Autore:
Marco Congiu
Pubblicato il 28/04/2017 ore 10:50

DIFFICILE BARARE A settembre 2017 farà il suo esordio il nuovo test di omologazione WLTP, che prenderà il posto del vecchio ed inadeguato NEDC. Si tratta, in poche parole, del nuovo modo che dovranno rilevare i costruttori di automobili per rilevare i consumi dei loro prodotti. Avete presente quando si leggeva nelle brochure e nelle schede tecniche di automobili capaci di percorrere 100 km con 2 litri di carburante? Bene, con il test WLTP sarà più difficile raggiungere questi valori. Perché? Ve lo spiego qui sotto.

IL NUOVO CHE AVANZA Il test NEDC è davvero anacronistico. Si simulava un percorso breve – della durata di appena 11 minuti – con una velocità media davvero bassa, appena 34 km/h. È ovvio che, in queste condizioni, tantissime auto potevano avere vantaggi di vario tipo. Il WLTP – Worldwide harmonized Light vehicles Test procedure – si impone di ottenere risultati più veritieri grazie ad un esame più serio ed articolato. Per prima cosa, si simuleranno velocità basse, medie, elevate ed autostradali, inserendo in ciascun test frenate, accelerazioni e riprese di vario tipo. Inoltre, i veicoli saranno divisi per classi: categoria 1 i mezzi con un rapporto peso/potenza di 30 CV per tonnellata; categoria 2 i furgoni e gli autobus; categoria 3 i mezzi con un rapporto peso/potenza superiore ai 46 kW per tonnellata.

OBBLIGO PER TUTTI DAL 2019 Il protocollo WLTP entrerà in vigore a partire da settembre 2017, ma i costruttori più solerti potranno iniziare a comunicare i risultati di questo test già dal mese di maggio. Da settembre 2018, poi, tutte le auto nuove in vendita dovranno obbligatoriamente presentare i risultati del test di omologazione con il protocollo WLTP. Settembre 2019, infine, è il termine ultimo entro il quale si potranno vendere modelli in stock privi di questa certificazione.

PROBLEMATICHE EUROPEE In alcuni stati dell’Unione Europea la tassazione sull’auto è applicata in base all’emissione di CO2 nell’aria. Con il ciclo WLTP si ritoccheranno anche questi valori verso l’alto, rendendo necessario rivedere anche la tassazione in alcuni paesi chiave, Francia in testa. 


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