Autore:
Salvo Sardina

NOSTALGIA CANAGLIA Il mondiale 2019 di Formula 1 non è ancora iniziato, e già la Formula 1 sente la mancanza di Fernando Alonso. La prova? Quando la scorsa settimana il bicampione del mondo ha fatto la sua apparizione nel paddock di Barcellona è stato accolto da star, tra decine di tifosi corsi ad abbracciarlo e l’immancabile nugolo di giornalisti e fotografi pronti a dimenticare i test in corso di svolgimento per immortalare ogni minima sua espressione facciale. La nostalgia, però, è reciproca e lo stesso ex pilota Ferrari non ha mai nascosto che il ritiro dalla F1 potrebbe anche essere soltanto un arrivederci…

PRIMA LE PERFORMANCE Questione, principalmente, di prestazioni. Già perché anche quest’anno la McLaren avrebbe garantito un sedile a Fernando, ma è stato lo stesso asturiano a dire (per adesso) basta. Insomma, meglio puntare alla 500 Miglia di Indianapolis e alla storica Triple Crown del motorsport (composta dalla 24 Ore di Le Mans e dal Gran Premio di Monaco F1 oltre che dalla Indy500) piuttosto che vivacchiare a centro gruppo sgomitando per raccogliere qualche ingresso in top-10. Diversa sarebbe la situazione, invece, se i “servigi” di Alonso fossero richiesti da un team in grado di lottare per la vittoria…

LA F1 È LA F1 Ad ammetterlo è stato lo stesso trentasettenne spagnolo, evidentemente non più così convinto di restare a lungo lontano dal circus: “La Formula 1 ti mancherà sempre, si corre con le vetture più veloci al mondo. Avendo l’opportunità di competere con un team di vertice e di lottare per la vittoria, allora è normale che diresti sempre di sì. Perché la F1 è la F1”.

TESTA A INDIANAPOLIS Alonso dal 2019 è anche brand ambassador per McLaren, oltre che riserva di lusso alle spalle di Lando Norris e Carlos Sainz. Confermato però il programma principale, che prevede la partecipazione alla Indy500 e ai tre restanti appuntamenti del mondiale endurance: “Correrò le ultime gare nel Wec, Le Mans compresa, ma la mia testa è ormai a Indianapolis. Cercherò di vincere quella gara, ma so anche che si tratta del risultato più difficile per ottenere la tripla corona. Io sono cresciuto in Formula 1 e so che, con una buona macchina, puoi vincere il campionato. Anche a Le Mans, con la Toyota, ho avuto un’ottima chance di vincere visto che avevamo la miglior vettura. La Indy500, però, è diversa…”.


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