Pubblicato il 15/04/20

IL PASTICCIACCIO BRUTTO Un mese fa, a Melbourne, il mondo della F1 ha vissuto alcune delle giornate più surreali della sua storia. Mentre nel mondo si faceva sempre più grande l'apprensione per la diffusione del coronavirus al di fuori della Cina, con l'Italia già in lockdown e diversi casi anche in altre nazioni - tra cui la stessa Australia - l'intero carrozzone del Circus si è trasferito all'Albert Park convinto di disputare il primo appuntamento in calendario. La giornata del giovedì si è svolta regolarmente, con i piloti che non hanno nascosto la loro preoccupazione e i primi tifosi pericolosamente ammassati per vedere da vicino, ma non troppo, i loro idoli. Poi, con la notizia della positività di un meccanico della McLaren, la situazione è precipitata.

F1 GP Australia 2020, Melbourne: il box McLaren serrato dopo il ritiro del team

KIMI PIU' DECISO DEI VERTICI DELLA F1 Il team di Woking ha comunicato il suo ritiro dal gran premio e da lì è nato un lungo tiramolla tra le altre squadre, con una parte che voleva proseguire e un'altra che voleva sospendere tutto per evitare altri contagi. Dopo infinite discussioni, solo pochi minuti prima della prima sessione di prove libere del 2020 è arrivata la conferma ufficiale dell'annullamento del GP Australia. Negli stessi istanti, era circolata la voce che due dei piloti più esperti avevano già lasciato Melbourne per fare ritorno a casa: stiamo parlando di Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel, entrambi padri di famiglia. Il finlandese è tornato su quelle giornate in un'intervista rilasciata al magazine francese Auto Hebdo: ''Non avremmo dovuto andare, ma non è stata una nostra decisione. Noi piloti seguiamo ciò che decidono la FIA e la F1. Se c'è una gara, andiamo. Anche in quella fase avanzata, sarebbe stato meglio annullare piuttosto che far correre dei rischi allo staff e agli spettatori''.

ESITO PREVEDIBILE Raikkonen ha poi aggiunto: ''Era più che probabile che si verificasse un simile scenario (ossia la cancellazione della gara, ndr). Senza dubbio si sarebbe potuto prendere prima quella decisione. Tutte le persone del paddock, e sono molte persone, viaggiavano dall'Europa e c'erano buone probabilità che qualcuno venisse infettato in aeroporto, in aereo o altrove. È quello che è successo''.


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