Autore:
Marco Congiu

BELLA DI PAPÀ Lamborghini Urus. Basta il nome per smuovere gli animi dei ragazzi di Sant'Agata Bolognese. Il SuperSUV del Toro ha esordito meno di un anno fa alla Premiere mondiale proprio in Emilia, riuscendo ad accentrare i riflettori del mondo automobilistico come pochi altri modelli della storia recente. Per questo, una semplice prova non era sufficiente. Per capire a fondo un SUV da oltre 2 tonnellate ma capace di oltre 300 km/h di velocità massima, bisogna avvicinarsi per gradi: bisogna parlare con chi l'ha progettato, con chi ha passato notti insonni pensando a quali aspetti modificare per renderla un'autentica figlia del Toro. Per questo motivo, prima di provarla, ho deciso di intervistare Maurizio Reggiani, Chief Technical Offiecer di Lamborghini e papà della Urus.

EVOLUZIONE DELLA SPECIE Qualche anno fa, pensare che Lamborghini avrebbe iniziato a produrre SUV – oltre all'esperimento LM002 – avrebbe fatto tremare le vene ai polsi a molti. Adesso però la storia è cambiata. Ma la domanda che ci si pone è semplice: la Urus può essere considerata una vera Lamborghini? «Assolutamente sì, lo è a tutti gli effetti. Lo è da quando abbiamo definito le specifiche tecniche del progetto. La conditio sine qua non era che avesse un DNA da vera Lamborghini, con handling e chassis control che solo una vera supersportiva può esprimere.»

GLI OSTACOLI Un progetto simile sicuramente avrà portato in dote diversi ostacoli da affrontare. Quali sono stati gli scogli più importanti da aggirare? «Abbiamo trovato una grande novità con cui scontrarci: un baricentro molto alto rispetto alle supersportive, oltre ad una massa importante. La risultante di questi due fattorici ha costretto a pensare ad un centro di controllo del veicolo più sofisticato.»

EFFETTO WOW Una volta saputo con cosa ci si è dovuti scontrare per realizzare un'auto simile, ci può dire quale aspetto si può definire caratterizzante della Lamborghini Urus? «Sicuramente lo chassis control, fattore che ci garantisce di avere una macchina sempre flat. Abbiamo fatto di tutto per togliere l'impuntata d'angolo in fase di frenata ed accelerazione, oltre al rolling. Il risultato è un SUV che si comporta come una supersportiva.»

RACING MODE Sappiamo che Lamborghini ha intenzione di lanciare nel 2020 una serie di competizioni esclusive dedicate alla Urus. Come stanno accogliendo la notizia i potenziali partecipanti? «Stiamo compiendo un salto in un'altra dimensione. Riteniamo che un SuperSUV come la Urus possa avere un'implicazione in un altro tipo di corse legate ai gentleman driver. Un mezzo come questo permette una guida in condizioni di offroad eccezionali e allo stesso tempo di essere flat in pista. Nessun miglior veicolo può fare il mix di queste due caratteristiche meglio della Urus.»

SPECIAL EDITION Da tradizione, Lamborghini ha sempre realizzato versioni speciali votate alla performance estrema delle proprie supercar. Lo abbiamo visto che nella storia recente con Huracan Performante e Aventador SVJ. Una Urus SV non sarebbe da escludere, quindi? «È presto per dirlo. Siamo ancora nella fase di lancio della Urus, le richieste sono elevatissime e stiamo cercando di soddisfare il mercato. Nel futuro, la nostra strategia di derivati rimarrà sempre valida, vedremo come interpretarla.»

I FIGLI CRESCONO Tutti i progetti che si rispettino hanno alle loro spalle sia momenti difficili che momenti capaci di emozionare o di strappare un sorriso. Quale momento curioso ci può raccontare del progetto Urus? «Sicuramente la prima volta che abbiamo portato la macchina a surfare tra le dune. È stato un qualcosa di eccezionale, non credevamo sulla capacità della Urus di riuscire a fare certe cose: si metteva di lato alla duna e andava avanti di acceleratore, giocandoci.»

PENSIERO STUPENDO E allora, visto che si comporta così bene tra le dune, una folle idea chiamata Dakar? «La Urus non è sicuramente il veicolo adatto a una Dakar.»


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