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Salvo Sardina

70 ANNI Vasco Rossi si riferiva certo ad altri, quando scriveva la sua celebre “Vita Spericolata”. Ma è chiaro come una delle canzoni più famose della musica italiana possa calzare a pennello su Niki Lauda: un campionissimo della Formula 1, vincitore di tre titoli mondiali, padre di cinque figli, protagonista di una “vita esagerata” al punto da sfidare più e più volte la morte uscendone sempre trionfatore. Una leggenda vivente che oggi compie 70 anni.

PRIMI PASSI L’austriaco nasce a Vienna il 22 febbraio 1949 e debutta in F1 a 22 anni dopo le prime, difficili, apparizioni in Formula 2. Con la March corre nelle stagioni 1971 e 1972, ma la scarsissima competitività lo spinge a siglare per l’anno successivo un oneroso contratto con la Brm da pilota pagante. È l’inizio di una carriera vincente: nel ’74 passa alla Ferrari sponsorizzato dall’ex compagno Clay Regazzoni, e nel ’75 porta a casa il suo primo titolo mondiale con il Cavallino.

IL ROGO DEL NURBURGRING Oltre alle vittorie, sono le clamorose sconfitte a lanciare l’uomo Niki nel gotha dell’automobilismo: il 1976 lo vede protagonista di un duello entusiasmante – raccontato anche da Hollywood con il celebrato “Rush” di Ron Howard – con il pilota McLaren, James Hunt. L’austriaco è in testa alla classifica piloti quando, il 1° agosto, durante il Gp di Germania sul temuto tracciato del Nurburgring Nordschleife, Lauda finisce contro le barriere prima di essere completamente avvolto dalle fiamme: sono i primissimi tempestivi soccorsi, prestati da alcuni piloti come Arturo Merzario, a salvargli la vita.

42 GIORNI DOPO È la prima volta che Niki sfida così da vicino la morte, ma la sua proverbiale forza di volontà lo riporta al volante della Ferrari già 42 giorni dopo a Monza nonostante le ferite ancora fresche sul volto. Le condizioni fisiche precarie non gli impediscono di portare la 312 T2 al quarto posto. La resa dei conti con Hunt si consuma in Giappone, sotto la pioggia torrenziale del Fuji: Lauda deciderà di ritirarsi tra le polemiche per una gara che secondo molti andava rinviata, mentre il rivale entrerà nell’Olimpo dei campioni del mondo ottenendo il titolo con un solo punto di vantaggio sul ferrarista.

ALTRI DUE TITOLI La seconda corona d’alloro sarà rinviata solo di un anno. Nel 1977 il dominio di Niki è evidente, al punto che l’austriaco potrà persino permettersi di non correre le ultime due gare dopo la definitiva rottura del rapporto con Enzo Ferrari. La successiva esperienza in Brabham non sarà vincente e, a fine '79, Lauda annuncerà il clamoroso ritiro dalla F1. Tre anni dopo, il ripensamento: l’austriaco firmerà con la McLaren nel 1982, tornando a vincere il titolo mondiale nel 1984, a 35 anni, nella penultima stagione in Formula 1.

IL (NUOVO) RITORNO DELLA FENICE Diventato anche imprenditore nel settore dei trasporti aerei, Lauda non è comunque mai riuscito a passare molto tempo lontano dal circus. Dapprima impegnato come consulente Ferrari, Niki è poi stato team principal della fallimentare Jaguar fino al suo ruolo di presidente non esecutivo del team Mercedes Amg F1, al fianco del connazionale e amico Toto Wolff. Nel 2018 la nuova sfida contro la morte: una brutta polmonite contratta in estate ha costretto i medici dell’ospedale di Vienna a optare per il trapianto di polmone. La lunga convalescenza, non priva di ricadute, potrebbe presto terminare. Pur dovendo saltare (almeno per adesso) le lunghe trasferte transoceaniche, il tre volte iridato punta a tornare ai box già nei prossimi Gp europei. A settant’anni, la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri è pronta a volare ancora.


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