Pubblicato il 07/05/2018 ore 17:09

TRA IL DIRE E IL FARE Si fa presto a dire riforma. E se invece la realtà smentisse i pronostici? Come da legge di Bilancio 2018, dal prossimo 1° luglio le spese di rifornimento non potranno più essere registrate sulla classica scheda carburante. Affinché i costi sostenuti per benzina e gasolio entrino ancora in deduzione, i titolari di partita Iva dovranno saldare il conto con carte di pagamento. Mentre per gli impianti di distribuzione carburante, scatta a sua volta l'obbligo dell'emissione di fattura elettronica. Facile a dirsi, ma per i diretti interessati trattasi al contrario di una grana bell'e buona.

TIME OUT A lanciare l'allarme sono sia i gestori delle pompe di benzina, sia dal lato opposto le imprese e i professionisti della guida. Tanto Figisc-Confcommercio (Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali) quanto Fnaarc (Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio), per bocca dei rispettivi presidenti Maurizio Micheli e Alberto Petranzan lamentano come "il provvedimento genererà difficoltà operative di enormi proporzioni. Urge una proroga dell'entrata in vigore, almeno fino al 2019". A suffragio della propria tesi, ecco i numeri.

ELETTRO SHOCK Interessando una platea di qualche milione di aziende, a fronte di circa 21.000 stazioni di servizio distribuite sul territorio italiano, l'attività degli impianti subirebbe una congestione mai sperimentata. Ad aggravare il quadro, la concomitanza con l'esodo estivo: se la fattura elettronica mandasse il sistema in tilt, i disagi si ripercuoterebbero anche sugli automobilisti privati. Fnaarc ricorda come quotidianamente, su strade ed autostrade nazionali, si muovano "qualcosa come 250.000 agenti di commercio che percorrono in media 500.000 km all'anno". Per un consumo di carburante, come si può immaginare, assai notevole.

PROBLEMI TECNICI Dal 1° luglio, tutti i punti di rifornimento dovranno quindi adeguarsi e fronteggiare un incremento esponenziale della fatturazione, mentre oggi la prassi interessa esclusivamente alcune specifiche transazioni verso determinati soggetti passivi Iva. Un aggravio, secondo le associazioni di categoria, che oltretutto "non potrà nemmeno beneficiare degli attuali sistemi tecnici di produzione e validazione di ogni singola fattura. Compresi i servizi tecnologici attraverso app, soluzione che richiede tempi difficilmente conciliabili con l'operatività delle stazioni di servizio".

CALMA E SANGUE FREDDO Morale: pur condividendo lo spirito del provvedimento e confermando la collaborazione a una iniziativa volta a contrastare il fenomeno dell'evasione fiscale, gestori e rappresentanti di commercio invocano "una proroga dei termini e propongono una partenza a doppio binario fino a gennaio 2019, così da permettere agli impianti e agli agenti di commercio di prepararsi adeguatamente e gestire al meglio la transizione". Senza gravare in termini di operatività veloce né sulle auto private, né sulle imprese. Per le quali il tempo è denaro. Meglio ancora se in contanti.


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