Autore:
Simone Valtieri

PAGELLE DI METÀ STAGIONE La lunga pausa estiva ci dà la possibilità di analizzare quanto accaduto fino al Gran Premio d’Ungheria. In attesa che dalla prossima settimana il circo della Formula 1 riapra i battenti, è dunque giunto il momento di dare i voti alla prima parte di stagione 2019. La scorsa settimana vi abbiamo offerto i nostri giudizi sui piloti, ora apriamo la discussione sulla prima metà di campionato dei dieci team iscritti al mondiale. Ecco le nostre pagelle di metà stagione 2019.

MERCEDES I test di Barcellona avevano illuso tutti che questo potesse essere un campionato a tinte rosse, o quantomeno rosso-argentee. Invece sin da Melbourne i campioni in carica della Mercedes hanno spinto sull'acceleratore, salutando la concorrenza con l'aiuto di un ottimo (almeno all'inizio) Valtteri Bottas e del solito granitico Lewis Hamilton. Cinque doppiette nelle prime cinque gare, otto vittorie consecutive e un piccolo aiuto dagli avversari, come in Bahrain e a Baku, dove la vittoria è arrivata più per demeriti altrui. Nel complesso sono 10 le affermazioni nelle prime 12 gare, con un paio di passi falsi in Austria (le alte temperature sembrano essere l'unico punto debole della corazzata tedesca) e Germania (in una gara caotica per tutti a causa del meteo avverso). I punti in più rispetto alla passata stagione sono ben 93 e il titolo mondiale, quantomeno quello costruttori, sembra già in bacheca. Che voto dare a un team del genere? 9,5. Per la perfezione c'è sempre tempo. VOTO 9,5

FERRARI Per restare sui punti: quelli conquistati quest'anno dalla Ferrari sono 47 in meno rispetto al 2018, eppure lo scorso anno a Maranello inseguivano la Mercedes a soli 10 punti, oggi sono addirittura 150 le lunghezze che separano il team di Sebastian Vettel e Charles Leclerc dalla vetta, con la Red Bull che ha già messo la freccia per il sorpasso in vista della seconda parte di campionato tradizionalmente più favorevole alla monoposto di Milton Keynes. In termini di prestazioni pura la SF90 è una macchina veloce, ma ha due grossi talloni d'Achille: le gomme (spesso si è brancolato nel buio per farle funzionare) e la carenza di carico aerodinamico. Sulle curve lente la monoposto rossa è nettamente la terza forza, staccata da Mercedes e Red Bull, sui rettilinei la prima grazie alla potenza sprigionata del suo motore termico, ma proverbialmente, si sà, in Formula 1 si vince in curva, e su alcuni tracciati (Melbourne, Barcellona, Le Castellet, Hungaroring) questo punto debole si è palesato in tutta la sua forza. Va aggiunto che l'affidabilità non è sempre stata impeccabile, tra gara (Leclerc ha perso la vittoria in Bahrain per un calo di potenza al motore) e qualifica (Hockenheim vi dice niente?). C'è infine da sottolineare un ulteriore aspetto negativo, e riguarda le strategie al muretto: errori micro e macroscopici hanno condito i primi 12 GP dell'anno e hanno privato i piloti di una manciata di punti che avrebbero fatto comodo in classifica. Dopo la pausa ci saranno Spa e Monza, due piste potenzialmente favorevoli alla rossa. Non dovessero arrivare risultati lì, il voto di metà anno potrebbe persino peggiorare a fine quadrimestre. VOTO 5

RED BULL L'avvio dell'anno è sembrato un remake delle ultime due stagioni in termini di competitività (terza forza designata, nonostante il buon GP inaugurale in Australia chiuso con un podio), con una sola piccola differenza: stavolta c'era l'incognita Honda, dopo oltre un decennio di amore-odio con la Renault. Ebbene, i giapponesi hanno risposto alla grande, dimenticandosi di botto (o forse facendo tesoro) degli anni passati a raccogliere insulti in McLaren, arrivando a produrre una Power Unit affidabile e, guarda un po', anche potente. Aggiungiamoci un Max Verstappen in versione spaziale, al punto tale da compensare il quasi assente Pierre Gasly (Non a caso retrocesso da Marko in Toro Rosso in vista della ripresa del Mondiale la prossima settimana) e il campionato Red Bull è stato rimesso sui giusti binari entro un paio di Gran Premi, tanto che non è inverosimile vedere in proiezione l'olandese al secondo posto iridato. Tornando a parlare del team però, la monoposto paga ancora un gap sul giro secco e in qualifica dai diretti rivali, ma in gara sembra aver già superato la Ferrari (grazie al modo gentile con cui la RB15 tratta i pneumatici Pirelli) e avvicinato la Mercedes. Inoltre il muretto Red Bull è stato sul pezzo in termini strategici per tutta la stagione, e i ragazzi del pit-stop non la smettono più di infrangere record (1,88 secondi in Germania per il cambio gomme di Gasly!). Il voto per il team austriaco non può essere che ottimo, in attesa di conferme nella seconda parte della stagione. VOTO 8

