L’infuocato finale della partita di Coppa Italia tra Juventus e Inter, di scena martedì sera all’Allianz Stadium di Torino, ha inevitabilmente riaperto la polemica per il razzismo negli stadi. Negli ultimi minuti si è infatti scatenata una rissa in campo tra i giocatori delle due squadre, con una parte degli ultras juventini ad apostrofare l’attaccante avversario Romelu Lukaku con buu, cori e insulti razzisti. Una (purtroppo non così insolita) vergogna che si ripete ciclicamente a ogni latitudine del calcio italiano, e che ha spinto anche Lewis Hamilton a intervenire.

LEWIS CONTRO IL RAZZISMO Il campione della Mercedes non ha mai fatto mistero di avere particolarmente a cuore le istanze di chi, per il solo colore della pelle, viene discriminato e spinto ai margini della società. Non solo attraverso messaggi plateali come le esultanze con il pugno sinistro chiuso, l’inginocchiamento durante l’inno nazionale o le t-shirt in supporto al movimento Black Lives Matter dopo la morte di George Floyd. Ma anche interventi attivi attraverso la sua fondazione Mission44, che investe per l’istruzione e per facilitare l’ingresso nel motorsport di ragazze e ragazzi discriminati o cresciuti in contesti di povertà, disagio ed emarginazione.

LA STORIA INSTAGRAM Hamilton ha ripubblicato nelle stories del suo profilo Instagram da oltre 32 milioni di follower il post di qualche ora prima di Lukaku, ammonito in campo per aver esultato zittendo i tifosi juventini. “La storia si ripete – le parole dell’attaccante belga dell’Inter – perché era successo nel 2019 e adesso di nuovo nel 2023. Spero che questa volta si prendano davvero provvedimenti seri, perché tutti quanti dovrebbero potersi godere questo gioco fantastico. Grazie a tutti per il supporto, vaffanculo al razzismo”.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.



