Autore:
Matteo Larini

SI TORNA AD HOCKENHEIM Tra meno di una settimana, i motori torneranno a ruggire all’Hockenheimring, dove circa un anno fa Lewis Hamilton vinse una corsa servitagli su un piatto d’argento da Sebastian Vettel, protagonista di un errore che spinse la sua Ferrari a muro in condizioni di pista precarie. Se nel 2018 la vittoria fu però una questione di fortuna più che di reali meriti, quest’anno il britannico potrebbe tornare davanti a tutti grazie alla velocità della sua W10 ed alla forza dimostrata negli ultimi 5 GP, in cui ha all’attivo ben quattro vittorie e un quinto posto come peggior risultato.

CRISI SEB Chi, invece, sembra molto più in difficoltà è il tedesco Vettel, caduto in una spirale negativa proprio a partire dallo sfortunato Gran Premio di Germania dello scorso anno. Da allora, Sebastian è sembrato sempre più vittima di sé stesso, tanto da inanellare una serie di errori incomprensibili, attesi forse più da un rookie poco talentuoso piuttosto che da un quattro volte campione del mondo che, nel periodo 2010-2013, era sembrato veramente imbattibile.

UNDER PRESSURE E invece, da quello sfortunato 22 luglio 2018, Vettel combina un guaio praticamente in tutte le domeniche: l’ultima sbavatura è stata il tentativo di controsorpasso ai danni di Max Verstappen a Silverstone, culminato in un tamponamento in cui il ferrarista ha avuto la peggio, concludendo il Gran Premio in sedicesima posizione. Ciò che inquieta maggiormente non sono tanto gli errori del tedesco, quanto il contesto in cui avvengono: ogni volta che il pilota di Heppenheim si trova sotto pressione, infatti, sbaglia, gettando alle ortiche punti preziosi per il suo campionato e per la Ferrari, un po’ come avvenuto in Canada, dove la penalità che lo ha privato di una vittoria conquistata sul campo è stata una diretta conseguenza della sua uscita di pista.

TALENTO Le ragioni delle difficoltà, ovviamente, le conosce solo il diretto interessato, anche se è indubbio che il talento c’è, perché anche in Gran Bretagna, prima del fattaccio con Verstappen, Vettel aveva mostrato una visione di gara invidiabile, scegliendo di restare in pista per allungare il primo stint nonostante la chiamata del box: una scelta che, complici le circostanze, lo aveva spinto fino al terzo posto, occupato fino ad allora da un tenace Charles Leclerc.

ATTENTI A LECLERC Già, Charles. Croce e delizia di questa Ferrari targata Binotto che, anche solo per giustificare l’enorme differenza di stipendio tra i due, lo ha relegato al ruolo di scudiero in questa prima parte della stagione nonostante, più di una volta, avesse dato l’impressione di essere veloce come e più del caposquadra. Con la pacatezza e la professionalità che lo contraddistinguono, però, il giovane monegasco ha fatto la formica, accettando le decisioni del team mentre aggiungeva punti preziosi per la sua classifica, che oggi lo vede a soltanto tre punti dal blasonato compagno. Con la consapevolezza che, senza le sciagure del Bahrain, oggi sarebbe a +7 pur avendo avuto le strategie peggiori in buona parte dei Gran Premi sin qui disputati.

PROBLEM-SOLVING È innegabile che i gradi di capitano Charles li sta conquistando in pista, grazie alla grande velocità ma anche alla capacità di lavorare e porre rimedio ai propri punti deboli in breve tempo. Una diretta testimonianza di quest’abilità si è avuta nelle prime qualifiche dell'anno, in cui il ventunenne non riusciva a migliorarsi nel corso delle sessioni. Una volta identificato il problema, Leclerc lo ha velocemente risolto, come dimostrano la pole dell’Austria e il terzo posto (in scia alle Mercedes, mentre Vettel faticava in sesta posizione) di Silverstone, dove ha poi sfoggiato tutta la sua bravura in gara nel duello mozzafiato con Verstappen e nell’ardito sorpasso su Gasly.

RECUPERIAMO SEB La Ferrari, però, deve recuperare Vettel. Anche se è chiaro che il futuro è targato Leclerc, va trovato un modo per rendere redditizio un investimento che, al momento, non lo è. E non soltanto per questioni finanziarie, perché Sebastian è davvero innamorato della Rossa, e sarebbe un peccato mandare in fumo la passione che ha per il team di Maranello. Come ha recentemente dichiarato ad Auto Bild il team manager Red Bull Jonathan Wheatley, Vettel deve sentirsi protetto e coccolato, per rendere al meglio. Proprio come avveniva nel quadriennio targato RBR.

RITIRO? Purtroppo però, complice anche una vettura che, per precisa scelta progettuale, genera meno carico all’anteriore – mentre lui gradisce che sia preciso al pari del retrotreno, ‘alleggerito’ con gli ultimi aggiornamenti per riequilibrare l’asse frontale – Vettel è in difficoltà, e non riesce a fare la differenza sul ben meno esperto Charles. Ciliegina sulla torta, Leclerc è riuscito a conquistare l’affetto dei tifosi in poche gare con le sue prodezze al volante. E questo, molto probabilmente, ha minato ancora di più il già fragile equilibrio di Sebastian, che non può più commettere errori. Ora è giunto il momento di produrre risultati, in mancanza dei quali, forse, l’opzione ritiro - paventata più volte e sempre smentita - potrebbe davvero essere quella giusta: Ferrari non può permettersi, per storia e per blasone, un primo pilota che rende meno del secondo designato.


TAGS: ferrari red bull sebastian vettel red bull racing f1 Charles Leclerc mattia binotto f1 2019 SF90 ritiro