Mattia Binotto è tornato a presenziare a un evento pubblico, il primo dopo ledimissioni da team principal della Ferrariche sono diventate effettive dal 1° gennaio 2023. L’ingegnere reggiano è stato infatti ospite al Panathlon Club di Parma, insieme alla leggenda Giampaolo Dallara e ad Aldo Costa, suo ex collega in Ferrari prima di essere uno degli artefici dei successi da record della Mercedes. L’intervento di Binotto si è concentrato soprattutto sul racconto di alcuni aneddoti legati a Michael Schumacher, ma non è mancato neppure un breve spunto sullaSF-23, la nuova rossapresentata sulla pista di Fiorano nella giornata di martedì.

LAVORO DI GRUPPO “La Ferrari SF-23? Non è la mia macchina – ha spiegato l’ex numero uno del Cavallino – ma il lavoro di un gruppo completo. È stata progettata l’anno scorso quando c’ero anche io, ma non è la macchina di Binotto, è la macchina della Ferrari”. L’ingegnere ha poi parlato anche di quanto un pilota possa incidere sui successi di una squadra: “Di sicuro è necessario avere l’auto migliore, perché il pilota fa la differenza solo per gli ultimi due decimi in pista. Poi, certo, fa la differenza per talento, capacità di guida e anche per il carisma, che spinge tutto il team a migliorarsi”.

RICORDANDO SCHUMI Il fulcro del ragionamento di Binotto è però stato il ricordo di Schumacher, al fianco del quale l’ingegnere italiano ha lavorato sin dai primi giorni a Maranello da giovane stagista: “Michael è stato straordinario per quello che ha vinto e per cosa ha dimostrato di essere, ma anche come persona, carisma e capacità di leadership. Credo che la mentalità che abbiamo acquisito all’epoca in cui lavoravamo con lui è quella che ci siamo poi portati nelle esperienze successive”.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.



