fia, ma non c’è una cosa del genere per le altre categorie. Forse dovremmo rifletterci seriamente…”.

FIA F3, GP Italia 2019, Monza, gara-1. L'incidente di Alex Peroni (Campos Racing)

SVOLTA GREEN Sicurezza ma non solo. Se c’è un’altra cosa per la quale la presidenza Todt sarà ricordata sarà la svolta ecocompatibile che ha mandato in soffitta (anche qui tra mille critiche) i rumorosi motori V8 per dare vita alle power unit ibride o quelle full electric della Formula E. “I piloti – ha proseguito il settantatreenne francese – si sono lamentati così come con Halo. Dicevano che non volevano le power unit, ma l’ibrido e i motori moderni sono assolutamente indispensabili. Le città e i governi stanno vietando il diesel ad esempio, certo noi non possiamo permetterci di utilizzare una produzione non più accettata dalla società. Non facciamo la Formula 1 per un gruppo di tifosi irresponsabili, dobbiamo farla anche per il mondo che ci sta giudicando. E quello che veniva accettato 20 anni fa, nei Paesi moderni adesso non lo è più. Le power unit? Le hanno massacrate all’inizio, ma saremmo stati massacrati ancora di più oggi se la categoria regina del motorsport non avesse anticipato l’introduzione di un propulsore del futuro. Siamo davanti a una rivoluzione, nel nostro piccolo abbiamo avuto una buona visione di quello che stava accadendo”. Nessuno parli, però, di possibile fusione con la Formula E: “Vedo ancora la F1 vivere per tanti anni. La F.E è iniziata bene, si svolge nelle città e con macchine uguali per tutti, mentre qua ci sono già mille polemiche per un pezzo standard. Non vedo alcuna possibilità che le due discipline si possano unire”.

STANDARDIZZAZIONE 2021 Il tempo per finalizzare i regolamenti 2021 sta per scadere e ancora un accordo tra Fia, Liberty Media e scuderie deve essere trovato. Uno dei punti su cui la Federazione batte con maggiore decisione è proprio la riduzione dei costi: “Sono a favore della standardizzazione di alcune componenti. È insano spendere 500 milioni per 21 o 22 gare. Vogliamo la lotta? Allora dobbiamo ridurre il distacco tra piccoli, medi e grandi team. Già il budget cap sarà un bel passo avanti, seppur con una soglia di spesa che è ancora troppo alta. Trovo assurdo che ci siano squadre con più di mille dipendenti per un campionato di F1... Adoro l’automobilismo, ma odio l’ego di chi non vuole fare un passo nella direzione comune. La governance per il momento ci impedisce di fare davvero quello che vorremmo fare e questo è uno dei problemi della F1”. L’obiettivo spettacolo può però essere raggiunto in altri modi: “Parlo spesso con il mio amico regista Luc Besson, gli chiedo di fare un film sulla Formula 1 ma lui mi risponde che ogni gara è già come se fosse un film. Però ci sono gare e film appassionanti, altre meno. Dipende da molti fattori, a volte anche dai circuiti, che sono l’unica variabile che si conosce prima del via. Farei un’indagine per vedere quali sono i circuiti meno adatti alla realizzazione di un bel film”.

F1 2019, il presidente della Fia, Jean Todt

I GIUDICI La chiosa finale è sulle polemiche esplose negli ultimi mesi circa alcune decisioni del collegio dei commissari Fia, con Emanuele Pirro ad esempio bersagliato da critiche (e persino minacce personali) dopo la penalizzazione a Sebastian Vettel nell’ultimo Gran Premio del Canada: “Sul caso specifico non do un giudizio perché non ho conoscenza del processo decisionale dei giudici né degli uomini Ferrari che poi hanno presentato ricorso. In linea generale, direi che sono favorevole alla politica del ‘let them race’ (lasciamoli correre, ndr), ma ci sono limiti a tutto specie perché abbiamo avuto recente dimostrazione di quanto può essere pericoloso questo sport. Avere bravi steward è importante, così come è essenziale il coinvolgimento di un ex pilota nel collegio. L’obiettivo è avere decisioni consistenti, ma è anche vero che un incidente non è mai uguale a un altro. Ogni scelta sarà comunque criticata, non invidio i commissari perché hanno una grande responsabilità e io non sarei in grado di fare il loro lavoro”. Da escludere almeno per il momento però la scelta di un collegio giudicante fisso per tutte le gare: “Nel calcio l’arbitro non è sempre lo stesso e non mi pare che qualcuno si lamenti. Abbiamo quattro o cinque gruppi di steward che si alternano tra di loro. E poi così non c’è il rischio che qualcuno prenda in antipatia un pilota e che le sue decisioni siano sempre sfavorevoli”.


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