MCLAREN Chissà come sarebbero oggi i valori del mondiale se la McLaren non avesse scambiato i motori con la Red Bull, e avesse mantenuto quello Honda al posto del Renault. Non perdete troppo tempo a pensarci, probabilmente i valori in campo sarebbero stati simili, in quanto l'exlploit Honda è derivato anche dall'extra lavoro fatto con la nuova scuderia dettato, da un lato dal desiderio di rivalsa del fallimentare quadriennio passato e dall'altro dal diverso metodo di lavoro integrato che si è soliti intraprendere a Milton Keynes. Eppure la McLaren, con un motore Renault che sembra essere scivolato in quarta piazza in termini di potenza e affidabilità, sta facendo cose egregie. Il quarto posto in classifica, le sempre più costanti incursioni dei due piloti (il concreto Sainz e l'arrembante Norris) nelle zone alte delle classifiche di qualifiche e gare, e il grosso passo in avanti rispetto alla passata stagione, valgono agli uomini arancioni uno splendido giudizio. VOTO 7,5

TORO ROSSO Lo scorso anno erano ottavi in classifica a questo punto del camino, quest'anno sono quinti davanti a un team costruttore. Il merito va equipartito tra tutti: bravi entrambi i piloti, il rinato Kvyat e il sorprendente Albon (che si è meritato la promozione in Red Bull al posto di Gasly) a cogliere ogni occasione e offrire un livello di performance sempre costante; bravi dal team di progettazione a costruire una monoposto che a metà classifica può duellare con tutti e che soprattutto sulle piste lente può fare molto bene; bravissimi dal muretto a dirigere la giovane coppia e a scegliere anche le strategie giuste, che hanno fruttato il podio di Daniil Kvyat ad Hockenheim. VOTO 7

RENAULT Ahi ahi ahi. Dopo la Ferrari, ecco la seconda delusione di questa prima metà di Mondiale. I francesi partivano con ambizioni da podio e dopo 12 gare sono andati in vacanza con miseri 39 punti e poche note positive a referto. L'approdo di Daniel Ricciardo non è bastato a far fare quel balzo di prestazioni a un team che ha ancora troppe vulnerabilità e nessun vero punto forte. O forse uno: i due piloti, che si sono espressi su livelli quasi identici, e conoscendo il valore intrinseco dell'uno e dell'altro, questo rende ancora più evidente una sola cosa: non sono loro il problema, ma la R.S. 19. VOTO 4

ALFA ROMEO Il boost dato dall'approdo di Alfa Romeo in Sauber (in termini economici e di immagine) c'è stato, ma forse ha inciso meno di quanto ci si sarebbe aspettato. Il rivitalizzato Raikkonen ha portato quasi tutto il fieno in cascina al team elvetico, visto il solo punticino raccolto da uno sfortunato, e a tratti deludente, Antonio Giovinazzi. La monoposto è sembrata competitiva soprattuto in qualifica, evidenziando qualche punto debole in gara. Va detto però che il settimo posto in classifica è dovuto alla penalizzazione subita in Germania per una leggerezza nel settaggio del sistema di partenza, altrimenti il quinto posto avrebbe dato tutt'altro lustro alla prima parte di stagione del team Alfa Romeo Racing. VOTO 6

RACING POINT La Racing Point oltre al nome sembra aver perso il tocco magico che possedeva nelle passate stagioni, quando la Force India era riuscita a mettere in scacco più volte tutte le altre realtà, eccezion fatta per i top team, con il misero budget a disposizione. La monoposto rosa sembra invece una lontana parente delle progenitrici: pesa lo stesso budget limitato e un motore Mercedes che non fa più la differenza come in passato. Il quarto posto di Stroll in Germania è stato più episodico che strutturale. VOTO 5

HAAS Un bocciatura netta per la scuderia americana dopo 12 GP su 21 e sarà anche dura ripartire. Il grossissimo problema della Haas è che proprio non va d'accordo con le mescole portate dalla Pirelli questa stagione, e se in qualifica riesce tante volte a metterci una pezza con un buon telaio spinto da un ottimo motore, in gara retrocede nelle prestazioni a livello quasi di quelle espresse del fanalino di coda Williams. Da aggiungere che i piloti non ci hanno messo molto del loro per tranquilizzare il team principal Steiner, visti i continui screzi in pista. Serve una svolta, o si rischia il naufragio. VOTO 4

WILLIAMS Il naufragio invece qui c'è già stato e non sembrano esservi possibilità di riemergere. Il team è in disarmo e l'auto fornisce prestazioni da "Formula uno e mezzo", una categoria a metà tra la Formula 1 e la Formula 2, in cui corrono i soli Kubica e Russell. Sono loro l'unica nota positiva di questa stagione, Robert che fa miracoli con i mezzi fisici limitati di cui dispone, e il giovane George che ha mostrato, quando ha potuto, le doti del campione già intraviste per tutta la stagione 2018 nella serie cadetta. Il tutto nell'anno in cui si sarebbero dovuti festeggiare con tutt'altro tenore i 50 anni in pista di Sir Frank Williams. Che fine farà questo glorioso team? Ce lo domandiamo anche noi. VOTO 2


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