Sette titoli iridati di Formula 1, 100 GP vinti e svariati record apparentemente imbattibili fatti fuori come se niente fosse. Lewis Hamilton è indubitabilmente la più grande star della F1 di questo momento, ma l’apprezzamento nei suoi confronti non sembra unanime. Da un lato, se contro il campione della Mercedes si schierano comprensibilmente i tifosi degli avversari storici, che quest’anno sostengono lo “sfidante” Max Verstappen, dall’altro l’inglese si è trovato a fronteggiare anche il “fuoco amico” di alcuni suoi connazionali. A guidare la crociata contro il trentaseienne cresciuto nei sobborghi di Londra, ultimamente, sembra esserci Jeremy Clarkson, giornalista dell’auto divenuto celebre per la propria conduzione – insieme agli amici e colleghi James May e Richard Hammond – del mitico show della BBC “Top Gear”, prima di passare ad Amazon Prime Video con l’analogo “The Grand Tour”.
ANTIPATIE SOCIAL Già in passato, il sessantunenne non aveva mancato diesternare via social la propria antipatia nei confronti del pilota Mercedes, twittando dopo il GP Ungheria – concluso alle spalle dell’Alpine di Esteban Ocon – che, per l’atteggiamento mostrato durante la gara, Hamilton avesse “bisogno di una sculacciata”. Alle critiche di qualche settimana fa, si aggiungono quelle scritte nei giorni scorsi in un editoriale sul tabloid inglese The Sun. Nel mirino, stavolta, non c’è però il comportamento in macchina del sette volte iridato, ma le sue battaglie contro il razzismo e a favore della tutela ambientale. Un tema, quest’ultimo, sul quale lo stesso Clarkson era in passato già scivolato,scontrandosi con l’attivista Greta Thunberg.

CLARKSON ALL’ATTACCO “Quando ha iniziato a correre – spiega Jeremy Clarkson sulla sua colonna sul The Sun – era brillante e talentuoso, tutti quanti lo amavano. Poi, invece, ha deciso di essere più politicamente corretto di un’associazione studentesca. Dopo l’uccisione di George Floyd, ha fatto dipingere le Mercedes di nero. Continua a parlare di quanto adesso stia attento alle tematiche green solo perché ha venduto il suo jet privato, e pretende che tutti quanti diventino vegani come lui. Forse tutto ciò può funzionare sui social media ma, nel mondo reale, dove la gente vive, non funziona affatto. Gli ambientalisti usano Lewis come un portavoce, pensano forse che ci convertirà tutti. Al contrario, quello che la gente vorrebbe è solo tirargli qualcosa addosso. Ogni weekend di gara, Hamilton scende dalla sua macchina e ringrazia il pubblico, ma lo fa solo perché spera che, da casa, non si sentano i fischi contro di lui”.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.




