Taxify, l'app di trasporto privato che minaccia lo strapotere Uber
Trasporto privato

Taxify, l'app che minaccia lo strapotere Uber


Avatar di Lorenzo Centenari , il 06/09/17

4 anni fa - Nata in Estonia, è appena entrata nel mercato dei taxi di Londra

Nata 4 anni fa in Estonia, è entrata di prepotenza nel mercato dei taxi di Londra con una flotta di 3.000 veicoli. Uber è ancora lontana. Per ora...

INVASIONE VICHINGA C'era una volta Londra, coi suoi iconici "cabs" a scarrozzare incontrastati turisti e uomini d'affari. Poi arrivò Uber, e il mercato del trasporto individuale subì il primo storico scossone. Oggi tocca a Taxify, scompigliare (o tentare di farlo) il frenetico tran tran londinese. Dopo il gigante di San Francisco, la City si prepara a ricevere l'invasione di un'altra app di taxisti privati, stavolta di stampo nordeuropeo. Nata nel 2013 a Tallinn, in Estonia, su iniziativa di un giovanissimo nerd di nome Markus Villig (all'epoca 19enne), Taxify ha appena rilevato da City Drive Services una flotta di 3.000 veicoli pronti a pendolare da un quartiere all'altro di Londra. E a poco a poco, sottrarre clienti proprio a Uber, che sulle sponde del Tamigi possiede la propria roccaforte oltre Atlantico.

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ATTACCO AL POTERE Competere con Uber ad armi pari, per Taxify e il suo precoce fondatore non sarà un'impresa semplice. L'app californiana si avvale da quelle parti di un parco di 40.000 veicoli e di un bacino di 3 milioni di passeggeri, cifre al momento proibitive per l'alternativa di passaporto baltico. Che nei confronti di Uber sconta anche una diffusione globale ancora assai inferiore, 25 città contro 600. Taxify ha tuttavia dalla sua parte la classica incoscienza giovanile. Quella che ad esempio ha ispirato una politica di prezzi particolarmente aggressiva, e per gli avversari potenzialmente fastidiosa: una singola corsa costerà ai passeggeri il 10% in meno di Uber, ma per tutto settembre le tariffe sono bloccate a una quota del 50%. Capovolgendo la prospettiva, Taxify trattiene agli autisti una commissione del 15%, mentre Uber chiede ai suoi taxisti il 25%. Ultima considerazione: a bordo puoi pagare anche in contanti, formula invece rifiutata dai taxisti Uber. 

BALTIC SILICON VALLEY Insomma, se oggi ancora non c'è partita, nei mesi a venire il derby Uber-Taxify sarà tutto da seguire. E per moltiplicare le proprie chance di espugnare Londra (con la piazza di Parigi che si profila all'orizzonte), Villig ha umilmente chiesto aiuto. E ha scelto DiDi Chuxing, servizio di taxi privati cinese che in patria ha già scalzato Uber dal trono di mobile app più popolare. Non va infine sottovalutata la competenza che l'emergente ICT estone, influenzato dal know-how dei vicini di casa della Finlandia, può nel tempo ancora sprigionare: fa scuola il caso Skype. Arriverà mai anche in Italia, Taxify? Di certo, l'ostilità registrata da Uber a Roma e dintorni non è il miglior biglietto da visita...


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 06/09/2017
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