Pubblicato il 22/05/20

LE DIFFERENZE COL MAESTRO A fine anno, Sebastian Vettel lascerà la Ferrari da terzo (forse secondo) pilota più vincente nella storia del Cavallino Rampante in F1, ma senza il tanto agognato titolo iridato. Un bilancio dolceamaro che ha portato alla separazione consumata nelle scorse settimane e che impedirà al tedesco, salvo miracoli nella strana stagione 2020, di emulare il suo maestro Michael Schumacher. Quando il Kaiser vinceva titoli a ripetizione con la scuderia di Maranello, a dirigere il team c'era Jean Todt. L'attuale presidente della FIA ha spiegato qual era la chiave dei successi della Ferrari di allora, confrontando la situazione di allora con l'attuale.

BOX UNITO Todt, intervistato da Sky Sports, ha dichiarato: ''Il risultato, buono o cattivo, puoi sempre spiegarlo. Insieme a Michael, con tutto il team della Ferrari, abbiamo avuto così tanto successo perché avevamo una squadra molto forte e unita, che si supportava a vicenda soprattutto nei momenti difficili, oltre che in quelli positivi. È facile stare insieme quando tutto va bene, ma un buon marinaio lo vedi quando il mare è agitato. Quante le acque erano agitate, eravamo tutti sulla stessa barca e penso che ciò sia quello che ha fatto la differenza''.

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PEZZO PREGIATO Vettel si trova ora a uno snodo cruciale della carriera: per lui potrebbero aprirsi le ambite porte della Mercedes, ma potrebbe anche essere costretto a ripiegare su un team di centroclassifica come la Renault oppure optare per prendersi almeno un anno sabbatico, con tutti i rischi del caso. Todt ha sottolineato il valore del quattro volte campione del mondo: ''Sebastian Vettel è uno dei più grandi talenti del motorsport. È stato fatto un annuncio, non guiderà per la sua attuale squadra dopo il 2020. Ci sono molte altre opportunità, possiamo solo augurargli il meglio e sento davvero che chiunque lo prenderà sarà molto fortunato''.

LA LOGICA DIETRO AI MONDIALI Oltre alla compattezza degli uomini della squadra, l'altro aspetto fondamentale per conquistare un titolo mondiale in F1 è ovviamente la monoposto. Todt ha voluto sottolineare questo aspetto, facendo presente come Vettel durante la sua esperienza a Maranello non abbia mai avuto la miglior vettura a disposizione: ''È chiaramente uno dei piloti che con un'auto adeguata può vincere dei campionati. Quando Michael arrivò nel 1996, riuscì solo a vincere tre gare. Questo non perché non fosse motivato, ma semplicemente perché non aveva la macchina che gli permettesse di essere campione del mondo. Lentamente, abbiamo costruito la vettura e creato il team che ha reso tutto possibile, quindi si tratta di una combinazione. Prendete Lewis Hamilton, se non avesse la possibilità di guidare un'auto vincente non potrebbe essere campione del mondo. L'avete visto con Alonso, l'avete visto con Vettel. È una logica''.


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