Pubblicato il 16/01/2018 ore 16:23

ADDIO CARTA CARBURANTE Novità in arrivo per lavoratori autonomi e professionisti sempre in viaggio. Presto, la cara vecchia scheda carburante sarà soltanto uno sbiadito ricordo. Dal 1° luglio, come effetto della legge di Bilancio 2018, per i titolari di partita Iva le spese relative a benzina e gasolio potranno entrare in deduzione solo a fronte di pagamento mediante carte di credito, carte di debito (bancomat) o carte prepagate, oltre che all'emissione di fattura elettronica al momento del rifornimento. Scompare dunque la scheda carburante cartacea.

PAGOBANCOMAT E DEDUCO In pratica, le spese di rifornimento potranno ancora essere saldate in contanti. Ma il pagamento "cash" escluderà l'opportunità di dedurre l'Imposta sul valore aggiunto dal costo sostenuto per benzina e gasolio da autotrazione. Solo ricorrendo a strumenti elettronici, e documentando l'esborso mediante fattura elettronica emessa direttamente dal benzinaio, il titolare di partita Iva potrà ancora chiedere che le proprie spese carburante vengano contabilizzate fiscalmente e dedotte dal reddito. Sempre a patto, ovviamente, che il rifornimento sia connesso all'esercizio della propria professione

FASE TRANSITORIA In realtà, la nuova normativa prevista dalla legge di Bilancio 2018 è già in vigore dal 1° gennaio. Scopo, quello di favorire la tracciabilità di una voce ad alto impatto fiscale come quella delle spese di rifornimento. Fino al 1° luglio 2018, tuttavia, affinché esercenti e professionisti possano dotarsi degli strumenti necessari, la scheda carburante è ancora ammessa. Da quella data in avanti, terminata la fase di progressiva transizione, la carta si potrà invece cestinare una volta per tutte.


TAGS: Carta carburante Carta carburante elettronica Carta carburante cos'è Spese carburante partite Iva Spese carburante legge di bilancio 2018 Spese carburante carta di credito Spese carburante professionisti Spese carburante cosa cambia Spese carburante luglio 2018 Spese carburante fattura elettronica Spese carburante deducibilità