Pubblicato il 05/08/20

SOGNI DI GLORIA Il sogno è lo stesso di ogni altro pilota di spessore che ha raggiunto Maranello negli anni che hanno seguito l'epopea di Michael Schumacher: forse per indole, non ha mai parlato di ciclo vincente Kimi Raikkonen, l'unico a riuscire nell'impresa di vincere un titolo mondiale con la Ferrari dopo il tedesco, ma ne hanno parlato sia Fernando Alonso che Sebastian Vettel, e sappiamo bene com'è andata. Oggi, in un'intervista a tutto tondo pubblicata su La Gazzetta dello Sport, Charles Leclerc si è raccontato a Walter Veltroni, ex politico oggi regista e scrittore, parlando, tra l'altro, dei suoi progetti futuri con la rossa di Maranello.

CICLO VINCENTE ''Dare un tempo esatto è molto difficile, adesso è un momento assai complesso per la Scuderia, dunque ci vorrà abbastanza tempo'' - ha spiegato sul tema Leclerc - ''Quanto non lo so, però credo che nel 2022 ci sarà un rilevante cambiamento di regole e quella sarà una grandissima opportunità per cambiare le cose. E noi dobbiamo lavorare per cambiarle e aprire un nuovo ciclo di successi Ferrari. Attualmente non c'è una sola persona in Ferrari contenta della situazione, però tutti si stanno facendo il mazzo per recuperare questo distacco. Siamo tristi e vorremmo che all'esterno si avvertisse che stiamo lavorando per migliorare''. 

F1, GP Gran Bretagna 2020: Charles Leclerc (Ferrari)

STAGIONE COMPLICATA Difficile farlo però in uno sport in cui a contare non sono solamente le abilità del pilota, ma quanto conta la macchina e quanto il pilota in percentuale? ''Sessantacinque e trentacinque'' - la risposta del monegasco - ''Ora sono molto importanti squadra e macchina, poi certo il pilota è quello che fa la differenza, che alla fine in pista può raccogliere più o meno punti, ma per definire in quale fascia di classifica la macchina si colloca il pilota non può fare più di tanto''. Soprattutto quest'anno, che la Ferrari ha tanti problemi ''Difficile puntare su una sola cosa, è un problema generale''.

Ferrari, la SF1000 di Charles Leclerc varca i cancelli dello stabilimento storico di Maranello

UN AMICO PER SEMPRE Charles ha parlato molto della sua infanzia e della giovinezza nelle serie minori, e un nome è quello ricorrente: Jules Bianchi: ''Una volta mi portò a Maranello, doveva passare alla Ferrari Driver Academy. Avevamo parcheggiato la macchina ma al cancello lui passò e io fui fermato. Mi disse: lavora e forse un giorno ti faranno passare. Il giorno è arrivato. Lui mi ha aiutato molto, nel 2010 mio padre non poteva sopportare i costi del kart e parlòcon Nicolas Todt (il suo manager) che ha deciso di sostenermi. Quando è morto è stato veramente difficile, quella mattina (quella dell'incidente al GP del Giappone, Jules morì 9 mesi dopo in ospedale n.d.r.) gareggiavo e quando ho finito mio padre non voleva farmi vedere la gara. Noi due avevamo una connessione forte, separarmi da lui è stato difficile, terribilmente difficile''.

NON MI INGINOCCHIO Infine Charles ha spiegato chiaramente la sua posizione sulla vicenda razzismo che tante polemiche ha sollevato nelle scorse settimane, soprattutto in relazione ai piloti che hanno scelto di non inginocchiarsi: ''Io sono contro il razzismo, lo combatto e sono molto contento che la Formula 1 usi la sua piattaforma per far vedere al mondo quale è la strada giusta e cosa dobbiamo fare tutti nella vita: trattare tutti come si deve, senza pregiudizi per il colore della pelle. Ma quel gesto non volevo farlo anche perché a molte proteste che ci sono state in tutto il mondo si sono associati casi di violenza e io non accetto mai nessuna forma di violenza. Non mi piace neanche che una protesta civile venga utilizzata dalla politica. Ho indossato la maglietta e mi sono shierato. Ma è quella la causa: combattere il razzismo, non altro. Per essere chiaro penso che proprio la discriminazione razziale sia il principale problema del mondo in questo momento. Conoscere nel 2020 situazioni di razzismo è semplicemente assurdo''.


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