Autore:
Salvo Sardina

SARANNO FAMOSI Giovani, ricchi e con… istruttori di un certo peso. I figli d’arte sono da sempre un fattore nel motorsport, sia perché cresciuti a pane e miscela, sia perché, già dalle categorie propedeutiche, la passione a due e quattro ruote non ha costi alla portata di tutti. E poi ci sono i geni, che in alcuni casi non mentono affatto: potrebbe essere il caso di Sebastian Montoya, figlio del mitico Juan Pablo, due volte vincitore della 500 Miglia di Indianapolis e storico rivale di Michael Schumacher in F1. Già dal 2018 in orbita Ferrari – benché non ufficialmente parte della Driver Academy del Cavallino – il talentino classe 2005 approda adesso in monoposto grazie all’accordo per disputare insieme al Team Prema il campionato italiano di Formula 4 e alcune tappe di quello tedesco.

David Schumacher e Mick Schumacher a un appuntamento del DTM 2018 al Nurburgring

NON SOLO MONTOYA Mentre il papà continua a divertirsi in pista e anche fuori (vincendo persino le sfide al simulatore contro i professionisti dell’eSport) toccherà dunque a Sebastian il compito di aggiungere trofei alla bacheca di casa Montoya, magari già dal primo anno al volante di una monoposto dopo una carriera di tutto rispetto nei kart. Non sarà il solo, perché un altro rampollo dal cognome pesante seguirà le orme di cotanto padre e soprattutto di cotanto zio: si tratta di David Schumacher, tedesco, classe 2001, figlio di Ralf e nipote di Michael, che nel 2020 sarà impegnato al volante di una Formula 3 del team Charouz dopo lo sfortunato esordio nella categoria lo scorso novembre ad Abu Dhabi. Insieme a lui anche il cuginetto ventenne Mick Schumacher che, sognando la Formula 1, prosegue l’esperienza in F2 (fin qui non esaltante) con Prema sotto le insegne Ferrari Driver Academy.

Nico e Keke Rosberg, protagonisti di una celebrazione nel Gp di Montecarlo 2018

ALTRI CASI Gli Schumacher e i Montoya non sono chiaramente gli unici a tramandarsi la passione per i motori di generazione in generazione. Minori fortune, per il momento, per Eduardo Barrichello, classe 2001 e figlio dell’ex ferrarista Rubens: il giovane brasiliano attivo nelle categorie propedeutiche Usa, correrà per il secondo anno di fila nell’USF2000 dopo aver ottenuto un quindicesimo posto nella passata stagione. Ma, a partire da Gilles e Jacques Villeneuve, passando da Graham e Damon Hill e da Keke e Nico Rosberg – unici casi di padre e figlio entrambi iridati in F1 – gli esempi certo non mancano. Il più eclatante è probabilmente quello di Max Verstappen, vera e propria macchina da guerra generata dall’incontro tra il talento discontinuo e sregolato di papà Jos e la metodica organizzazione di mamma Sophie Kumpen. Per non parlare di Carlos Sainz Jr, vincitore del campionato (ideale) di F1-B tra le monoposto di centro gruppo, mentre il padre, vera e propria leggenda del rally, a quasi 60 anni si è da poco laureato vincitore della Dakar. Nella massima serie troviamo infine anche Kevin Magnussen, figlio di Jan, nel circus con scarsi risultati tra il 95 e il 98 prima di diventare una vera star delle gare endurance. Perché se è vero che alcuni saranno (forse) famosi, altri lo sono già.


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