Autore:
Lorenzo Centenari

GRANA EMISSIONI Che la gestione delle emissioni nocive delle proprie vetture sia oggi la spina nel fianco dei Costruttori auto, non è una sorpresa e ogni giorno, o quasi, nuovi altarini vengono in superficie. Ora tocca a Nissan, rispondere di sotterfugi. In patria, il Gruppo ha ammesso di aver manipolato i dati sui consumi e le emissioni di 19 dei propri modelli, tra i quali le popolarissime Note (best seller Nissan in Giappone) e Juke. Per la Casa di Yokohama, quello esploso oggi è il secondo scandalo di "data tampering" in meno di un anno.

FRODI ULTRADECENNALI Qualcuno ricorderà infatti come Nissan, ad ottobre 2017, confessò di aver delegato per decenni l'approvazione finale dei valori dei nuovi modelli ad ispettori non certificati. Causando così nel tempo il richiamo di 1,2 milioni di esemplari, tra quelli venduti sul mercato interno. Tornando all'attualità, il brand made in Japan avrebbe effettuato su base volontaria test a campione sui controlli nella misurazione di emissioni di carburante ed emissioni. Registrando anomalie a ripetizione in numerosi dei suoi stabilimenti.

BRAND REPUTATION Su un totale di circa 2.200 ispezioni, Nissan afferma di aver riscontrato una qualsivoglia forma di imbroglio (velocità del veicolo, temperatura esterna, attrezzatura, etc.) in 1.200 singoli casi e in 6 dei propri siti produttivi. Nessun richiamo sarebbe necessario, in quanto le falsificazioni in oggetto non incidono sulla sicurezza del prodotto. A venire danneggiata è semmai l'immagine del marchio. E a cascata, quella dell'intera industria giapponese dell'automobile, nota per essere particolarmente scrupolosa. Non più?


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