Pubblicato il 30/07/20

SCHIERAMENTO DIVISO Le manifestazioni a favore del movimento Black Lives Matter creano tensioni tra i piloti di F1. Dopo l'esordio nel GP Austria, la maggior parte di loro ha continuato a inginocchiarsi al momento dell'inno anche nei GP Stiria e Ungheria, seppur sempre con delle eccezioni. Tra queste ci sono Charles Leclerc, Max Verstappen e Danil Kvyat, i quali hanno spiegato le motivazioni che li spingono a non mettersi in ginocchio. Le polemiche hanno però travolto un altro protagonista del Circus, Romain Grosjean. Il franco svizzero è direttore della GPDA, il sindacato dei piloti, e in Ungheria aveva suggerito di porre fine a questa manifestazione contro il razzismo che nel corso delle settimane stava perdendo valore, venendo inquadrata sempre meno dalle telecamere.

IL CHIARIMENTO Il francese è stato accusato di razzismo sui social e ha ricevuto le critiche di Sebastian Vettel e Lewis Hamilton, il quale ha dichiarato che Grosjean è tra i piloti per i quali era sufficiente inginocchiarsi in una gara. Il portacolori della Haas ha però spiegato di aver agito per conto di quei piloti che hanno sollevato delle preoccupazioni riguardo il proseguimento di questo gesto, non condiviso da tutti. Nella conferenza stampa del giovedì a Silverstone, Grosjean ha spiegato di essersi chiarito con Hamilton: ''Sì, ho parlato con Lewis, abbiamo effettivamente avuto una telefonata di 45 minuti martedì dopo la gara. Ho detto a Lewis: 'Guarda, forse ho fatto male, ma sentivo che, essendo uno dei direttori ed essendoci già Sebastian che stava spingendo nella direzione del proseguimento, l'approccio fosse giusto. Stavo parlando per i piloti che non erano felici di continuare, esprimevo la loro voce come direttore della GPDA'. Ora, a pensarci, è stata probabilmente la cosa sbagliata da fare. Lewis aveva delle buone argomentazioni, ne avevo anche io alcune, ma penso che sia stata la cosa sbagliata da fare''.

F1, GP Gran Bretagna 2020: Romain Grosjean (Haas) in conferenza stampa

CONFRONTO CON I VERTICI DELLA F1 Come risultato di questo confronto, Grosjean e il boss della GPDA Alex Wurz hanno avuto una teleconferenza con Jean Todt, presidente della FIA, e Chase Carey, CEO della F1, per rilanciare le iniziative di sostegno alla lotta al razzismo. Si tornerà dunque all'organizzazione del gesto già vista prima del GP Austria e la procedura sarà aggiunta formalmente al programma pre-gara. I piloti resterranno ovviamente liberi di scegliere se inginocchiarsi o meno.

KIMI SECCATO Nel giovedì del GP Gran Bretagna, altri piloti sono stati interrogati sulla questione. Tra questi anche Kimi Raikkonen, uno di quelli che non si inginocchiano, il quale ha risposto in maniera seccata all'ennesima domanda sull'argomento: ''Perché dobbiamo giustificare la nostra scelta ogni volta?''. Il pilota dell'Alfa Romeo ha poi ribadito che tutti sono contro il razzismo e che comprende le motivazioni di Hamilton, ma che è lo sport il motivo principale della loro presenza in circuito.


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